22 luglio 2018

Dalla vita degli oggetti - Adam Zagajewski

Students Materials - John Frederick Peto
Dalla vita degli oggetti - Adam Zagajewski

La pelle levigata degli oggetti è tesa
come la tenda di un circo.
Sopraggiunge la sera.
Benvenuta, oscurità.
Addio, luce del giorno.
Siamo come palpebre, dicono le cose,
sfioriamo l’occhio e l’aria, l’oscurità
e la luce, l’India e l’Europa.
E all’improvviso sono io a parlare: sapete,
cose, cos’è la sofferenza?
Siete mai state affamate, sole, sperdute?
Avete pianto? E conoscete la paura?
La vergogna? Sapete cosa sono invidia e gelosia,
i peccati veniali non inclusi nel perdono?
Avete mai amato? Vi siete mai sentite morire
quando di notte il vento spalanca le finestre e penetra
nel cuore raggelato? Avete conosciuto la vecchiaia,
il lutto, il trascorrere del tempo?
Cala il silenzio.
Sulla parete danza l’ago del barometro.

Traduzione di Krystyna Jaworska

Vecchie parole: fiducia fedeltà - Adrienne Rich

foto da pinterest
Vecchie parole: fiducia fedeltà - Adrienne Rich

Vecchie parole: fiducia fedeltà
e ancora nulla di nuovo in sostituzione.
Io rastrello foglie, rassetto il prato, erba d’ottobre
dolorosamente verde sotto l’oro
e in questo lavoro silenzioso sorgono
pensieri di te
sento la tua voce: sfiducia tradimento
che punge i fili.
Io riempio sacchi con le vecchie foglie
e ancora cadono e ancora
vedo il mio lavoro disfatto
Un pomeriggio gelido di pioggia
e l’intero lavoro tutto da rifare
Non posso sapere ciò che sai
se non me lo dici
ci sono ferite nella nostra comprensione di questo mondo
Ci siamo incontrate in una identica
furia di destinazione
menzionando a mala pena la differenza
(che cosa attirava i nostri bei capelli
nel fuoco
i profondi, ardui abbeveratoi
taciuti)
Sono caduta scavalcando la ringhiera di un seminterrato
il primo giorno di scuola e mi sono ferita la fronte -
te l’ho mai raccontato? Più di quarant’anni
e ricordo ancora che ho annusato il mio sangue
come l’odore di un nuovo libro di testo
E mi hai mai raccontato
come ti richiamava dal gioco tua madre?
E da chi? Per cosa? Questi atomi ricoperti di polvere
comune
quella vita normale dalla quale ognuna e tutte fuggivamo
fuori orbita
alla quale dobbiamo ritornare semplicemente per dire
questo è il mio luogo d’origine
questo è ciò che conoscevo
Il passato non è un guscio tuttavia il cambiamento
continua
Libertà. Non è una volta, camminare fuori
sotto la Via Lattea, sentendo i fiumi
di luce, i campi di buio-
la libertà è un continuo, prosastico ricordare
quotidiano. Mettere insieme, pezzo dopo pezzo
i mondi stellati.

Antonella Anedda 14-18

Antonella Anedda 14-18

A volte mi illudo di afferrare i nessi tra le cose:
mio nonno in trincea a diciassette anni
che scrive versi d’amore ignaro
che l’inferno doveva ancora venire.
Lui vivo e tutto il resto perduto
a cominciare dalla bambina
sepolta in Istria con sua madre.
Di notte stabilisco i nessi tra le cose
rivedo un vecchio esitare sulle scale
scambiare il buio con l’acqua
fare di sé stesso un grumo
di vestiti e vetri, un’ultima volta
per provare a rovesciare il male.

