3 agosto 2017

Cercami - Beatrice Niccolai

Andrew Wyeth - Indian Summer
Cercami - Beatrice Niccolai

Assistere alla mia disfatta
per diventare arbusto isolato
lontano dal frastuono
dell'indifferenza.

Percepirmi fuori dall'ombra
costruirmi grembo nel deserto
e dissetare le mie radici
come fossi io
albero dei miei paesaggi.

Mi consola in tutto questo
la presenza di un sole che muore
solo per rinascere.

E' in quel suo esercizio costante ed eterno,
la prova che di vita si può anche vivere
e d'inerzia, come rami nel vento,
danzare.

Charles Baudelaire - Sonetto notturno

opera di Michael and Inessa Garmash

Charles Baudelaire - Sonetto notturno

Mi chiedono i tuoi occhi, chiari come il cristallo
“Per te, bizzarro amante, qual è, insomma, il mio merito?”
Sii incantevole e taci! Il cuore che tanto irrita,
eccetto l’innocenza dell’antico animale,

non vuole che tu legga il suo segreto infernale,
tu che mi culli con mano che ai lunghi sonni invita,
né la sua nera leggenda con la fiamma graffita.
Detesto la passione, lo spirito mi nausea!

Amiamoci dolcemente. Amore nella sua garitta,
tenebroso, in agguato, tende il suo arco fatale.
Conosco tutti i congegni del suo vecchio arsenale:

delitto, orrore, follia! Pallida margherita!
Come me, non sei tu un sole autunnale,
mia così bianca, mia così fredda Margherita?

Traduzione di C. Bonini,

Vaniloquio – Jorge Luis Borges

Firenze
Vaniloquio – Jorge Luis Borges

La città vive in me come un poema
che non m’è riuscito di fissare in parole.
Da un lato v’è la eccezione di alcuni versi;
dall’altro, accantonandoli,
la vita precorre il tempo,
come terrore
che usurpa tutta l’anima.
Ci sono sempre altri crepuscoli, altra gloria;
io provo il logorarsi dello specchio
che non si placa in una sola immagine.
A che questa ostinazione
di configgere con pena un chiaro verso
eretto come lancia sopra il tempo,
se la mia strada, la mia dimora,
spezzatrici di simboli verbali,
mi grideranno domani la loro novità?
Nuove
come bocca non baciata.

Traduzione di Umberto Cianciòlo

2 agosto 2017

Libri – Enzo Montano

foto di Dariusz Klimczak

Libri – Enzo Montano

Apri la copertina e parla la magia:
fruscio di pagine e voci
dei compagni di ogni giorno.
Ti immergi nelle storie e fuggi
oltre la continuità degli orizzonti,
ti fermi negli angoli illuminati dal sole
disegnati da nuvole di spazi bianchi
che giocano tra i caratteri e le righe
o tra una parola e un’altra.
Entri nelle pagine e comincia
il meraviglioso valzer con la Fantasia
al suono delle pagine sfogliate,
fino all’approdo del tuo magico vascello
in meravigliosi porti di città mutevoli.

Cammini tra le pagine e gli intrecci,
finché il tuoi calpestio si ode
sul lastricato di una via di Mosca
proprio quando Annuska ha già versato l’olio,
o quando Margherita  con i suoi fiori gialli
aspetta il Maestro che preferisce quelli rossi.
Veloce poi ti infili in una bettola di Pietroburgo
dove  Marmeladov sempre ubriaco
non ha una sola via di fuga;
oppure sei rapito incredulo
da cento cavalieri neri senza meta
nel cielo di un aranceto della Spagna.

Tra le forme delle consonanti
Luci e specchi illuminano
la sala di una stazione ferroviaria,
dove in una notte d’inverno
arriva trafelato un misterioso viaggiatore
che vorresti accompagnare fino alla meta;
o magari incontri Aureliano malconcio
tra i monti non lontano da Macondo,
in ritirata dopo l’ennesima sconfitta.

File di aggettivi e sostantivi
che narrano storie sogni e patimenti,
raccontano di luoghi incantati
e di compagni straordinari che mai andranno via
nonostante lo sgranare di giorni e di stagioni.

