1 dicembre 2016

Le mie amiche son belle - Grazia Fresu

Le tre grazie (dettaglio) - Antonio Canova
Le mie amiche son belle - Grazia Fresu

Le mie amiche son belle,
hanno sorrisi che trafiggono il tempo,
portano appesa al collo una collana

di granati splendenti e di dolori,
hanno quel passo atteso e vagheggiato
che fu il dorato incanto dell'attesa,
hanno acute parole, intendimenti
dei luoghi più rischiosi,
profumano di storie e di coraggio
mentre per strade ignote se ne vanno
negli archivi della memoria
pronte all'andamento
perverso del ricordo,
hanno mani educate e sguardo attento,
solite a dare dentro la dolcezza
il piacere del senso.
Le ama la magnolia, il cardellino,
la chitarra che suona,
l'aquilone guidato verso il cielo
dalla mano sapiente di un bambino,
il mio verso le ama,
le ama un uomo e a volte non le ama,
ma sempre belle e intatte
se ne stanno nell'intesa segreta
e in ciò che sanno.

 

Pier Paolo Pasolini su "Uccellacci e uccellini"

fotogramma di "Uccellacci e uccellini"
Pier Paolo Pasolini

Non ho mai "messo al mondo" un film così disarmato, fragile e delicato come Uccellacci e uccellini. Non solo non assomiglia ai miei film precedenti, ma non assomiglia a nessun altro film. Non parlo della sua originalità, sarebbe stupidamente presuntuoso, ma della sua formula, che è quella della favola col suo senso nascosto. Il surrealismo del mio film ha poco a che fare col surrealismo storico; è fondamentalmente il surrealismo delle favole (...). Questo film che voleva essere concepito e eseguito con leggerezza, sotto il segno dell'Aria del Perdono del "Flauto Magico", è dovuto in realtà a uno stato d'animo profondamente malinconico, per cui non potevo credere al comico della realtà (a una comicità sostantivale, oggettiva). L'atroce amarezza dell'ideologia sottostante al film (la fine di un periodo della nostra storia, lo scadimento di un mandato) ha finito forse col prevalere. Mai ho scelto per tema di un film un soggetto così difficile: la crisi del marxismo della Resistenza e degli anni Cinquanta, poeticamente situata prima della morte di Togliatti, subita e vissuta, dall'interno, da un marxista, che non è tuttavia disposto a credere che il marxismo sia finito (il buon corvo dice: "Io non piango sulla fine delle mie idee, perché verrà di sicuro qualcun altro a prendere in mano la mia bandiera e portarla avanti! È su me stesso che piango..."). Ho scritto la sceneggiatura tenendo presente un corvo marxista, ma non del tutto ancora liberato dal corvo anarchico, indipendente, dolce e veritiero. A questo punto, il corvo è diventato autobiografico, una specie di metafora irregolare dell'autore. Totò e Ninetto rappresentano invece gli italiani innocenti che sono intorno a noi, che non sono coinvolti nella storia, che stanno acquisendo il primo jota di coscienza: questo quando incontrano il marxismo nelle sembianze del corvo. La presenza di Totò e Ninetto in questo film è il frutto di una scelta precisa motivata da un'altrettanto precisa posizione nell'ambito del rapporto tra personaggio e attore. Ho sempre sostenuto che amo fare film con attori non professionisti, cioè con facce, personaggi, caratteri che sono nella realtà, che prendo e adopero nei miei film. Non scelgo mai un attore per la sua bravura di attore, cioè non lo scelgo mai perché finga di essere qualcos'altro da quello che egli è, ma lo scelgo proprio per quello che è: e quindi ho scelto Totò per quello che è. Volevo un personaggio estremamente umano, cioè che avesse quel fondo napoletano e bonario, e così immediatamente comprensibile, che ha Totò. E nello stesso tempo volevo che questo essere umano così medio, così "brava persona", avesse anche qualcosa di assurdo, di surreale, cioè di clownesco, e mi sembra che Totò sintetizzi felicemente questi elementi.

Mare al mattino - Konstantinos Kavafis

Marina di Pisticci (Matera)
Mare al mattino - Konstantinos Kavafis

Fermarmi qui. Per vedere anch'io un po' di natura.
Luminosi azzurri e gialle sponde
del mare al mattino e del cielo limpido: tutto
è bello e in piena luce.

Fermarmi qui. E illudermi di vederli
(e davvero li vidi un attimo appena mi fermai);
e non vedere anche qui le mie fantasie,
i miei ricordi, le visioni del piacere.

