27 agosto 2014

Penelope - Enzo Montano


Johann Heinrich Wilhelm Tischbein - Odysseus and Penelope













 Penelope - Enzo Montano

Dieci anni di guerra.....
il genio del mio scaltro marito li chiuse,
partenza finta, cavallo, Laocoonte e Cassandra zittiti,
i troiani ci cascano. Festa vino e baldorie per tutta la notte
le navi ritornano e le porte si aprono: Ilio è caduta!
Poi tutti a casa. Persino Elena di nuovo con Menelao.
Gli Achei han deposto le armi, lui ancora in giro
e Telemaco in cerca di nuove da chi è ritornato;
parla con tutti e tutti l’hanno visto
con i suoi compagni partire per Itaca.
Mio figlio adesso è un uomo
i proci sono sempre per casa
e lui, più curioso di una comare,
(il più indiscreto dell'intero modo)
va per i mari dalle alte onde
in ogni angolo del Mediterraneo è avvistato il suo legno,
di Nessuno l'azzurro riflette l'astuzia,
delle vele e le nuvole bianche,
le onde di Poseidone lo restituiscono in riflessi:
perso nei labirinti dell'orgoglio.

In ogni luogo si ferma e ovunque segna il passaggio
marca limiti irreali concedendo vite
lo sa Polifemo, Calipso abbagliante, la magica Circe
nell’isola profumata di mirto e menta.
Lite con tutti, mai sceso a patti, continua il suo giro
… e lo sanno i Lotofagi Eolo Ermes con i fiori
poi ancora l'Ade, la madre passata ad altra vita,
lo sanno i Lestrigoni Scilla Cariddi il dio sole le vacche,
e i compagni sfilati ad uno ad uno come granelli;
il grande Ulisse adesso è solo!
Spinto dal desiderio di tornare nella sua terra?
Così dice Omero.

E gli dei gli dei gli dei... gli dei...

Gli dei lo condussero da Nausicaa,
la giovane Nausicaa la tenera Nausicaa,
più bella del sogno di un milione notti
poi ancora mille e cento altre ancora,
principessa di cieli stellati adesso era lì sulla spiaggia:
più dolce del melograno più rosso...
... e quel profumo di menta.

Verrà: finalmente!

I Feaci me lo restituiranno
dopo che gli avranno raccontato la sua storia
e illustrato flashback del suo diguazzare nei mari,
dissetato dall'ego infinito toccherà la sua isola.

E sono vent'anni.
Ripeto,
venti anni!

Giovane donna poi anziana e adesso stanca
derubata di orpelli lucenti e la bellezza svanita,
i suoi frutti?
Ah, quante falci di lune si interrogavano
sul destino dell'anatra austera
la sua bianca pelle la profondità dei neri suoi occhi
in quelle notti di punto maglia punto antico
tombolo catenelle poi daccapo:
interminabili,
… e ancora e ancora, ogni giorno come quello di ieri.
Folle di sogni e laghi di lacrime nel letto sull'albero;
il tempo non passa invano
lui non tornava nell'ardore dalle ali spiegate.
Il corpo gridava sempre più forte alla luna
e notti divennero passioni a tentazioni intessute.
Lui ordiva gli inganni
io la tela che tutti immaginano di fili.
Il suo ulivo il talamo dei miei tanti amori
con la menta e il suo conturbante profumo
insistente:
chi può ragionevolmente pensare che i proci
potessero bersi la tela?
Quella coperta ha celato millenni di apparenti virtù:
questo il suo compito,
lo fa ancora bene!

Egli infine è arrivato: vendette stragi e negate realtà.
I brevi giorni della sua compagnia e
la certezza del suo nuovo viaggio;
un po' di vigna, l'argento delle foglie di ulivo ed il sole,
l'eco delle sirene rompe l'incanto
e …
via verso altre Colonne: lui è Odisseo.
Ed è ripartito.

Ora son qui, vera Regina, senza i proci nella mia casa:
Nessuno imprigionerà la mia anima.

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