Emma è sempre lì in lotta con l’esistenza,
le convenienze, le costrizioni e le banalità,
come Margherita prova a volare via
ma viene processata e condannata
sul rogo inesauribile dell’ipocrisia
come tutte le altre streghe incontrate
lungo le intricate vie dalla Storia.
Altrove lo spregiudicato Bel Ami nutre Parigi
come Teresa o Manon e come milioni di invisibili.
Se hai il cuore leggero incontri anche Nakata
dall’ombra rarefatta e dolcissimo
mentre con sussiego parla ai gatti
e ti insegna come capire la semplicità.

Alla fine, dopo l’ultima pagina,
osservi una volta ancora l’ultimo punto
senti ancora una volta il profumo delle parole scritte
e hai già nostalgia dei luoghi e degli amici
che rimarranno ad aspettarti nelle pagine
aleatori eppure abbacinati come l’alba rosa,
effimeri e pur anche più reali del vero
che saranno sempre lì dove sei tu
e nelle giornate fredde e brevi
e nei lunghi meriggi delle roventi estati.

Quando chiudi la quarta di copertina
è con tristezza che raccogli le briciole
dalla strada che si allunga e di una storia che finisce.

Le mani delle donne - Anna Marinelli

foto di Federica Erra

Le mani delle donne - Anna Marinelli

Le mani delle donne
intrecciano conchiglie di sorprese
e s’appuntano asterischi di luna
sulle brume dei capelli arrotolati.
Sciolgono silenzi di vetro
al crogiolo sempre acceso delle loro bocche,
intessendo arazzi d’accoglienza.
Le mani delle donne
sanno d’ago e di filo
e cuciono stupori d’aquiloni
da annodare tra le mani dei bambini.

Quelle mani hanno ore da sbucciare
nei riflessi dei mattini
e intingono le attese
in anfore sempre piene di speranza.

Sigillano pulviscolo di solitudini
in teche di madreperla, che,
fatate, sanno mutare in sorriso la malcelata pena.

Custodiscono battiti cadenzati come torchi
per spremiture di uvaspina
per propiziare vaghezze di sospiri,

Col punto d’erba e festoni
arredano tristezze di solitudini...
e schiudono segreti scrigni di sole
nei giorni di una pioggia inopportuna.

Se giovani, quelle mani,
sanno avere levità di ali
e sulle spalle incurvate dei vecchi
si chinano amorose,
per sollevare il duolo di ogni pena.
Le mani delle donne
spalmano carezze di nutella
su fette d’anima fragrante

Chiudono pietose
le palpebre dell’ultimo respiro
col tocco lieve delle loro dita

schiudendo tepori di placente.
aprendo varchi ad una nuova vita.

C'è un incantesimo per ogni disgrazia - Beatrice Niccolai

Léon-Adolphe Belly - Femmes fellahs au bord du Nil
C'è un incantesimo per ogni disgrazia - Beatrice Niccolai

C'è un incantesimo per ogni disgrazia
che nasce senza permesso nella solitudine.

Se tu m'avessi chiesto
cosa avrei voluto dalla vita,
t'avrei detto che avrei voluto il rumore dell'acqua
che accarezza inquietudini e rimuove certezze,
che inonda e cancella rughe di tempo
in cui ha la sua eternità l'anima.

Se tu m'avessi chiesto un sogno,
t'avrei detto quanto sarebbe stato bello
ascoltare con te accanto il rumore dell'acqua,
nell'inquietudine di una vita che passa.

Di tutto quel che è stato
rimane soltanto il rumore di un fiume che scorre.

Riprenditi - Cecilia Meireles

Jean-Léon Gérôme - Phryne vor dem Areopag
Riprenditi - Cecilia Meireles

Non cercare là.
Ciò che è, sei tu.
Sta in te.
In tutto.
La goccia è stata nella nuvola.
Nella linfa.
Nel sangue.
Nella terra.
E nel fiume che si è aperto nel mare.
E nel mare che si è coagulato in mondo.
Tu hai avuto un destino così.
Fatti a immagine del mare.
Datti alla sete delle spiagge.
Datti alla bocca azzurra del cielo.
Ma fuggi di nuovo a terra.
Ma non toccare le stelle.
Torna di nuovo a te.
Riprenditi.