Ma forse facevamo soltanto finta di non sapere niente - Adam Zagajewski

dipinto di Eric Bowman 
Ma forse facevamo soltanto finta di non sapere niente - Adam Zagajewski

Tale è infatti nelle nostre rappresentazioni il sapere: scuro, salmastro,
limpido, in continuo movimento, profondamente libero…
Elizabeth Bishop
Ma forse facevamo soltanto finta di non sapere niente.
Forse così era più facile, di fronte all’enormità
dell’esperienza,
di fronte alle sofferenze (sofferenze altrui, in generale).
Forse c’era in questo addirittura un po’ di pigrizia
e un briciolo di indifferenza ostentata. Forse pensavamo:
meglio essere un tardo epigono di Socrate
piuttosto che riconoscere che qualcosa tuttavia sappiamo.
Forse nelle lunghe passeggiate, quando ci si disvelavano
la terra e gli alberi, quando cominciavamo a capire
qualcosa,
avevamo paura del nostro coraggio.
Forse il nostro sapere è amaro, troppo amaro,
come le grigie fredde onde del Mare del Nord,
che ha risucchiato già così tante navi,
ma continua ad essere affamato.

Destinazioni – Carmen Yanez

Carl Vilhelm Holsøe - Children, Children with Book
Destinazioni – Carmen Yanez

Ci conoscemmo in cielo.
Volavamo a dodicimila metri di altezza
la cintura di sicurezza, la coperta sul grembo,
la testa adagiata sul piccolo cuscino
e ciascuna con la sua angoscia per le turbolenze.
Quanta fragilità sommata all’ignoto!
Aveva solo sette anni quella morettina
e già viaggiava con un passaporto al collo
per incontrare la madre
che aspettava trepidante in qualche luogo
    dell’anima in esilio.
Di tanto in tanto volgeva gli occhi verso di me:
E se l’aereo sbatte contro le nuvole, cosa succede?
Da che paese vieni tu?
C’è mai passato Dio?
E se apri il finestrino cosa succede?
E dov’è la gente della terra? Ci vedono?
Dov’è il ghiaccio dei monti? Si è sciolto?
E dopo un silenzio riflessivo:
Le empanadas di Santa Rosasono migliori di
    quelle di Madrid
disse, guardando il sole sul velo dei suoi dubbi.
Tanto piccina eppure quanta sicurezza!
E così… il primo passo per lasciare l’infanzia
    contadina
di bambina povera di Santa Rosa del Toay.
Verso l’ignoto.

Traduzione di Roberta Bovaia 

Arrotolo una ciocca dei tuoi capelli - Adrienne Rich

Pierre-Auguste Renoir - Le bagnanti
Arrotolo una ciocca dei tuoi capelli - Adrienne Rich

Arrotolo una ciocca dei tuoi capelli
alle dita la lascio cadere
sul cuscino la porto alle narici
respiro il tuo corpo intero
Dormire con te dopo
settimane di separazione com’è normale
eppure dopo mezzanotte
voltarmi e passare il braccio
lungo la tua coscia
ranicchiata nel sonno
che fragile meraviglia

Solo per qualche istante - Evgenij Abramovič Baratynskij

dipinto di Steve Hanks
Solo per qualche  istante - Evgenij Abramovič Baratynskij 

La gioia nell’esistenza ci affascina per qualche istante,
balenano (e quasi non li scorgi) i giorni della felicità;
sfolgorano appena  e già si celano.
Per qualche istante ho conosciuto quanto sia dolce l’amore;
ma ora, mia cara amica, tu non sei più con me.
La beatitudine sogno d’un attimo è già svanita.
Io sono solo, e il cuore è oppresso
dalla nostalgia d’un anno di separatezza.
Dove sei finito, dove, fascino dell’amore?

Non è già passata, tra noi, un’eternità?
Come può la mia vita esser stata felice un’ora soltanto?
Come possono essermi rimasti addosso soltanto i desideri?
Possedevo tutto, e in un instante m’hanno privato di tutto:
il mio sogno era appena sorto, e subito è svanito.
Della felicità mi rimane soltanto
un triste turbamento.

