11 dicembre 2018

Quale dolce mela – Saffo

Domenico Gnoli - Apple, 1968, acrylique et sable sur toile, (123,5 x 1163,8 cm)
Quale dolce mela – Saffo

Quale dolce mela che su alto
ramo rosseggia, alta sul più
alto; la dimenticarono i coglitori;
no, non fu dimenticata: invano
tentarono raggiungerla.

Traduzione Salvatore Quasimodo

Il fico – Leonardo da Vinci

Giacomo Ceruti detto il Pitocchetto (1698-1767) - Natura morta 3
Il fico – Leonardo da Vinci

C'era una volta un fico che non aveva frutti.
Tutti gli passavano accanto, ma nessuno lo guardava. A primavera spuntavano anche a lui le foglie, ma d'estate, quando gli altri alberi si caricavano di frutti, sui suoi rami non compariva nulla.
- Mi piacerebbe tanto esser lodato dagli uomini - sospirava i fico. - Basterebbe che riuscissi a fruttificare come le altre piante.
Prova e riprova, finalmente, un'estate, si trovò pieno di frutti anche lui. Il sole li fece crescere, li gonfiò, li riempì di dolce sapore.
Gli uomini se ne accorsero. Anzi, non avevano mai visto un fico così carico di frutti: e subito fecero a gara a chi ne coglieva di più. Si arrampicarono sul tronco, con i bastoni piegarono i rami più alti, col loro peso ne stroncarono parecchi: tutti volevano assaggiare quei fichi deliziosi, e il povero fico, ben presto, si ritrovò piegato e rotto.

E tu che non mi fosti tomba - Anna Andreevna Achmatova

                                                     dipinto di Valery Vetshteyn
E tu che non mi fosti tomba - Anna Andreevna Achmatova

E tu che non mi fosti tomba,
città sovversiva, in disgrazia, cara,
sei impallidita, tramortita, spenta.
Apparente è il nostro distacco:
non mi possono staccare da te,
la mia ombra è sui tuoi muri,
il mio riflesso nei canali,
il rumore dei passi nelle sale dell’Ermitage,
dove il mio amato vagava con me,
e al vecchio Volkovo Pole
dove posso singhiozzare all’aperto
sul silenzio delle fosse comuni.

Trad. di Carlo Riccio

Gocce di fiele – Gabriela Mistral

Jules Joseph Lefebvre - Ophelia
Gocce di fiele – Gabriela Mistral

Non cantare: resta sempre attaccato
sulla tua lingua un canto;
quello che doveva essere trasmesso.

Non baciare: resta sempre per una strana maledizione
il bacio che non viene su dal cuore.

Prega: pregare è dolce: però sappi
che la tua lingua avara non giunge
a dire il solo Padre Nostro che ti salvi.

E non chiamare come clemente la morte,
perché nel corpo di bianchezza immensa
resterà un vivo brandello che sente
la pietra che ti soffoca
ed il vorace verme che ti fora.

La befana spaziale – Gianni Rodari

La befana spaziale – Gianni Rodari

Su quel pianeta la Befana
viaggia a cavallo di un razzo
a diciassette stadi
e in ogni stadio
c’è un bell’armadio
zeppo di doni
e un robot elettronico
con gli indirizzi dei bambini buoni.
Anzi con gli indirizzi
di tutti i bambini, perchè
ormai s’è capito
che di proprio cattivi non ce n’è.

Max – Paolo Conte

Domenico Gnoli - Garcon, 1963, olio e sabbia su tela, 146 × 89 cm, Firenze, Collezione Casamonti 
Max – Paolo Conte

Max era Max
Pi tranquillo che mai
La sua lucidità

Smettila, Max
La tua facilità
Non semplifica, Max

Max
Non si spiega
Fammi scendere, Max
Vedo un segreto
Avvicinarsi qui, Max

Filastrocca di Capodanno – Gianni Rodari

Clara Peeters - Still life with cheeses artichoke and cherries - ca-1625
Filastrocca di Capodanno – Gianni Rodari

Filastrocca di Capodanno:
fammi gli auguri per tutto l’anno:

voglio un gennaio col sole d’aprile,
un luglio fresco, un marzo gentile;

voglio un giorno senza sera,
voglio un mare senza bufera;

voglio un pane sempre fresco,
sul cipresso il fiore del pesco;

che siano amici il gatto e il cane,
che diano latte le fontane.

Se voglio troppo, non darmi niente,
dammi una faccia allegra solamente.