22 novembre 2017

La modella -Wendy Cope

Vanessa Bell - Nudo
La modella - Wendy Cope

Depressa, grassa e sgraziata: ecco come
Lei mi vedeva. Tutto qui. Dovevo
Accanto a lei dare quest’impressione.
Mi parlava di rado. Che strazio le parevo!

Al suo sguardo ero un misero soggetto.
Di vergogna arrossivo. Avrei preferito
Posare sul divano di un vecchio pervertito
Bramoso solo di portarmi a letto.

Qualcuno mi ritrasse chiara e ridente, splendida…
Amici del passato, scomparsi con la candida
Mia immagine d’allora che seppero esaltare.

Ma è il suo disprezzo per me a trionfare.
Divina alma Vanessa, ti auguro in eterno
Di apparire mostruosa – tu – all’inferno.

Traduzione di Silvio Raffo

 

Attilio Bertolucci – D’apres Rubens

Peter Paul Rubens - Paesaggio con Filemone e Bauci
Attilio Bertolucci – D’apres Rubens
(Filemone e Bauci)


Perché non accettare questo tempo piovoso
che anticipa l'autunno porta il cane amoroso
a fiutare le scarpe del forestiero in transito
e missione con la spedita salute

del medico o del veterinario di prima
nomina su per groppi e per balze
fradici di genziane sino a che
una strada in abbandono e solitudine gli offre

il suo meditativo percorso e egli
vi si immette gli occhi neri riconoscono il segno
di un passaggio recente nell'ansia
del mezzogiorno estivo la bianca cenere

vedova sula pietra brunita d'umidità
mentre alla sospensione del cuore e della mente
d'una svolta grifagna di frutti inselvatichiti
succede la dolce rovina dello spiazzo antistante

la casa prescelta ma se gli sposi
vecchi se ne sono andati e la porta è sprangata
a chi mostrerà egli posando sulla soglia
consunta il piede leggero della gioventù

l'arcobaleno che si tende sull'Appenino vertiginoso?

Vulcano, Venere e Marte – Attilio Bertolucci

                                          Parmigianino - Vulcano, Venere e Marte
Vulcano, Venere e Marte – Attilio Bertolucci 
(da un disegno del Parmigianino)

Commovetevi tutti voi cui gelosia
e amore stringono il petto doloroso
senza lasciarne mai l'area privilegiata
e con gli anni infestata da edera e da ruggine.
Commovetevi tutti voi a questa scena
coniugale che un figlio dei miei borghi
aperti al sole d'inverno fissò sulla carta giallina
raccontando con mano beffarda e pietosa
una collera finta un'estasi tante volte aspettata
e temuta – nel turbine della sorpresa gli amanti
distaccati ormai ostili l'uno all'altro goccianti
piante che il mattino sonoro libera dalla bruma
e da stormi in transito qui per l'ultima volta. –
                                       

Falò di pastori – Annette von Droste-Hulshoff

Andrew Wyeth - Bonefire
Falò di pastori – Annette von Droste-Hulshoff

Buio, buio sulla palude,
E sulla brughiera notte,
Solo vicino al mulino
Il canneto bisbiglia e veglia,
Scivolano gonfie le gocce
sui raggi della ruota.

Nel pantano la botta s’acquatta,
Tra l’erba il riccio s’accuccia,
Rintanato nel tronco marcito
Ha fremiti il rospo assonnato,
Sul ciglio sabbioso
S’attorciglia la serpe più stretta.

Cos’è oltre le ginestre quel bagliore
Che accende le finestre?
Sprizzano le scintille
E ricadono spente,
Ora è di nuovo buio –
Sento il colpo d’acciaio,
poi scoppietta, sfavilla
E la fiamma guizza.

Accovacciati in cerchio
I pastorelli tendono le mani,
Vedo la fiamma lambire
I pezzi di torba.
Un ragazzotto esce
Dal groviglio della macchia,
E trascina lesto
Un grosso fascio di ginepro.

Ecco sul fuoco lo rovescia –
I ragazzi prorompono in grida,
Con le dita agguantano
Girandole di faville.
Come sventolan festosi sulle orecchie
I berretti a punta,
Come schizzano gli aghi
E scoppiettano i rami!

Scende la fiamma, di nuovo
Siedono in cerchio,
Ancora gettano erba,
Ancora brucia piano:
Lo sfolgorio accarezza
Ciuffi e volti ardenti,
E diavoli sembrano
Gli omini della brughiera.

Ma lo scalzo laggiù
Perché allunga nel buio
Il braccio come una verga?
Cosa vociferano in cerchio?
Come giovani avvoltoi
Strisciano dal giaciglio di ginestre
Un altro falò
Là nel mezzo della diga!

Lo vedono innalzarsi
Con diffusi bagliori,
Scivolano le scintille
A ondate sui ginepri;
Bisbigliano i garzoni,
Si schiariscono le gole,
e vibra tra i logli
Un antico canto di brughiera.

“Ohò, ohè ohè!
Ohè ohè ohò!
Vieni sulla nostra brughiera,
Qui pascolano gli agnellini,
Vieni, vieni qui sulla landa,
Dove tanti sono i fiorellini!
Ohò, ohè ohè!”.

