Caravaggio - La crocifissione di San Pietro (dettaglio), 1600-1601, olio su tela, cm 230×175. Roma, Santa Maria del Popolo
30 luglio 2020
29 luglio 2020
Sonia la russa - Edgar Lee Masters
Edward Hopper - The Girlie Show, 1941, olio su tela, 81.3 x 96.5 cm, collezione privata
Sonia la russa - Edgar Lee Masters
Io, nata a Weimar
da madre francese
e da padre tedesco, professore molto dotto,
rimasta orfana a quattordici anni,
diventai ballerina, nota sotto il nome di Sonia la russa,
sempre su e giù per i boulevard di Parigi,
amante dapprima di parecchi duchi e conti,
e più tardi di artisti poveri e di poeti.
A quarant'anni, passée, visitai New York
e incontrai sul bastimento il vecchio Patrick Hummer,
rubicondo e vigoroso, benché sui sessanta,
che ritornava dall'aver venduto un carico
di bestiame in Germania, ad Amburgo.
Egli mi portò a Spoon River e qui vivemmo insieme
per vent'anni - la gente credeva che fossimo sposati!
Questa quercia vicino a me è la dimora preferita
di gazze azzurre che ciarlano, ciarlano tutto il giorno.
E perché no? Persino la mia polvere ride
pensando a quella cosa umoristica che è la vita.
Io, nata a Weimar
da madre francese
e da padre tedesco, professore molto dotto,
rimasta orfana a quattordici anni,
diventai ballerina, nota sotto il nome di Sonia la russa,
sempre su e giù per i boulevard di Parigi,
amante dapprima di parecchi duchi e conti,
e più tardi di artisti poveri e di poeti.
A quarant'anni, passée, visitai New York
e incontrai sul bastimento il vecchio Patrick Hummer,
rubicondo e vigoroso, benché sui sessanta,
che ritornava dall'aver venduto un carico
di bestiame in Germania, ad Amburgo.
Egli mi portò a Spoon River e qui vivemmo insieme
per vent'anni - la gente credeva che fossimo sposati!
Questa quercia vicino a me è la dimora preferita
di gazze azzurre che ciarlano, ciarlano tutto il giorno.
E perché no? Persino la mia polvere ride
pensando a quella cosa umoristica che è la vita.
trad. Fernanda Pivano
La tua poesia ha lasciato la strada - Dominique Grandmont
Edward Hopper - Portrait of Orleans, 1950, olio su tela 66 x 101.6 cm , Fine Arts Museums of San Francisco
La tua poesia ha lasciato la strada - Dominique Grandmont
La tua poesia ha lasciato la strada
senza rumore perché il
rumore non fa parte
della poesia e se tu non hai
realizzato come
un simile racconto poteva
accompagnarsi a una così
grande bellezza così tranquilla
quella della sera dei motori delle
foreste è questa neve ma
caduta senza prevedere chi
avrebbe ricoperto fino a queste parole
La tua poesia ha lasciato la strada
senza rumore perché il
rumore non fa parte
della poesia e se tu non hai
realizzato come
un simile racconto poteva
accompagnarsi a una così
grande bellezza così tranquilla
quella della sera dei motori delle
foreste è questa neve ma
caduta senza prevedere chi
avrebbe ricoperto fino a queste parole
28 luglio 2020
L’uomo sull’etichetta dello shampoo – Nené Giorgadze
L’uomo sull’etichetta dello shampoo – Nené Giorgadze
Mentre fa la doccia, d’improvviso
lei nota il sorriso di un giovane appassionato.
“Sembra vero non disegnato sulla plastica,
e guarda con bramosia…”
pensa, guardandosi la pelle rugosa.
Suo marito ha usato quello shampoo finché è morto.
“Sorprendente come non ci avessi fatto caso prima,
avrà certamente anche un corpo muscoloso”.
La donna sta sotto la doccia con gli occhi chiusi
e si strofina il seno vizzo.
È ossessionata da quell’immagine sul flacone
dello shampoo. Va a letto nuda, pensa a lui,
toccandosi i genitali non più giovani.
Prima di uscire di casa, si mette accuratamente
il rossetto e si pettina a lungo i capelli rossicci tinti.
Una volta va da lei una vecchia amica.
si siedono su comode poltrone,
bevono. Socchiudendo gli occhi, l’amica le chiede
quale sia il suo segreto, come mai sia così ringiovanita.
“Quindi è un bel ragazzo? Ed è grandioso a letto?
Peccato che tu non abbia le sue foto”.