Emily Dickinson - Ho preso un Sorso di Vita

Bertel Thorvalldsen - Dance of the Muses on Mount Helicon

Emily Dickinson - Ho preso un Sorso di Vita

Ho preso un Sorso di Vita −
Vi dirò quanto l’ho pagato −
Precisamente un’esistenza −
Il prezzo di mercato, dicono.
M’hanno pesata, Granello per Granello −
Bilanciata Fibra con Fibra,
Poi m’han dato il valore del mio Essere −
Un solo Grammo di Cielo!

Il funerale di Sarpèdone – Costantino Kavafis

Alexandre Cabanel - Fallen Angel, detail

Il funerale di Sarpèdone – Costantino Kavafis

Addolorato è Zeus, Patroclo ha ucciso
Sarpèdone; e il figlio di Menetio con gli Achei
già s’avventa a carpire
il corpo, a farne strazio.

Questo non piace a Zeus.
Al suo fanciullo amato – l’ha lasciato
perire: era Legge –
in morte almeno vuol rendere onore.
E manda Febo laggiù nella piana
e lo ragguaglia sul pietoso ufficio.

Ecco: il cadavere dell’eroe, riguardoso
e dolente, solleva Febo. Al fiume lo reca.
E gli terge la polvere e il sangue,
chiude le sue tremende piaghe, sì che non resti
vestigio parvente; gli aromi
d’ambrosia versa su di lui; l’abbiglia
con vesti Olimpe, fulgide.
La sua pelle biancheggia; con un pettine
di perla il dio gli pettina i capelli nerissimi.
Le belle membra assetta, adagia.
Ora somiglia un re giovine, auriga
- sugli anni venticinque o ventisei –
che si riposa dopo la vittoria,
col carro d’oro e i fulminei cavalli,
in qualche gara celebre.

Febo compì il mandato.
Poi chiamò i due fratelli, Sonno e Morte,
e ingiunse loro di recare il corpo
nella Licia, felice paese.

E a quel felice Paese, la Licia
i due fratelli fecero viaggio,
Sonno e Morte. Arrivarono
alla gran porta della reggia,
consegnarono il corpo glorioso,
e tornarono ad altre loro faccende e cure.

E là, come l’accolsero in casa, cominciarono,
con processioni, onori, trenodie,
e con i libami innumeri di pii crateri, e tutto
quanto s’addice, i funebri penosi.
Indi sapienti artefici chiamati di città
e rinomati marmorari giunsero
a fabbricare il tumulo e la stele.

Le attese - Alexandra Zambà

foto: Marina di Pisticci (Matera)


Le attese - Alexandra Zambà

10
Il cielo sul finire sbandierava
misto mare salsedine e brezza

Sfumava incagliata sulla spiaggia lontana
fumosa ed immobile
l’immagine di un altro mare lupino e viola

Piegarla in valigia non era intenzionale
ma il tempo indugiava e la fuga governava l’animo

Un altro po’ – pensavo avvolta nel turbante –

lasciate portare con me che vado non so dove
l’angolo a sinistra del cielo libero in altro mare

foglie-voglie al ritmo delle onde…

da "Planare con lon sguardo
La vita Felice Edizioni - Milano

Conosco delle barche - Jacques Brel

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Conosco delle barche - Jacques Brel

Conosco delle barche
che restano nel porto per paura
che le correnti le trascinino via con troppa violenza.

Conosco delle barche che arrugginiscono in porto
per non aver mai rischiato una vela fuori.

Conosco delle barche che si dimenticano di partire
hanno paura del mare a furia di invecchiare
e le onde non le hanno mai portate altrove,
il loro viaggio è finito ancora prima di iniziare.

Conosco delle barche talmente incatenate
che hanno disimparato come liberarsi.

Conosco delle barche che restano ad ondeggiare
per essere veramente sicure di non capovolgersi.

Conosco delle barche che vanno in gruppo
ad affrontare il vento forte al di là della paura.

Conosco delle barche che si graffiano un po’
sulle rotte dell’oceano ove le porta il loro gioco.

Conosco delle barche
che non hanno mai smesso di uscire una volta ancora,
ogni giorno della loro vita
e che non hanno paura a volte di lanciarsi
fianco a fianco in avanti a rischio di affondare.

Conosco delle barche
che tornano in porto lacerate dappertutto,
ma più coraggiose e più forti.

Conosco delle barche straboccanti di sole
perché hanno condiviso anni meravigliosi.

Conosco delle barche
che tornano sempre quando hanno navigato.
Fino al loro ultimo giorno,
e sono pronte a spiegare le loro ali di giganti
perché hanno un cuore a misura di oceano.