1 gennaio 2015

oh baciami di nuovo nella mia terrena offerta

Opera di Edson Campos

da "Elena" - Takis Sinòpulos
La giovinezza di Elena 

Come sono notturna nell’umbrifera discesa
del mio primo amore. O cielo pieno di nera
pesante uva per la boria della nuova estate!
Dai campi grida un’alba eccezionale. Un’aurora
che spira e semina pallidi sogni. E il mio corpo
in pausa luminosa preda del tempo terreno.
O freschi
baci purissimi nella memoria delle epoche
che vivemmo nel deserto. Voci voci e volti nudi
per tanto tempo persi nel ricordo confusi
con tombe e fuochi. Il segreto celeste dolore
di colui che solo mi ama ed io
che lotto per emergere integra da questa
amara poesia. Solo una cosa
mi serba incorruttibile – la chimera.
Sento il mio sangue come un arcobaleno
ed eccomi di nuovo qui con quell’ invito
che venne a battezzare la mia carne tanto esperta
in una nuova morte. Oh amara
amarissima esistenza mia di angosce regnanti
di tremende lunghissime memorie.
E tu che mi ami incomparabile
oh baciami di nuovo nella mia terrena offerta
oh venera nell’amore la mia nuova giovinezza.

Sali su questi monti inaccessibili e neri di Elena.

Opera di Edson Campos

da "Elena" - Takis Sinòpulos
La voce di Elena

Dove vado senza meta? Quale peccato
s’agita dentro i miei fecondi occhi?
Padre che m’hai generata quale sarà la mia morte?
Davvero esisto
come esistetti un tempo nella mia calda patria
vivendo da sola le immense epoche dei miti
curva bellezza umbrifera? E tu pure
esisti amante effimero che intrecci le tue membra
sotto selve di notte con le mie membra
pallide riconciliate? Tu nostalgico degli astri
che la sorella degli astri ferisci
con rose terrene. Mi parli
mi vesti di strofe e poesie perché sia inaccessibile
ai ponti del tempo. Quali sorgenti
e quali fiumi regnano nel mio sangue?
Il succo di quale fama mi dona quest’ebbrezza
di recitare e di abbracciare la mia morte quotidiana?
Screziata di freschi
baci cammino nell’amore. I miei passi
pesanti risuonano nel crudele abbandono
di questo mondo. Mi sento
come un albero infiammato che sogna
con tutte le radici aperte
alla luce infinita. Oh aiutami
a spogliarmi insieme agli abiti
della mia morte e a riempirti di morte stasera.
Ti accoglieranno le mie muta ginocchia.
Poiché sono fertile ti genererò
e tu dal principio mi genererai.
Ma affonda
nelle mie valli luminose nei porti di Elena.
Sali su questi monti inaccessibili
e neri di Elena.

mi prese la notte mi trascinò

Opera di Edson Campos

 Elena - Takis Sinòpulos

1
Mi prese il sogno e poi la febbre mi prese la notte mi trascinò
verso capezzoli oscuri notti infinite mi trascinarono
verso difficili passaggi nudo
solingo m’appostai
migliaia di volti illuminati migliaia di volti bruciati
la notte meraviglioso fiume della morte – eri là
presente nelle visioni
dei secoli eri là non eri in fuga
verso una patria fantastica tu diafana
tu leggiadra perfetta inconcepibile
tu Elena vivente
con il placido peso del corpo tanto antico
con le tue porpore e i tuoi preziosi -
secche le trombe annunciarono
l’ultimo trionfo.
Patria mia dalle foreste calcaree
terra immensa di rocce di vallate
nudo cielo disabitato metropoli abolita
queste città amarono la morte
gli uccelli limpidi migrarono
mio figlio partì per la guerra
mia figlia si schifò dell’alcol
e adesso balla in sale capovolte
ora nuda ora vestita come Artemide
con l’arco e la faretra.
Elena non c’è più
nel dolore del mondo.
Ce l’hanno detto già i megafoni
una raccolta di lacerazioni
una triste celeste rosa.

2
Fu allora che sgorgasti dal mio aperto
cuore armata
di carni e di luci.
Il mio sangue una tenebra immobile ed ecco.
Tu la succosa primavera.
Io mento tremulo
nella fame nera.
E i miei sogni proruppero – cani e pirati.
E il mio corpo – la polvere.

3
Fianco ombroso di giovane trafitta
foreste di lei sedotta
ma fertile il suo corpo d’amarezza e tradimento.

Onda che, avvolta, torni - Fernando Pessoa

Marina di Pisticci

Onda che, avvolta, torni - Fernando Pessoa

Onda che, avvolta, torni,
breve, al mare che ti portò,
e al recedere ti frastorni
come se il mare non fosse,
perché porti con te
solo la tua cessazione,
e, nel tornare al mare antico,
non porti il mio cuore?
E’ tanto tempo che l’ho
che mi pesa di sentirlo.
Portalo nel suono senza misura
con cui ti odo fuggire!

... T’ho forgiata in lotta viva.

Amor sacro e Amor profano - Tiziano Vecellio
 

Empiti di me - Pablo Neruda
Desiderami, stremami, versami, sacrificami.
Chiedimi. Raccoglimi, contienimi, nascondimi.
Voglio esser di qualcuno, voglio esser tuo,
è la tua ora.
Sono colui che passò saltando sopra le cose
il fuggitivo, il dolente.

Ma sento la tua ora,
l’ora in cui la mia vita gocciolerà sulla tua anima,
l’ora delle tenerezze che mai non versai,
l’ora dei silenzi che non hanno parole,
la tua ora, alba di sangue che mi nutrì d’angosce,
la tua ora, mezzanotte che mi fu solitaria.

