17 luglio 2018

Elevazione – Charles Baudelaire

Vincent Van Gogh - Campo di grano con cipressi
Elevazione – Charles Baudelaire

Al di là degli stagni, delle valli e dei monti,
al di là dei boschi, delle nuvole e dei mari,
al di là del sole, al di là dell'aria,
al di là dei confini delle stellate sfere,

Tu, mio spirito, ti muovi con agilità
e, come buon nuotatore che gode tra le onde,
allegro solchi la profonda immensità
con indocile e maschia voluttà.

Fuggi lontano dai morbosi miasmi,
voli a purificarti nell'aria più alta,
e bevi, come un puro liquido divino,
il fuoco chiaro che colma spazi limpidi.

Le spalle alla noia e ai vasti affanni
che opprimono col loro peso la nebbiosa vita,
felice chi con ali vigorose
si eleva verso campi sereni e luminosi;

Chi lancia i pensieri come allodole
in libero volo verso il cielo del mattino,
- chi si libra sulla vita e comprende senza sforzo
il linguaggio dei fiori e delle cose mute!
 
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Elevation

Au-dessus des étanges, au-dessus des vallées,
des montagnes, des bois, des nuages, des mers,
par delà le soleil, per delà les éthers,
per delà les confins des sphères étoilées,

Mon esprit, tu te meus avec agilitè,
et, comme un bon nageur qui se pame dans l'onde,
tu sillonnes gaiement l'immensitè profonde
avec une indicible et male voluptè.

Envole-toi bien loin de ces miasmes morbides;
va te purifier dans l'air supérieur,
et bois, comme une pure et divine liqueur,
le feu clair qui remplit les espaces limpides.

Derrière les ennuis et les vastes chagrins
qui changent de leur poids l'existence brumeuse,
heureux celui qui peut d'une aile vigoreuse
s'élancer vers les champs lumineux et sereins;

Celui dont les pensers, comme des alouettes,
vers le cieux le matin prennent un libre essor,
- qui plane sur la vie, et comprend sans effort
le langage des fleurs et des choses muettes!

Ancora mi struggo per l'angoscia dei desideri - Fedor Tjutcev

dipinto di Andrew Atroshenko
Ancora mi struggo per l'angoscia dei desideri - Fedor  Tjutcev
 
Ancora mi struggo per l'angoscia dei desideri,
Ancora l'anima mia ti desidera,
E nella tenebra dei ricordi
Ancora io rivedo il tuo volto...
 
Il tuo caro, indimenticabile volto,
Che è sempre, e ovunque, davanti a me,
Così inafferrabile, così immutato
Come una stella nel cielo notturno...

“Le Prophete” - Khalil Gibran

dipinto di Aldo Balding
“Le Prophete” - Khalil Gibran

« …quand l’Amour vous fait signe, suivez-le, bien que ses voies soient dures et escarpées. Et lorsque ses ailes vous enveloppent, cédez-lui… et lorsqu’il vous parle, croyez en lui, malgré le fait que sa voix puisse briser vos rêves comme le vent du nord saccage vos jardins. Car de même que l’Amour vous couronne, il doit vous crucifier. De même qu’il est pour votre c......roissance, il est aussi pour votre élagage…Mais si dans votre peur vous ne cherchez que la paix de l’Amour et le plaisir de l’Amour, alors il vaut mieux couvrir votre nudité et sortir de l’aire de l’Amour, pour vous rendre dans le monde sans saisons, où vous rirez, mais non pas tous vos rires, et vous pleurerez, mais non pas toutes vos larmes.

da “Il canto di Penelope” - Margaret Atwood

Wright Barker - Circe
da “Il canto di Penelope” - Margaret Atwood
(…)
13
Entra il Coro.
Lo scaltro capitano. Canto marinaresco
[Le dodici ancelle in costume da marinaio.]

L’astuto Odisseo da Troia è salpato
la nave ricolma, il cuore placato,
di Atena il figlio dall’occhio fatato,
scaltro è, bugiardo, ladro e truffatore.

Appena giunti del Loto alla terra,
i marinai si scordano la guerra;
Odisseo sulla nave li rinserra,
mesti, avviliti e con la morte in cuore.

Dal Ciclope monocolo arrivato
Odisseo con un palo l’ha accecato;
«Sono Nessuno» ha detto e ci ha salvato
Odisseo dell’inganno il gran signore.

Gli è ostile Poseidone, il re del mare,
tra mille insidie lo fa navigare;
venti avversi da un otre fa soffiare,
addosso a Odisseo, il gran navigatore.

Brindiamo al capitan libero e ardito
in piedi su uno scoglio o addormentato,
e da una dolce ninfa accarezzato
come per sé vorrebbe ognun di noi.

I Lestrigoni poi abbiam trovato,
due di noi tutti interi hanno mangiato;
chi cibo ha chiesto, cibo è diventato,
afflitto è Odisseo, signore tra gli eroi!

In maiali siam stati trasformati,
Odisseo, avvinto a Circe, ci ha salvati,
il vino ha bevuto e i cibi gustati,
un anno è stato l’ospite gradito!

Salute al capitano nel suo errare
spinto dall’onde dell’immenso mare,
lui non ha fretta a casa di tornare
il vecchio matto ingegnoso e incallito!

All’Isola dei Morti poi s’avvia,
sgozza gli agnelli, le ombre van via,
chiede a Tiresia la sua profezia,
Odisseo sempre accorto e sfuggente!

Delle sirene il canto lo attirava,
una bara di piume lo aspettava
e lui, legato all’albero, smaniava,
ma conosceva bene i loro inganni!