Tacciono i ragazzi, l’orecchio teso agli abeti,
E lieve arriva sulle ginestre l’alto canto:

Antistrofe

“Ohò, ohè ohè!
Sto sulla diga,
Dormon tutte le pecorelle,
Vieni da noi, vieni qui dove l’erba
Cresce alta come le ginestre! –
Ohò, ohè ohè,
Ohè ohè ohò!”.

Traduzione di Gio Batta Bucciol
Da “Poesia”  n. 29o, febbraio 2014. Crocetti Editore

Il ragazzo nella brughiera – Annette von Droste-Hulshoff

opera di Andrew Wyeth
Il ragazzo nella brughiera – Annette von Droste-Hulshoff

Che spavento attraversare la palude,
Quando sgorgano i fiumi dalla brughiera!
Come spettri si aggrovigliano i vapori,
E il viticcio si avvinghia al rovo
A ogni passo sprizza un getto d’acqua,
E dalla spaccatura s’ode sibilare e ribollire.
Che spavento attraverso la palude,
Quando il canneto crepita nel vento.

Il ragazzo trema e tiene stretto il sillabario,
Corre a precipizio come lo inseguissero,
Cupo fischia il vento per la landa –
Cosa stormisce laggiù nella siepe?
E’ lo spettro del servo della torbiera
Che ha rubato la torba al padrone e gozzoviglia.
Uh, uh, salta come un bovino impazzito,
E il ragazzo si rannicchia intimidito.

Dalla riva si ergono tronconi d’alberi,
Inquietante, il pinastro accenna col capo.
Corre con le orecchie tese il ragazzo
Fra steli giganteschi come lance.
Come cigola e scricchiola là dentro!
E’ l’infelice filatrice,
E’ l’infausta Lenore,
Che gira l’arcolaio nel canneto.

Avanti, avanti, sempre correndo,
Avanti, come volessero agguantarlo!
Davanti a lui la terra ribolle
E sotto i piedi sfrigola
come una melodia spettrale.
e’ Knauf, il violinista infido,
E’ lo strimpellatore ladro
Che rubò le monete degli sposi!

Si spacca la palude e un sospiro
Erompe dallo squarcio cavo.
Ohimè, Ohimè! grida Margret, la dannata,
Oh! Oh! la povera anima mia.
Il ragazzo salta come un capriolo ferito,
E se l’angelo custode non gli stesse al fianco,
Un giorno uno scavatore troverebbe
Le sue ossa sbiancate tra i vapori della torba.

Ma sempre più solido si fa il terreno
E laggiù accanto al salice
tremola la lampada tanto familiare.
Il ragazzo raggiunge il punto di confine.
Respira a fondo e alla palude
Rivolge ancora lo sguardo ansioso;
Com’era terribile nel canneto,
Oh, che spavento nella brughiera!

Traduzione di Gio Batta Bucciol
Da “Poesia”  n. 29o, febbraio 2014. Crocetti Editore
 

Bambini alla riva – Annette von Droste-Hulshoff

opera di Andrew Wyeth
Bambini alla riva – Annette von Droste-Hulshoff

“O guarda! non vedi la nuvola di fiori
Nella conca più fonda dello stagno?
Che bella! Avessi solo un bastone!
Calici d’un grasso biancore a macchie rosso cupo
E ogni campanella è così finemente acconciata
Come il nostro angioletto di cera nel reliquiario.
Cosa dici, mi taglio una verga di nocciolo
Per scendere un po’ a guado?
Rane e lucci non mi fanno paura –
Ma non sta forse rintanato il genio delle acque,
Laggiù tra quelle erbacce lunghe?

i vado, si, ora ci vado – non vado –
Mi sembra di aver visto un volto laggiù nel fondo –
Vieni, rientriamo, ora che picchia il sole!”.

Traduzione di Gio Batta Bucciol
Da “Poesia”  n. 29o, febbraio 2014. Crocetti Editore
 

I filamenti della conferva - Annette von Droste-Hulshoff

Andrew Wyeth - Brown Swiss 
I filamenti della conferva - Annette von Droste-Hulshoff

“Lascia pencolare i rami, e invidiaci! invidiaci!
Non perché beviamo il liquido cristallo,
E accanto a noi scintillano le stelle del cielo,
E il sole si è impigliato nel nostro reticolo –
No, consanguinei dello stagno,
Egli ci stringe tutti al suo petto,
E noi gli trafiggiamo il cuore con i nostri
Viticci sottili, come una donna amante:
Simili a vene penetriamo nel suo corpo,
Albeggiamo come i pensieri del suo sogno;
Chi ci conosce, ci dice cari e fidati,
E il cobìte si mette sotto la nostra custodia
Come mamma carpa con la sua prole;
L’onda ama far carezze col nostro velo:
Solo di noi si fida l’amata fata dell’acqua,
Lei, la bella, la più leggiadra delle rose.
Apri, o trifolium, le campanelle
Breve la tua giornata, ma regale il suo passaggio”.

Traduzione di Gio Batta Bucciol
Da “Poesia”  n. 29o, febbraio 2014. Crocetti Editore