7 luglio 2020

Nel mio cielo al crepuscolo… - Pablo Neruda



dipinto di Ira Tsantekidou
Nel mio cielo al crepuscolo… - Pablo Neruda

Nel mio cielo al crepuscolo sei come una nube
e il tuo colore e la forma sono come li voglio.
Sei mia, sei mia, donna dalle labbra dolci,
e vivono nella tua vita i miei sogni infiniti.

La lampada della mia anima ti fa rosei i piedi,
il mio acido vino è più dolce sulle tue labbra:
oh mietitrice della mia canzone d’imbrunire,
come ti sentono mia i miei sogni solitari!

Sei mia, sei mia, vado gridando nella brezza
della sera, e il vento trascina la mia voce vedova.
Cacciatrice del fondo dei miei occhi, il tuo furto
ristagna come l'acqua il tuo sguardo notturno.

Nella rete della mia musica dei prigioniera, amor mio,
e le mie reti di musica sono ampie come il cielo.
La mia anima nasce sulla riva dei tuoi occhi a lutto.
Nei tuoi occhi a lutto inizia il paese del sogno.

da Un amore – Dino Buzzati



dipinro di Viktor Sheleg
da Un amore – Dino Buzzati

Una trama lenta di sogni, un estenuato torpore, un silenzio, vago rombo di vita lontana, fuga dei pensieri abbandonati a sé giù per i nascondigli del passato nella notte calda di giugno. Antonio esce lentamente da una valle senza nome popolata da guglie a forma d’albero, si ritrova nel suo letto, a poco a poco si ricorda, apre gli occhi per vedere. Dalle finestre spalancate il riverbero dei lampioni al neon battono e si allungano in strisce sghembe sul soffitto, intersecandosi, e perciò si distinguono le cose.
Accanto a Antonio, lei dorme. Completamente nuda, giace supina, le braccia incrociate sul petto come la principessa dei faraoni, da una parte e dall’altra le mani gentili seguendo in abbandono la lieve curva del petto e i palpiti lenti del respiro. È un sonno totale senza riserve come quello delle bestioline ma la perfezione della posa e l’espressione della faccia serena e pura danno a lui un sottile struggimento per un motivo che non sa capire, c’è dentro l’innocenza, la giovinezza, la fatalità, il peccato, il tempo che passa e che divora.

Griffy il bottaio - Edgar Lee Masters



Griffy il bottaio - Edgar Lee Masters

Il bottaio deve intendersi di tinozze.
Ma io conoscevo anche la vita,
e voi che vi aggirate fra queste tombe
credete di conoscere la vita.
Credete che i vostri occhi spazzino su un largo orizzonte, forse,
in realtà state solo guardando le pareti della tinozza.
Non potete sollevarvi ai suoi orli
e vedere il mondo esterno delle cose,
e così vedere voi stessi.
Siete sommersi nella vostra tinozza –
tabù e regole e apparenze,
sono le doghe della vostra tinozza.
Spezzatele e rompete l’incantesimo
di credere che la vostra tinozza è la vita,
e che voi conoscete la vita!

Trad. Fernanda Pivano

Friedrich Nietzsche - Gli errori dei genitori nel giudicare i figli



Werner Vescovo - Edimburgo, Scotland 1950
Friedrich Nietzsche - Gli errori dei genitori nel giudicare i figli
Umano troppo umano, 1878.

Gli sbagli più grossolani nel giudicare una persona li fanno i genitori con i figli: questo è un fatto, ma come bisogna spiegarlo? Hanno forse i genitori troppa esperienza del figlio e non sanno più condensarla in unità? Si osserva che coloro che viaggiano fra popoli stranieri, solo nel primo tempo del loro soggiorno colgono con esattezza i tratti comuni e distintivi di un popolo; quanto più conoscono il popolo, tanto più disimparano a vedere ciò che in esso è tipico e caratteristico. Non appena cominciano a veder bene da vicino, i loro occhi cessano di veder bene da lontano.
Giudicherebbero i genitori falsamente il loro figlio perché non sono mai stati abbastanza lontani da lui? Una spiegazione del tutto diversa sarebbe questa: di solito gli uomini non riflettono più su ciò che è vicino e li circonda, ma semplicemente lo accettano. Forse è l'abituale mancanza di riflessione dei genitori il motivo per cui essi, una volta costretti a giudicare i loro figli, giudicano così storto.

Maria Luisa Spaziani - Non fummo mai



fotogramma da Cronache di poveri amanti
Maria Luisa Spaziani - Non fummo mai
(esercizio di coniugazione)

Se fossimo noi tutti dentro l'Essere,
saremmo stati, essendo.
Ma saremo soltanto nell'essenza
di ciò che siamo stati.
Ora siamo l'assenza
di quanto poi sarà.

Arthur Schopenhauer - L'oasi solitaria e il deserto



ceramica di Mario Marconato
Arthur Schopenhauer - L'oasi solitaria e il deserto

Un'oasi bella, verdeggiante e fiorita si guardò intorno e nulla vide all'infuori del deserto: invano si sforzava di scorgere cose simili a sé. Allora proruppe in un lamento: "Disgraziata e solitaria oasi che io sono! Debbo rimanere qui sola, in nessun luogo vi è alcuno simile a me! Anzi non vi è nulla, neanche un occhio che possa vedermi e godere dei miei prati, delle mie sorgenti, degli alberi di palma e degli arbusti! Nulla mi circonda all'infuori del triste deserto senza vita, sabbioso e roccioso. A che cosa mi servono tutte le mie bellezze e ricchezze in questo abbandono!".
Allora parlò il suo vecchio e grigio padre, il deserto: "Figlia mia, se fosse diversamente, se invece di essere il triste e secco deserto, io fossi diverso, e fossi fiorente, verde ed animato, tu non saresti un'oasi, un luogo privilegiato, del quale, già da lontano, il viandante parla magnificandolo; saresti, invece, appunto una piccola parte di me e come tale passeresti inosservata. Perciò sopporta con pazienza la condizione della tua distinzione e della tua fama".

Frammenti, LII - Saffo



Mario Marconato - Offerta floreale, acquaforte-acquatinta a coloro cm 8.8x11.9, 1980
Frammenti, LII - Saffo

E la luna e le Plejadi
Sparir; la notte ammezza e l’ora vola;
E sulla coltrice
Io giaccio sola!

trad. Giuseppe Bustelli