Ti amo sogno del vento - Vicente Aleixandre

dipinto di Victor Bauer
Ti amo sogno del vento - Vicente Aleixandre

Ti amo sogno del vento obliato il polo confluisce con le mia dita
nelle dolci mattine del mondo a testa in giù
quando è agevole sorridere perché la pioggia è benigna
Nell'alveo di un fiume viaggiare è cosa deliziosa
o pesci amici ditemi il segreto degli occhi aperti
dei miei sguardi che sboccano nel mare
a reggere le chiglie delle navi lontane
Io vi amo - viaggiatori del mondo - voi che sull'acqua dormite
uomini che in America vanno in cerca dei loro vestiti
quei che lascian sul lido la loro patita nudità
e sulle tolde della neve attraggono il raggio della luna
Camminare in attesa è bello e dilettevole
l'argento e l'oro non hanno mutato di fondo
rimbalzano sui flutti sul dorso squamoso
e generano musica o sogno alle chiome più bionde
Nel fondo di un fiume la mia brama va via
dai paesi innumerevoli che ho tenuto sui polpastrelli
quell'ombre che vestito di nero
ho lasciato ormai lungi disegnate in spalla
La speranza è la terra è la guancia
è un'immensa palpebra dov'io so che esisto
Rammenti? Per il mondo son nato una notte
in cui addizione e sottrazione era la chiave dei sogni
Pesci alberi pietre cuori medaglie
sulle vostre onde concentriche si  immote
io mi muovo e se giro mi cerco oh centro oh centro
strada  viaggiatori del mondo del futuro esistente
più in là dei mari nei miei polsi che battono.

Il mio amore - Edward Estlin Cummings

dipinto di Horacio Cardozo
Il mio amore - Edward Estlin Cummings

Amore mio
i tuoi capelli sono un regno
del quale il re è l'oscurità
la tua fronte è un lancio di fiori
la tua testa è una foresta animata
piena di uccelli dormienti
i tuoi seni sono stormi di candide api
sul ramo del tuo corpo
il tuo corpo per me è l'aprile
nelle cui ascelle c'è la venuta della primavera

le tue cosce sono bianchi cavalli aggiogati
alla biga dei re
sono la sorpresa di un buon menestrello
fra esse c'è sempre un piacevole canto

amore mio
la tua testa è uno scrigno
del fresco gioiello della tua mente
i capelli .del tuo capo sono un guerriero
innocente della disfatta
i capelli che ti scendono sulle spalle sono un esercito
di vittoria e di trombe

le tue gambe sono gli alberi che sognano
il cui frutto è il vero alimento dell'oblio

21 luglio 2018

I diritti umani – Carlo Bordini

Angelo Tommasi, La partenza degli emigranti italiani per l’America, 1896, Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna
I diritti umani – Carlo Bordini

Gli uomini nascono gregari e divisi in classi. Il gregarismo va incoraggiato e stimolato per mantenere l’equilibrio della società.

Tutti gli uomini devono essere incoraggiati a coltivare l’isterismo e la xenofobia per mantenere la struttura gregaria della società e la coesione delle classi, delle nazioni, dei ceti, dei generi, che soli possono assicurare uno sviluppo equilibrato della società umana.

Gli uomini hanno quindi il diritto di essere:

– ingannati
– picchiati
– uccisi
– perseguitati
– avvelenati
– sfruttati
– aizzati gli uni contro gli altri

indipendentemente dalla loro nazionalità, religione, razza o colore, purché questo rientri in un piano di socializzazione e di aggregazione del consorzio umano.

Tutti gli uomini hanno il diritto al mantenimento della vita e alla libertà e alla sicurezza personale, compatibilmente con le esigenze di socializzazione e di aggregazione del consorzio umano e con le esigenze dell’economia e della politica di ogni paese.

Nessuno può essere detenuto o esiliato senza una valida giustificazione (vedi punto precedente).

Tutti gli uomini hanno il diritto a coltivare le proprie illusioni, e ad evadere dalla realtà in modi ideologici, religiosi, elettronici, edonistici, pornografici, ecc., purché questi metodi siano considerati leciti dalla loro comunità di appartenenza. Gli uomini hanno diritto ad avere dei leaders e dei capi riconosciuti.

Poiché tutti gli uomini hanno il diritto a coltivare le proprie illusioni, nessuno può essere perseguitato per le proprie illusioni, tranne che per cause di comprovata forza maggiore. Nel caso si renda necessario, per il benessere del consorzio umano, distruggere le illusioni appartenenti a individui o a categorie di individui, i responsabili di questa distruzione sono tenuti a ricostruire nuove illusioni per i suddetti individui e le suddette categorie.