Quando lo shampoo finisce, lei si reca
Al negozio, come a un appuntamento. Gli sorride,
lo saluta a bassa voce e lo tocca con delicatezza.
Dopo aver pagato, ripone dolcemente lo shampoo
Nella borsa. Non getta via i flaconi vuoti,
li conserva in una scatola,
ma tiene il primo sotto il cuscino.
Un giorno si accorge che il volto sul flacone
è diverso. “È accaduto qualcosa!”. Ha un sobbalzo al cuore.
Corre subito a casa, cerca su internet
Il numero dell’azienda produttrice, e telefona.
Alla ragazza che risponde chiede confusamente che
Spieghino che cosa sia successo all’uomo che
È stato a lungo sull’etichetta dello shampoo. La ragazza,
molto stupita, le chiede di restare in attesa.
La donna trascorre invano la serata al telefono
E conclude che dev’essere successo qualcosa.
L’indomani la donna si veste di nero.
Non usa più il rossetto e non si tinge
I capelli, gli occhi perdono la loro brillantezza.
Molto rapidamente invecchia di nuovo.
L’uomo sull’etichetta dello shampoo
Non era più sotto il cuscino, ma
Accanto alla fotografia del marito defunto.
Traduzione di Paolo Galvagni
Nené Giorgadze
L’uomo sull’etichetta dello shampoo a cura di Paolo Galvagni
“Poesia” n. 335, marzo 2018. Crocetti Editore
Mentre fa la doccia, d’improvviso
lei nota il sorriso di un giovane appassionato.
“Sembra vero non disegnato sulla plastica,
e guarda con bramosia…”
pensa, guardandosi la pelle rugosa.
Suo marito ha usato quello shampoo finché è morto.
“Sorprendente come non ci avessi fatto caso prima,
avrà certamente anche un corpo muscoloso”.
La donna sta sotto la doccia con gli occhi chiusi
e si strofina il seno vizzo.
È ossessionata da quell’immagine sul flacone
dello shampoo. Va a letto nuda, pensa a lui,
toccandosi i genitali non più giovani.
Prima di uscire di casa, si mette accuratamente
il rossetto e si pettina a lungo i capelli rossicci tinti.
Una volta va da lei una vecchia amica.
si siedono su comode poltrone,
bevono. Socchiudendo gli occhi, l’amica le chiede
quale sia il suo segreto, come mai sia così ringiovanita.
“Quindi è un bel ragazzo? Ed è grandioso a letto?
Peccato che tu non abbia le sue foto”.
Quando lo shampoo finisce, lei si reca
Al negozio, come a un appuntamento. Gli sorride,
lo saluta a bassa voce e lo tocca con delicatezza.
Dopo aver pagato, ripone dolcemente lo shampoo
Nella borsa. Non getta via i flaconi vuoti,
li conserva in una scatola,
ma tiene il primo sotto il cuscino.
Un giorno si accorge che il volto sul flacone
è diverso. “È accaduto qualcosa!”. Ha un sobbalzo al cuore.
Corre subito a casa, cerca su internet
Il numero dell’azienda produttrice, e telefona.
Alla ragazza che risponde chiede confusamente che
Spieghino che cosa sia successo all’uomo che
È stato a lungo sull’etichetta dello shampoo. La ragazza,
molto stupita, le chiede di restare in attesa.
La donna trascorre invano la serata al telefono
E conclude che dev’essere successo qualcosa.
L’indomani la donna si veste di nero.
Non usa più il rossetto e non si tinge
I capelli, gli occhi perdono la loro brillantezza.
Molto rapidamente invecchia di nuovo.
L’uomo sull’etichetta dello shampoo
Non era più sotto il cuscino, ma
Accanto alla fotografia del marito defunto.
Traduzione di Paolo Galvagni
Nené Giorgadze
L’uomo sull’etichetta dello shampoo a cura di Paolo Galvagni
“Poesia” n. 335, marzo 2018. Crocetti Editore
Cinabro, saturo di autoriflessione – Patricija Dodič
Tintoretto - Susanna e i vecchioni, 1557 circa, olio su tela 147×194 cm, Kunsthistorisches Museum, Vienna
Cinabro, saturo di autoriflessione – Patricija Dodič
Intorpidita nell’anatomia delle parole sciacquo l’inverno dal sangue.
Seni voluttuosi e qualche cicatrice.
Mascherata in nebbia svaporo come l’afa prima della tempesta.
Concentrata.
Oltre l’immaginazione smaltata canterei le mie ansie fino all’esaurimento.
Attraverso veli di sollecitudine mi scatenerei selvaggiamente.
