4 gennaio 2018

Le nude prospettive – Enzo Montano

Tamara de Lempicka - Le due amiche (Perspective), 1923
Le nude prospettive – Enzo Montano
(Le due amiche di Tamara de Lempicka)

Farò della mia anima uno scrigno
per la tua anima,
del mio cuore una dimora
per la tua bellezza,
del mio petto un sepolcro
per le tue pene.
Kahlil Gibran

Spigolose le geometrie delle città,
angoli aguzzi e linee austere,
severe come i bigotti moralismi.

Si apre una finestra sulle
rotondità delle carni sode,
nude, senza alcun velo ipocrita,
con labbra arroganti rosso fuoco
di passione senza limiti;
orgogliose nel profondo
potenti, dirette, voluttuose.
Ecco le due amiche
tra le prospettive urbane.
Abbandonata all’estasi una,
guardinga l’altra veglia la serenità
intima della sua compagna.

Tamara offre il suo corpo
e il suo pensiero forte, senza ambiguità
il desiderio di difendere il diritto
della trasgressione dolce.

La parte ricca della medaglia – Enzo Montano

Jean Béurad – Le Patisserie Gloppe, 1889, olio su tela. Museo Carnavalet, Parigi.
La parte ricca della medaglia – Enzo Montano
(La Pasticceria Gloppe di Béurad)

“Oggi il proletariato d’Europa e d’America passa
in rivista le sue forze mobilitate per la prima volta
come un solo esercito, sotto una sola bandiera...
Oggi i proletari di tutti i paesi si sono effettivamente
uniti. Fosse Marx accanto a me a vederlo coi suoi occhi!”.
F. Engels

Sono gli anni della torre Eiffel,
impazza la belle époque,
cento anni fa la rivoluzione,
ma in Brasile  solo adesso
si abolisce la schiavitù,
e in Cina si costruisce la prima ferrovia.
L’Italia cerca il suo impero in Abissinia,
a Chicago si impiccano anarchici innocenti,
e nel Dakota  il Wounded Knee diventa rosso
per il massacro dei pellerossa Lakota Sioux.

Sono gli anni della Seconda Internazionale Socialista,
i lavoratori d’America e d’Europa
manifestano per il primo Primo maggio,
la borghesia impaurita non sa leggere la storia
aspetta il giorno dei lavoratori come fosse guerra.
Da Parigi parte il movimento dell’ottantanove:
sciopero degli operai  a Place de la Concorde,
manifestazioni anche in Place de Republique.
La polizia impediva tutto, i sordi non sentivano:
non festa del lavoro ma spari sulla folla.
Nelle altri Capitali la festa è giorno di pace.
Monta l’onda rossa e percorre il continente,
si sente l’eco dei tumulti e le voci
che gridano “pane e lavoro”.

I borghesi, nelle domeniche di quegli anni,
preludio della Grande Guerra inesorabile,
ostentavano opulenza: feste da ballo,
concerti, corse di cavalli e dolce vita.
Un ritrovo di gran moda era una sosta
Alla Patissere Gloppe sugli Champs Elyées
Dove sfoggiare il bel vestito elegante e alla moda.

Nella stessa città e altrove, dietro la medaglia,
la massima ambizione è calmare i morsi della fame.
 

Nell’oro – Enzo Montano

Gustav Klimt – Ritratto di Adele Bloch-Bauer I, olio su tela, 1907, 138x138. New Gallerie, New York.
Nell’oro – Enzo Montano
(Klimt – Adele Bloch-Bauer)

Quando getta danzando il suo rumore vivo e capriccioso,
Quel mondo risplendente di metallo e di pietra
Mi rapisce in estasi, e io amo alla follia
Le cose dove il suono si mescola alla luce.
Charles Baudelaire – I gioielli

Scrigno di gioielli d’oro o quadro?
Vestito o ricco damascato di oro e luce?
Concerto di bellezza o baleni di sole?

L’oro impreziosisce opali e zaffiri
diamanti, corniole e quarzi rosa;
l’oro è la cornice di
ametiste rubini, giade e acque marine
smeraldi turchesi e ossidiane.
L’oro riscalda ed è luminescente
è dello stesso colore del sole
l’oro è desiderio passione e vanità
l’oro esalta l’incarnato roseo
l’oro è il riflesso dei tramonti
l’oro dipinge il viale della tranquillità.

Prezioso da seimila anni è l’oro
non per le punte delle lance
né per farne palle di cannone
neanche utensili per le cucine
ma gioielli monete e simboli divini.

D’oro era il Vello dell’immortalità
rubato da Giasone
l’oro in India era la Verità
e per gli egizi l’occhio del dio Ra.
Per l’oro si sono fatte mille e mille guerre
l’oro era l’ossessione di tutti gli alchimisti
le pietre di Eldorado sono d’oro
in oro trasforma sua figlia l’avido Mida
l’oro era nelle armi di Achille
l’oro era merce ambita per i mercanti fenici
d’oro era la pioggia per Danae
e d’oro sono gli occhi sulla veste di Adele Block-Bauer
trasformata in dea ed idolo pagano estraneo al tempo.

