2 maggio 2020

Lanterna sorda - Alejandra Pizarnik

dipinto di Alfons Karpinski
Lanterna sorda - Alejandra Pizarnik

Gli assenti soffiano e la notte è densa. La notte
ha il colore delle palpebre del morto.
Tutta la notte faccio notte. Tutta la notte scrivo.
Parola per parola io scrivo la notte.

trad. Gianni Darconza

Oh palme delle mani… - Sibilla Aleramo

dipinto di Alfons Karpinski
Oh palme delle mani… - Sibilla Aleramo

Oh palme delle mani iscritte di segni,
triangoli, rami, croci, stelle,
tutta la mia vita ch’è stata e sarà,
il punto ch’io ignoro della morte e non temo,
e altri, altri che sembrano di confitti chiodi,
ma intorno vi raggiano ali di gloria,
oh palme delle mani vi guardo come specchi,
così umane e così arcane,
appannati specchi che la luce più indora,
brevi e morbide, e tanto destino inciso,
immagini d’immensi spazi e musiche,
e fantasie e follia e solitudine e carità,
linee linee in catene in croce in danza,
oh palme delle mie mani, scrittura d’astri!

Morte è sui campi del mondo - Sibilla Aleramo

dipinto di Alfons Karpinski
Morte è sui campi del mondo - Sibilla Aleramo

È vivo, volevo soffocarlo,
e più tremendamente è vivo.
Null’altro più nel mio respiro
che quest’amore su un ciglio di morte.
Morte è sui campi del mondo
ma tu stai nel mio cuore
come il battito stesso della vita.
Mi sovrasti, mi annienti,
ammutolita mi rendi,
ringraziato tu sia.
Nulla il mio patimento
pur che vivere ti veda
e ti oda cantare
su questo mio ciglio estremo.
Poi chiudimi gli occhi
implorami pace
stendimi sulla terra
accendimi il rogo di morte
e ringraziato tu sia…

Solidarietà - Lucia Rivadeneyra

dipinto di Ricardo Sanz
Solidarietà - Lucia Rivadeneyra

Mi sono affezionata all’attaccapanni
perché riceve con umiltà
la tua giacca, la tua camicia, i tuoi pantaloni.
È il mio complice più fedele
perché bada con zelo ai tuoi abiti quando mi ami.
Non ti dice che li accarezzo mentre dormi
né che alle loro asole abbottono i miei sogni.
L’attaccapanni soffre con me
se stacchi i tuoi indumenti per andartene
a camminare senza grinze per le strade

Anche quest’ore - Sibilla Aleramo

Peter Paul Rubens - Hygeia, dea della salute, c.1615
Anche quest’ore - Sibilla Aleramo

Passeran quest’ore di spasimo
come passarono le mille di gioia.
O fiore che avrei voluto soltanto baciare,
o petto dolce dove imploravo festosamente la morte,
ma quest’ore che vivo di strazio
son più generose ancora
dell’altre gridanti felicità.
Mi tendo a te che ho colpito,
da lontano mi tendo
più pulsante di quando ridevamo nudi nel sole,
la fronte più affocata, insaziata.
Dono d’angoscia gemente
che pur anche si dissolverà,
lungo di febbre ansito verso la tua pena….
Tutti i miei capelli per addormirti da lungi!

da Amico fragile - fabrizio De André

Peter Paul Rubens - Hélène Fourment, 1638
da Amico fragile - fabrizio De André

[...]
con un semplicissimo "Mi ricordo":
per osservarvi affittare un chilo d'erba
ai contadini in pensione e alle loro donne
e regalare a piene mani oceani
ed altre ed altre onde ai marinai in servizio,
fino a scoprire ad uno ad uno i vostri nascondigli
senza rimpiangere la mia credulità:
perché già dalla prima trincea
ero più curioso di voi,
ero molto più curioso di voi.
E poi sospeso dai vostri "Come sta"
meravigliato da luoghi meno comuni e più feroci,
tipo "Come ti senti amico, amico fragile,
se vuoi potrò occuparmi un'ora al mese di te"
"Lo sa che io ho perduto due figli"
"Signora lei è una donna piuttosto distratta."
[...]

Disperarmi non so - Grazia Fresu

Piete Paul Rubens - Caccia alla tigre 1616 olio su tela 256x324 Museo delle Belle Arti Rennes
Disperarmi non so - Grazia Fresu

Disperarmi non so,
ho la speranza intrecciata ai capelli,
anche nella tempesta
con le barche sfasciate sulla riva
anche nel fuoco che consuma le case
anche nei tremori della terra
che precipitano nell’abisso corpi e vetrate
ho la speranza sotto la pelle
che corre a reclamare senso e vite
a ricordare i tempi della pace,
disperarmi non so, solo soffrire
ma credendo ostinata che un vento sano
spazzerà via le nuvole grigie
che un sorriso si affaccerà
da una voragine implacabile
che nessuno dovrà più morire
per assicurarsi la libertà e il pane,
non posso lasciare che una penosa
sconfitta mi chiuda gli abbracci
che mi diseredi dal mondo,
forse a volte il cavallo della paura
trafigge l’orizzonte ma io
gli metto in groppa un cavaliere
che lo riconduca manso allo stablo
e il cavaliere lo vesto col rosso
di antiche bandiere e gli sussurro
i nomi di chi mai si arrese.
La speranza ha il profumo del mio giardino
la forza del granito quando lo inonda la luce,
si scrive con le parole dei libri sacri
che mi salvarono
con i gesti degli uomini che non subirono
con le mani delle donne che cucirono
se stesse al loro destino,
disperarmi non so, ancora credo
che la volontà partorisca la speranza
e le utopie come stelle invisibili
ci traccino il cammino.