Liberami di me. Voglio uscire dalla mia anima.
Io sono ciò che geme, che arde, che soffre.
Io sono ciò che attacca, che ulula, che canta.
No, non voglio esser questo.
Aiutami a rompere queste porte immense.
Con le tue spalle di seta disseppellisci
queste àncore.

Così una sera crocifissero il mio dolore.

Liberami di me. Voglio uscire dalla mia anima.
Voglio non aver limiti ed elevarmi verso quell’astro.
Il mio cuore non deve tacere oggi o domani.
Deve partecipare di ciò che tocca,
dev’essere di metalli, di radici, d’ali.
Non posso esser la pietra che s’innalza e non torna,
non posso esser l’ombra che si disfa e passa.

No, non può essere, non può essere.
Allora griderei, piangerei, gemerei.
Non può essere, non può essere.
Chi avrebbe rotto questa vibrazione delle mie ali?
Chi m’avrebbe sterminato? Quale disegno, quale parola?
Non può essere, non può essere, non può essere.
Liberami di me, voglio uscire dalla mia anima.

Perché tu sei la mia rotta.
T’ho forgiata in lotta viva.
Dalla mia lotta oscura contro me stesso, fosti.
Hai da me quell’impronta di avidità non sazia.
Da quando io li guardo i tuoi occhi son più tristi.
Andiamo insieme. Spezziamo questa strada insieme.
Sarò la tua rotta. Passa. Lasciami andare.
Desiderami, stremami, versami, sacrificami.
Fai vacillare le cinte dei miei ultimi limiti.

E che io possa, alfine, correre in fuga pazza,
inondando le terre come un fiume terribile,
sciogliendo questi nodi, ah Dio mio, questi nodi,
spezzando,
bruciando,
distruggendo
come una lava pazza ciò che esiste,
correre fuor di me stesso, perdutamente,
libero di me, furiosamente libero.
Andarmene,
Dio mio,
Andarmene

Solitudine - John Keats

Edward Hopper - Lee Shore
 

Solitudine - John Keats

Solitudine, se vivere devo con te,
Sia almeno lontano dal mucchio confuso
Delle case buie; con me vieni in alto,
Dove la natura si svela, e la valle,
Il fiorito pendio, la piena cristallina
Del fiume appaiono in miniatura;
Veglia con me, dove i rami fanno dimore,
E il cervo veloce, balzando, fuga
Dal calice del fiore l'ape selvaggia.
Qui sarei felice anche con te. Ma la dolce
Conversazione d'una mente innocente, quando le parole
Sono immagini di pensieri squisiti, è il piacere
Dell'animo mio. E' quasi come un dio l'uomo
Quando con uno spirito affine abita in te.


e a Trieste non c’è più neanche la Stock

foto da: mediesverige.se
 

Echi - Enzo Montano

“La Stock di Trieste, famosa nel mondo per i suoi brandy,
vi invita all’ascolto…..

La voce stentorea di Roberto Bortoluzzi
apriva la finestra immaginaria sugli stadi,
andava in onda il rito della domenica italiana
nella cristalliera bicchierini sfaccettati di riflessi
erano cornice al giallo millefiori con il ramo
in bella mostra tra le foto di famiglia in posa
Il tempo cristallizzato nello sfrigolio di ingombranti radio,
unica emissione acustica ammessa al consesso austero,
non sempre captavano le giuste onde necessarie
tra le vibranti imprecazioni di ascoltatori ansiosi
spesso la voce intermittente sacrificava qualche azione memorabile

…. ci collegheremo con lo stadio di San Siro dove Enrico Ameri….
poi Genova per Sampdoria Fiorentina...

Dopo il pranzo della festa ore quattordici e trenta
chi aveva compiti da fare chi piatti da lavare e rassettare
tutto con accortezza estrema senza disturbare
quell’esercito immenso di tifosi in attesa riverente
dell’unica occasione data per seguire le partite:
anche il calcio era discreto ed elegante in quei lontani pomeriggi.

... Attenzione, vantaggio della Roma al quarantasettesimo…
irrompeva tra un boato la raucedine di Ciotti

Le voci metalliche narravano mirabolanti imprese
di cavalieri in magliette sognate mille volte
nel loro compimento su quei prati sempre verdi
un tiro sbilenco che si spegneva a cinque metri dalla porta
diventava parabola balistica partita da distanza siderale
gesto degno di un campione inarrivabile col sette sulla maglia
una parata era l’impresa ennesima del ragno nero
implacabile guardiano dei tre pali mai violati.

…. Scusa Ameri scusa Ameri, qui alla Favorita….
tuonava l’invadenza di Luzzi.

L’ora fatidica passava senza eccessi e senza
giacche colorate o capigliature variopinte
di chi tutto aborrisce strepita e urla iperboliche assonanze
si andava al bar e al cospetto di un amaro
si attendeva il secondo tempo in televisione
unico evento concesso nell’intera settimana,
così gli ultimi spiccioli della domenica scorrevano
in garbate discussioni su classifica calci di rigore
Rosato Bercellino Garzena Altafini e Barison

...se la tua squadra del cuore ha vinto brinda con Stock 84,
se la squadra del cuore ha perso consolati con Stock 84.

Quel calcio è solo nei ricordi, scomparse le atmosfere lontane
la tv di tutti giorni nelle case ha travolto quei momenti
adesso calcio e gazzarra permanente hanno svilito ogni riferimento.

L’esultanza in mezzo ai morti nella primavera dell’ottantacinque
frantumò ogni cristallo....
la mia partita terminò,

e a Trieste non c’è più neanche la Stock