Gli uomini hanno il diritto di impazzire, di sgozzare i propri simili, purché questo sia giustificato in termini di convivenza umana e di equilibrio.

Ogni uomo ha il diritto, se ne ha la possibilità, di seguire i propri programmi televisivi preferiti e, nell’ambito delle sue possibilità materiali, di impiegare come vuole il proprio tempo libero, di trascorrere come preferisce le proprie vacanze e di dedicarsi agli hobby che gli sembrano più confacenti alla propria personalità.

Gli uomini hanno inoltre il diritto di sfruttare ed affamare i propri simili, se se ne dimostrano degni e se ne hanno le capacità e se la loro non è un’azione effimera ma fondata e capace di mettersi in relazione con altri nell’ambito del consorzio umano.

Gli uomini sono riuniti in fazioni in conflitto fra loro e hanno diritto di appartenervi. Ciascun uomo ha diritto di appartenere a una fazione, a un’etnia, a una religione, e ad odiare coloro che non vi fanno parte.

Gli uomini hanno diritto ad opprimere le loro mogli e i loro figli, (per esempio: a mutilare le proprie figlie) purché ciò non sia arbitrario ma sia basato su principi riconosciuti dalla società.

Gli uomini hanno diritto a condurre guerre, purché:
1. queste siano giustificate.
2. ne abbiano i mezzi e le possibilità.

Possono uccidere animali, avvelenare territori, desertificare regioni, purché questo sia fatto nel’ambito delle regole convenute dal consorzio umano e non impedisca ad altri uomini e ad altri gruppi di uomini di perseguire le stesse attività.

possono tradire, ma a proprio rischio e pericolo: il tradimento, se non avrà successo, non sarà riconosciuto come giustificato, e sarà quindi perseguitato.

possono falsificare la storia, purché abbiano la forza per farlo durevolmente.

Possono tenere schiavi altri uomini, purché questo non avvenga in disaccordo con altre fazioni o gruppi che tengano schiavi altri uomini.

Possono diffondere idee fanatiche.

Possono creare religioni e credenze, e, se questo non turba l’equilibrio del consorzio umano, possono combattere religioni e credenze.

possono fingere di aiutarsi e di aiutare il genere umano.

Possono rubare, purché questo non impedisca ad altri uomini o gruppi di uomini di fare lo stesso.

possono torturare, anche se tale azione comporta la necessità di essere giustificata con ideologie, con stati di forza maggiore, con motivi religiosi o stati di emergenza, con esigenze fondate di mantenimento dell’ordine pubblico o, comunque, con motivi più elevati.

tutti gli uomini possono quindi torturare i propri simili, purché questo sia giustificato dalle circostanze, dall’ideologia o dal convincimento comune.

Gli uomini hanno il diritto a uccidere i propri simili, purché ciò sia consentito dalle circostanze (mantenimento dell’ordine, guerre, rivoluzioni, pattugliamenti di polizia, conflitti etnici), o giustificato dagli obiettivi della felicità umana o da considerazioni religiose od etiche.

Nei casi in cui azioni di macellazione collettiva o individuale si rivelino particolarmente confacenti ai bisogni spirituali della società e del momento, gli uomini che hanno preso parte a tali macellazioni possono essere considerati come eroi o santi; le loro vittime, però, hanno pari diritto ad essere considerate martiri della parte massacrata.

Gli uomini, di fronte agli orrori che i conflitti armati e i conflitti di interesse comportano, hanno diritto a mantenere la loro sanità mentale. Essi possono quindi:

rimuovere le conseguenze delle proprie azioni;
considerare inevitabile la propria iniquità;
pensare di essere nel giusto;
pensare di agire per il bene dell’umanità;
pensare che il male sia comunque inevitabile;
considerare gli esseri umani, nell’ambito degli esseri viventi, come gli unici titolari di diritti.