Sparsa come le briciole chiedo una nuova accensione delle stelle.
Gli errori spariscono con la raccolta delle spine.
Toglierò il nocciolo a quel paio di pensieri strampalati.
Ammanterò di cinabro il nostro giorno.
Trad. Jolka Milič
da Fili d’aquilone
Intorpidita nell’anatomia delle parole sciacquo l’inverno dal sangue.
Seni voluttuosi e qualche cicatrice.
Mascherata in nebbia svaporo come l’afa prima della tempesta.
Concentrata.
Oltre l’immaginazione smaltata canterei le mie ansie fino all’esaurimento.
Attraverso veli di sollecitudine mi scatenerei selvaggiamente.
Sparsa come le briciole chiedo una nuova accensione delle stelle.
Gli errori spariscono con la raccolta delle spine.
Toglierò il nocciolo a quel paio di pensieri strampalati.
Ammanterò di cinabro il nostro giorno.
Trad. Jolka Milič
da Fili d’aquilone
Peccato - Fourough - Farroukhzad
AntonioMolinari - Adamo ed
Eva, 1701/1704, olio su tela 120.6 x 149.8 cm, David Owsley Museum of
Art, Ball State University in Muncie, Indiana
Peccato - Fourough - Farroukhzad
Peccai un peccato pieno di piacere,
In un abbraccio che era caldo e ardente.
Peccai tra braccia
Che erano roventi, assetate di vendetta
e come ferro.
In quel luogo solitario, buio e silenzioso,
Guardai i suoi occhi pieni di segreti.
Ansimante, il mio cuore trasalì nel petto
Alla supplica del suo sguardo
implorante.
In quel luogo solitario, buio e silenzioso,
Sedetti confusa accanto a lui.
Le sue labbra sulle mie labbra stillarono desiderio.
Dimenticai le pene del mio folle cuore.
Sussurrai al suo orecchio frasi d'amore:
Voglio te, o mio amato,
Voglio te, o abbraccio vivifico,
Te, o folle amato mio.
Desiderio divampò nei suoi occhi;
Vino rosso danzò nella coppa.
Ebbro, il mio corpo contro il suo corpo
Fremette nel soffice letto.
Peccai un peccato pieno di piacere,
Accanto a un corpo tremante e privo di sensi;
O Dio, io non so che feci
In quel luogo solitario, buio e silenzioso.
Peccai un peccato pieno di piacere,
In un abbraccio che era caldo e ardente.
Peccai tra braccia
Che erano roventi, assetate di vendetta
e come ferro.
In quel luogo solitario, buio e silenzioso,
Guardai i suoi occhi pieni di segreti.
Ansimante, il mio cuore trasalì nel petto
Alla supplica del suo sguardo
implorante.
In quel luogo solitario, buio e silenzioso,
Sedetti confusa accanto a lui.
Le sue labbra sulle mie labbra stillarono desiderio.
Dimenticai le pene del mio folle cuore.
Sussurrai al suo orecchio frasi d'amore:
Voglio te, o mio amato,
Voglio te, o abbraccio vivifico,
Te, o folle amato mio.
Desiderio divampò nei suoi occhi;
Vino rosso danzò nella coppa.
Ebbro, il mio corpo contro il suo corpo
Fremette nel soffice letto.
Peccai un peccato pieno di piacere,
Accanto a un corpo tremante e privo di sensi;
O Dio, io non so che feci
In quel luogo solitario, buio e silenzioso.
Il canto – Pablo Neruda
François Boucher - Giove nelle
vesti di Diana con la ninfa Callisto, 1759, olio su tela 57,7 x 69,8
cm, Nelson-Atkins Museum of Art, Kansas City
Il canto – Pablo NerudaLa torre del pane, la struttura che l’arca costruisce nell’altezza
con la melodia che eleva la sua fertile fermezza
e il petalo duro del canto che cresce sulla rosa,
così la tua presenza e la tua assenza e il peso della tua chioma,
il fresco calore del tuo corpo di avena nel letto,
la pelle vittoriosa che la tua primavera collocò al fianco
del mio cuore che batteva sulla pietra del muro,
il fermo contatto di frumento e d’oro dei tuoi devastati fianchi,
la tua voce che rovesciava dolcezza selvaggia come una cascata,
la tua bocca che amò la pressione dei miei baci tardivi,
fu come se il giorno e la notte spezzassero il legame mostrando socchiusa
la porta che unisce e separa la luce dall’ombra
e per l’apertura si affacciasse il distante dominio
che l’uomo cercava tritando la pietra, l’ombra, il vuoto.
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