Il gorgo di Cariddi non l’ha preso
e anche Scilla l’ha lasciato illeso;
scivolava tra i massi senza peso,
di scogli erranti non temeva i danni!

Al suo comando noi abbiam mancato
e le mandrie del Sole divorato;
noi siamo morti, ma lui è approdato
all’isola dove regna Calipso.

Sette anni di baci e se n’è andato
su una zattera, e il vento l’ha portato
dove Nausicaa stendeva il bucato.
E tutto nudo egli è emerso dall’onda!

Lui le racconta le grandi avventure,
il mare in tempesta e le rive insicure;
del Fato ha subito le insidie più oscure
perfino Odisseo, maestro d’inganno!

Salute al capitano, ovunque sia,
in terra o in mare, non ci son sue nuove,
noi siam nell’Ade, ove nulla si muove
nient’altro ne sappiam, né altri ne sanno

traduzione di G. Aurelio Privitera

Elsa allo specchio – Louis Aragon

Berthe Morisot - In Front of Mirror
Elsa allo specchio – Louis Aragon

Eravamo nel pieno della nostra tragedia
E per tutto un lungo giorno seduta allo specchio
Pettinava i suoi capelli d'oro lo credevo di vedere
Le sue mani pazienti domare un incendio
Eravamo nel pieno della nostra tragedia

E per tutto un lungo giorno seduta allo specchio
Pettinava i suoi capelli d'oro e avrei detto
Eravamo nel pieno della nostra tragedia
Che suonasse un pezzo per arpa ma senza convinzione
Per tutto quel lungo giorno seduta allo specchio

Pettinava i suoi capelli d'oro e avrei detto
Che straziasse a non finire la sua stessa memoria
Per tutto quel lungo giorno seduta allo specchio
A ravvivare i fiori dell'incendio infiniti
Senza dire ciò che un'altra al suo posto avrebbe detto

Straziava a non finire la sua stessa memoria
Eravamo nel pieno della nostra tragedia
Il mondo somigliava a quello specchio maledetto
Il pettine separava i fuochi di quel marezzo
E quei fuochi rischiaravano gli angoli della mia memoria

Eravamo nel pieno della nostra tragedia
Come in mezzo alla settimana s'accampa il giovedì

E per un lungo giorno seduta alla sua memoria
Vedeva morire lontano nel suo specchio

A uno a uno gli attori della nostra tragedia
Che sono i migliori di questo mondo maledetto

E voi sapete i loro nomi senza ch'io li abbia detti
E quel che significano le fiamme delle lunghe sere

E i suoi capelli dorati quando si viene a sedere
E pettina in silenzio un riflesso d'incendio

Traduzione di Francesco Bruno

Rosso – Cristina Ali Farah

Rosso  – Cristina Ali Farah

Alba spumosa, ci sorprendesti offuscati e soli,
mentre andavamo per sempre.
Io, sulla camionetta sudicia e un involucro prezioso tra le braccia.
Fissavo attonita i fucili appoggiati sulle spalle.
Guerriglieri accompagnavano il nostro addio. E la sabbia ricopriva tutto.
Tra le dune scivolose, rare capanne.
Uscivano gridando i bambini e le donne tendevano il braccio.
Aspetta.
Questo è l’estremo saluto.
Ancora l’angoscia non ha invaso i loro volti. Ne percepisco il sentore.
Ora mi accorgo di avere le labbra salate.
Ma il cielo è terso, limpido, ceruleo.
Fuggo dalla morte e la porto con me.
Se non fosse per il viso sereno dei fanciulli.
Lontano si delinea l’Oceano.
E vedo ferruginosa e pesante un’ottusa nave da guerra.
Un guerrigliero alza il mantello rosso al vento, l’altro afferra due lembi.
Ondeggia fluttuante come pesce marino, il mantello rosso.
E si alza, dall’ottusa nave da guerra, une libellula d’acciaio.
Mio padre dice: «L’elicottero sarà qui tra poco, corri».
Ma le mie gambe si muovono a stento.
Da poche ore tenera pulsante creatura è sorta dal mio ventre.
Ora stringo al petto il prezioso involucro.
La libellula si alza. Mio padre gesticola frenetico.
Ma non sento la sua voce. E mi giro.
Vedo il guerrigliero con il mantello rosso.
È molto giovane, come me. Forse ha diciotto anni.
E nasconde il torace con il mantello rosso.
Sorride.
«Ora tornerà a prendere anche te» mi dice.
«E tu non vieni?»
La sua testa ondeggia. Come il mantello rosso.
E tiene il fucile a tracolla. Ma il sorriso è candido, aperto, innocuo.
Nella libellula, circondata da pareti d’acciaio, osservo per l’ultima volta.
E vedo un lungo cordone di guerriglieri circondare la spiaggia.
Poi al centro un mantello rosso.
Che fluttua, si contorce, si allarga.

Trad. Olivier Favier

16 luglio 2018

La rosa segreta - William Buttler Yeats

dipinto di Albert William
 La rosa segreta - William Buttler Yeats

Rosa inaccessibile, più segreta e inviolata,
nell’ora mia suprema avvolgimi: dove
chi ti cercò nel santo sepolcro o nel tino,
dimora oltre l’inquieto tumulto
dei sogni sconfitti: sprofondati tra palpebre pallide,
grevi di sonno, uomini hanno dato nome alla bellezza [...]
Quando saran soffiate per il cielo le stelle
come faville soffiate da forgia e moriranno?
È davvero venuta la tua ora, soffia il tuo gran vento,
rosa inaccessibile, la più segreta e inviolata?