Tutti gli uomini hanno il diritto di provare buoni sentimenti.

da “il manifesto” del 21 luglio 2018


da “il manifesto” del 21 luglio 2018

Interni di ministro
Querela a Saviano, il linguaggio come un manganello
ANDREA BAJANI

La querela di un Ministro dello Stato a un privato cittadino dice la sproporzione delle forze, prima di tutto. Il che è di un’evidenza tale che non avrebbe bisogno di additivi in forma di commenti.
Èlapalissiana la violenza. Pur essendo Roberto Saviano uno scrittore e un giornalista noto in tutto il mondo, con tutto il surplus simbolico del caso, resta un privato cittadino.
Te la prendi con i piccoli, si potrebbe dire se il linguaggio non fosse corrivo. Se non spettasse, a chi parla amplificato, l’esercizio di una qualche forma di responsabilità verso la lingua, il pensiero e dunque il vivere associato.
Quello che infatti più colpisce, in questo che ha l’aria di un atto di violenza di Stato,non è tanto o soltanto la querela,ma il corredo di una lingua ormai brutalizzata: il tweet mandato a cose fatte dal Ministro, il «merda» spalmato prima di cliccare,non per espressionismo ma per sciatteria.
O meglio, per eccesso di normalità: il linguaggio del senso comune usato come un manganello, infatti, fa più male, è un colpo che parte con il braccio di sessanta milioni di persone. Il senso comune usato per colpire dice questo: parlo come tutti, quindi colpiamo tutti insieme. È un linciaggio fatto di parole.
Quello che è in atto in questi tempi è uno stupro di gruppo del linguaggio. Il pensiero, di cui il linguaggio è l’espressione, resta a terra, rantola frasi deturpate, non arriva alla fine della frase. E un pensiero violato produce un’epoca violenta, il cui braccio armato è l’ignoranza. E l’ignoranza, come si sa, non la si toglie con il titolo di studio.
Il punto è che abbiamo tutti contribuito all’impoverimento del pensiero. Siamo tutti compromessi,non vale più tirarsi indietro. È solo per codardia intellettuale che in questi anni abbiamo infatti accettato di considerare i commenti a Facebook, abooking.com o a Tripadvisor come nuove espressioni di democrazia. È solo per carenza di immaginazione politica che abbiamo scambiato uno sfogatoio per un’agorà; ed è da qui che carica il colpo il manganello del senso comune. Abbiamo accettato che un albergatore, un ristoratore, o un cittadino potessero diventare ostaggi di una lingua modulata sul linciaggio, di frasi e tweet con le vene gonfie per la rabbia, di «mai più», «andatevene a casa», «non siete neanche capace a fare i letti», «i vostri cessi gridano vendetta», «fate schifo», e «che i nostri figli vi facciano pagare cara l’attesa della pizza».
Abbiamo accettato che prevalesse la semplificazione, che la dotazione linguistica primaria
di un discorso prevedesse l’anatema e la gogna collettiva. Abbiamo accettato che la funzione Tripadvisor, per così dire, prendesse il posto del pensiero condiviso, che questa fosse una nuova forma di dialettica. Abbiamo trasformato la cultura in un fatto di costume, nella partita del presenzialismo. Abbiamo trasformato il confronto culturale in happy hour. E ora subiamo le conseguenze, di tutto questo. Che,cioè, l’umanesimo sia condannato a definitiva archiviazione. L’umanesimo muore nel tweet di un ministro che scrive«merda» e
manda baci dopo aver spedito una querela a uno scrittore, a un privato cittadino. Ma muore anche a ogni tweet di chi usa il senso comune per colpire. È morto l’umanesimo perché abbiamo ucciso la sua lingua. Questo doppio sterminio è il nostro più grande fallimento

20 luglio 2018

Pagina dieci: mercoledì. Il poeta - Rodolfo Hasler

dipinto di Mark Keller
Pagina dieci: mercoledì. Il poeta - Rodolfo Hasler

Cosa brilla sulla sua testa? Sarà un violino sonoro,
uno strumento che sa ordinare, che detta all’orecchio
continue confidenze, dettagli di una vita disciolta nell’acqua,
non so se sa nuotare, tuttavia, è una vita viaggiante,
un campanello, un attacco di maldoror.