Klimt ha raccolto tutto del mondo
e ne ha fatto veste gioielli ed ornamento
per Adele, splendente più del sole,
senza parsimonia, vi ha incastonato
il massimo gioiello: la donna e la sua beltà.

Lo sguardo dell’amore – Enzo Montano

Andrew Newell Wyeth - Helga
Lo sguardo dell’amore – Enzo Montano
(Helga e Andrew Newell Wyeth)

Ah, ma se lei indovinasse,
Se potesse udire lo sguardo,
E se uno sguardo le bastasse
Per sapere che stanno amandola!
F. Pessoa – L’amore quando si rivela

Silenzio in equilibrio con la natura,
vento e foglie, finestre e tende
accarezzate e trafitte dai raggi del sole,
cornici disabitate senza spazio: non c’era
posto in quelle tele per gli  uomini e le donne.

Finalmente arrivò Helga la prussiana
vicina di casa discreta e austera,
divenne modella con un sorriso lieve,
per anni mante adente, di nuovo
vicina di casa che saluta con discrezione.

Entrò nei quadri duecentoquaranta volte
come lì fosse il suo posto, vicino alla finestra
col sole tra le trecce bionde e scompigliate.
Ha appena fatto l’amore e osserva l’amante,
è nuda seduta a uno sgabello, inondata dal sole
che in autunno irrompe una buia stanza
e getta disegni d’ombra sul corpo di Helga,
attraversando la peluria argentea del pube.

Helga è una ragazza florida ma lieve
senza concessione alcuna alla volgarità,
è disarmante, naturalmente bella, senza sforzo.
Helga abita nei quadri prima deserti;
dove ho imparato a camminarci grazie a lei.

L'elemento della luce è l'occhio - Francesca Matteoni

foto di Cecilia Paredes
L'elemento della luce è l'occhio - Francesca Matteoni

Così me ne stavo, i bulbi nella mano, in luce denudata
al banco dove sedeva l'occhio
e il guercio fatto savio m'ammiccava
intorbidando il viso nella fonte;
spruzzava inganno e luce tutt'attorno -

Nell'infittirsi asciutto delle notti
la luce germinava sul mio sonno
un verme cieco all'alba
scialba la luce sciroppava per i vicoli inciampando

e mi sentivo azzurra dentro i fiati della nebbia
mi sentivo verde nello straccio della pelle
mi sentivo rossa e rotolavo rossa nell'imminente sangue della fossa -

La luce inacidiva piatta sullo stagno
Giallo! un pugno di luce un dio
Verrai a farmi dio? Vieni e fammi dio!

Smembrami spezzami modellami disserrami
mangiami ingollami spolpami ipotizzami

La luce scuce e ricuce
colorazioni labili affogano falene
lampioni a notte sbiancano in tulles di ballerine
uno slargo di luce nell'aria lo sbrano di luce

e in luce ignota sto
languente in luce sto
nel nulla-luce sto

Finché sull'orlo inceppa e cade l'occhio
trotta caracolla il nervo al fuori
al suolo crudo un chicco
e se lo porta il corvo dentro al becco.

Studio - Bei Dao

Studio - Bei Dao

Il vento, questo parente povero della foresta
andato in ferie in capo al mondo
lancia limoni
verso le onde avvoltolate dell'enorme campana

l'obiettivo rincorre la luce
come si accorda un pianoforte
queste minuscole parole
hanno sonorità pure

scrittura e guerra sono condotte insieme
al centro sono costruite delle case
le persone sedute all'interno
sembrano rumori, stanno per avviarsi

rinunciare al tabacco è rinunciare
a un gesto
perché non dirlo
le parole non sono state ancora eccese.

Nelle città straniere - Adam Zagajewski

Vincent Van Gogh - La casa gialla
Nelle città straniere - Adam Zagajewski

                               A Zbigniew Herbert

Nelle città straniere c’è una gioia sconosciuta,
la fredda felicità di un nuovo sguardo.
Gli intonaci gialli delle case, sui quali il sole
si arrampica come un agile ragno, esistono
ma non per me. Non per me furono costruiti
il municipio, il porto, il tribunale, la prigione.
Il mare scorre per la città con una marea
salata e allaga le verande e le cantine.
Al mercato i prismi delle mele, piramidi
che svettano per l’eternità di un pomeriggio.
E pure la sofferenza non è poi così
mia: il matto locale farfuglia
in una lingua straniera, e la disperazione
di una ragazza sola in un caffè è come
il frammento di una tela in un cupo museo.
Le grandi bandiere degli alberi si agitano
al vento così come nei luoghi
a noi noti, e lo stesso piombo fu cucito
negli orli di lenzuola, di sogni,
dell’immaginazione folle e senza casa