Ogni amore è politico - Jana Putrle Srdić

dipinto di Aldo Balding
Ogni amore è politico - Jana Putrle Srdić

Nei sogni con il direttore
condividiamo l’appartamento,
non funziona lo sciacquone
o è inservibile il bagno.
Lui di continuo annaffia i fiori,
io attacco pezzettini di lamina
luccicante alla parete.
Certo, è bendisposto verso di me.
La poesia stabilizza il caso,
dicono. E inoltre: ogni
amore è politico.

Traduzione di Jolka Milič

Verso dove? - Susana Szwarc

dipinto di Charles Levier
Verso dove? - Susana Szwarc

Non esiste nanometro che possa decifrare la distrazione.
Alberi. La caduta d’un altro nido sul sentiero. Il frammento
del nido su un ramo. La figlia che fotografa il nido.
Un quadro: questo dovrà farà, incorniciarsi, incorniciarlo.
La madre retrocede la scala. S’è arrampicato e salta
fin qui: canta.
Canta una melodia a suo capriccio. Mi segue mi segue,
la melodia mi sta tra i piedi.
(Fuggiamo: completamente distratte usciremo
da quella linea).

Che venga il tassatore e che tassi la distrazione.
Senza arnesi – dirà – ed il cielo è celeste.
Il cielo è il tetto, reclamo la mia parte,
la parte che hai buttato, distratta non trovo nemmeno un avanzo,
distratta mi allontano e mi avvicino. È sull’amaca dove
si decide il percorso. Non si esaurisce, non si esaurisce né più
né meno che tu nella tua anemia, nel tuo digiuno.

Venerdì. Rua Aurora - Rodolfo Hasler

dipinto di Charles Levier
Venerdì. Rua Aurora - Rodolfo Hasler

Attraversando la strada Aurora guarda all’indietro. Come dice
rua Aurora, come ardisce se niente gli appartiene. È l’inizio
di una trasformazione, il ruffiano è bramato da un pugno
di viandanti, è un incendio, un fuoco che si avvicina,
un palpito, un diadema. Si aggiusta la chioma davanti al vetro,
sull’orlo dell’abisso, non sai se il riflesso è reale
o una porta immaginaria. Non sai se tornare, se lo desideri,
non invano sei stato qualcuno, abbracciato, leccando le mani,
attraversando la strada. Sei la decadenza,
la cerchi, adori quello che una fata ti racconta,
le corde di un’arpa che festeggia il delirio.
Lasci la rua Aurora e pensi al poeta, alla sua opera
rinchiusa nell’acqua, incantato da un verso,
mentre fuggi, vai via, con il suo contenuto.

Poetessa moderna - Jana Putrle Srdić

dipinto di Kenton Nelson
Poetessa moderna - Jana Putrle Srdić

Lavoro e poi vado in ufficio.
Ogni tanto bevo campari
con succo d’arancia
e mi limo le unghie.
Nel tempo libero mi toccano sul vivo
cose incredibili e subito piango
alla vista di un pullman che parte.
Di James Tate che cammina a stento.
Di tutti quei vecchi ruderi di
poeti, ai quali le mogli
frugano nelle tasche e dopo
porgono loro gli occhiali.
In questo senso faccio la fila.
Le arance marciscono sotto gli alberi
e frammenti di unghie nella spazzatura.
Più lavoro, meno la situazione cambia:
tutto arriva, riposto in sacchetti,
e quando qualcuno muore, le sue ceneri
vengono messe al sicuro in una scatola chiusa.
Niente di strano che tutto ciò che sta in piedi
ci tocca incredibilmente. E ci opprime.

Traduzione di Jolka Milič

Poi basta una mattina di vero sole - Franco Buffoni

dipinto di Kenton Nelson
Poi basta una mattina di vero sole - Franco Buffoni

Poi basta una mattina di vero sole
Aprendo le griglie della sala
Luccica al raggio la cima del pino
Ed è la luce del cinquantanove
Coi tre vestiti dell’estate
Pronti per il Corpus Domini
Uno da passeggio seta a fiori
Per la processione
Uno da sera in tinta unita, scuro
O bianco, uno da casa se veniva gente.

L’amore, la morte, la vita - Paul Eluard

dipinto di Kenton Nelson
L’amore, la morte, la vita - Paul Eluard

Gli uomini sono fatti per intendersi
per comprendersi amarsi
hanno figli che saranno padri d’uomini
hanno figli senza casa senza patria
che reinventeranno le case
che reinventeranno gli uomini
e la natura e la patria
quella di tutti gli uomini
quella di tutti i tempi.

traduzione di V. Accame

Reve pour l’hiver – Arthur Rimbaud

Claude Monet - Le Givre À Giverny
Reve pour l’hiver – Arthur Rimbaud

L’hiver, nous irons dans un petit wagon rose
Avec des coussins bleus.
Nous serons bien. Un nid de baisers fous repose
Dans chaque coin moelleux.
Tu fermeras l’oeil, pour ne point voir, par la glace,
Grimacer les ombres des soirs,
Ces monstruosités hargneuses, populace
De démons noirs et de loups noirs.
Puis tu te sentiras la joue égratignée…
Un petit baiser, comme une folle araignée,
Te courra par le cou…
Et tu me diras : “Cherche !”, en inclinant la tête,
- Et nous prendrons du temps à trouver cette bête
- Qui voyage beaucoup…

Pagina nove: giovedì - Rodolfo Hasler

dipinto di Eric Bowman
Pagina nove: giovedì - Rodolfo Hasler

La gazza prende il volo al minimo spavento,
un rumore, lo scricchiolio delle foglie secche,
guarda attentamente quel che emerge.
Qualcuno abbandona la scena
prima di ritrovarsi compromesso,
allontanandosi ti lascia davanti un oggetto schivo,
non può capire il senso, solo accettarlo
o lasciarlo volare, andare in un altro grembo in cerca di conforto,
per questo lo hai dimenticato, è una goccia brillante
capace di attivare l’intelligenza e lasciarti vivere,
agganciato a un sogno, senza fine, allo stesso modo, senza fine.

Malattia - Bella Achatovna Achmadulina

dipinto di Eric Bowman
Malattia - Bella Achatovna Achmadulina

Oh dolore: tu sei la saggezza. L’essenza della decisione
dinanzi a te è così meschina
ed un oscuro genio illumina
l’occhio della bestiolina ammalata.

Nei tuoi funesti confini
la mia ragione era alta e avara,
ma il sapore di menta delle secche erbe medicinali
ormai non si cancella dalle labbra.

Per alleviare l’ultimo respiro
io, con la precisione di quella bestiolina,
fiutando, trovai il mio rimedio
nel doloroso esile gambo di un fiorellino-

Oh perdonare tutti: ecco il sollievo!
Oh perdonare tutti, restituire a tutti
e gustare con tutto il corpo la suprema grazia
soave come una irradiazione.

Vi perdono, deserti giardinetti pubblici!
Davanti a voi soltanto, nella mia miseria,
io ho pianto di una confusa fede
sui cappucci dei bambini.

Vi perdono, mani altrui!
Che vi tendano pure a quello che
del mio amore e della mia sofferenza è soltanto
un oggetto, non necessario a nessuno.

Vi perdono, occhi di cane!
Voi per me eravate il biasimo ed il giudizio.
Tutti i miei tristi pianti
recano fino ad oggi questi occhi.

Perdono l’amico e il non-amico!
Bacio in fretta tutte le labbra!
In me, come nel corpo morto di un cerchio,
la compiutezza ed il vuoto.

E gli scoppi generosi e la leggerezza,
come nel bianco tremolio delle piume,
ed ormai non è penoso il mio gomito
alla sensibile voluta delle ringhiere.

Soltanto l’aria sulla mia pelle.
Aspetto una sola cosa: che al crepuscolo del giorno,
preso da una malattia simile,
qualcuno perdoni me.

Chiamala paura - Joy Harjo

 Dipinto di Eric Bowman
Chiamala paura - Joy Harjo
.
C’è quest’orlo dove le ombre
e le ossa di alcuni di noi camminano
                                               -all’indietro
.
Parlano all’indietro. C’è quest’orlo
chiamalo un oceano di paura dell’oscurità. O
dagli un nome con altri canti. Sotto le costole
i cuori sono stelle di sangue. Splendono
splendono, e i cavalli in un galoppo alato
sferzano la curva delle costole.

                                                   Battito di cuore
e inspirare d’affanno. Respirare
                                                  all’indietro.
C’è quest’orlo dentro di me
                            l’ho visto una volta
una domenica mattina d’agosto quando il caldo non aveva
lasciato questa terra. E Goodluck
dormiva accanto a me sul camioncino.
Non avevamo mai varcato l’orlo dei
canti alle quattro del mattino.

                                    -Volevamo solo parlare, ascoltare
una qualsiasi voce per rimanere vivi.
                                     -E c’era quest’orlo –
non il dirupo di rocce d’arenaria
ossa di terra vulcanica dentro
                                    Albuquerque.
Non quello,
                     ma una scia di cavalli d’ombra che scalciano
e mi tirano fuori dal mio ventre,
                    -non nel Rio Grande ma nella musica
che a malapena arriva
                          da domenicali canti di chiesa
sulle onde della radio. Batteria scarica ma le voci
parlano all’indietro

Le piante, da quelle di seta fino alle più arruffate - Nazim Hikmet

Gustav Klimt - Avenue of Schloss Kammer Park
Le piante, da quelle di seta fino alle più arruffate - Nazim Hikmet

Le piante, da quelle di seta fino alle più arruffate
gli animali, da quelli a pelo fino a quelli a scaglie
le case, dalle tende di crine fino al cemento armato
le macchine, dagli aeroplani al rasoio elettrico

e poi gli oceani e poi l’acqua nel bicchiere
e poi le stelle
e poi il sonno delle montagne
e poi dappertutto mescolato a tutto l’uomo

ossia il sudore della fronte
ossia la luce nei libri
ossia la verità e la menzogna
ossia l’amico e il nemico
ossia la nostalgia la gioia il dolore

sono passato attraverso la folla
insieme alla folla che passa.

traduzione di J. Lussu

Gabbiani, dunque - Valerio Magrelli

dipinto di Kenton Nelson
Gabbiani, dunque - Valerio Magrelli
La poesia e la fogna, due problemi mai disgiunti
E. Montale
Ho fatto male a dirne tanto male
e per questo si vendicano.
Scesi dall’alto dei loro tramonti
vengono a pascolare davanti al mio portone.

Mangiano l’immondizia
l’unica pianta che cresce in città,
nella nostra città,
un rampicante che cresce già morto
e adesso nutre il popolo dei cieli.

Prendevo in giro il Kitsch:
mi ritrovo gli zombie sotto casa.

Viene lentamente – Jorge Boccanera

dipinto di Paul Schulenburg
Viene lentamente – Jorge Boccanera

Viene lentamente,
entra
inciampa nella mia tosse,
nella mia abitudine di lasciare il collo
ovunque.
Viene lentamente,
mette in ordine i miei silenzi,
slega le parole necessarie
riceve la corrispondenza dei miei occhi.
Viene lentamente,
e stende le sue tovaglie d’amore.
Viene lentamente,
fatta solo di fumo per non svegliarmi.
Si apre il passo tra bicchieri scaraventati contro il giorno,
ritratti di donne,
notti di risse e di gin.
Viene lentamente,
entra,si inginocchia vicino alla mia anima
a ricomporre i frammenti delle mie risate.
Poi vola via azzurra come il pomeriggio.

Pagina quattordici: giovedì. La parola - Rodolfo Hasler

dipinto di Kenton Nelson
Pagina quattordici: giovedì. La parola - Rodolfo Hasler 

L’ultima parola proviene dall’alto e discende
come la rugiada sui tetti. Fermarsi per sentire
il tempo e non morire di morte certa. Devi udire,
è solo una parola diretta a te che arriva da qualche
ingrato luogo. Se non l’ascolti non sarà tua,
fuggirà nel tratto di matita affilata, nella putrida pozza
ammassata dall’oblio. Si congiungono due corone dorate
che pesano sulla tua testa e il boccone dolce che ti farà
assaggiare più del conto fino a toccarti, dove,
solo eloquenza, l’impressione di comprendere
tutte le lingue, non sai se devi frugare
per paura della spossatezza. All’improvviso il bordo
della pagina bianca.