16 agosto 2017

La linea d'ombra - Umberto Crocetti

La linea d'ombra - Umberto Crocetti

Ti trascino
per i varchi della mia incostanza
afferrandoti per il braccio
su cui è tatuato il disappunto
e cerco nel tuo volto i segni
del disagio, con un timore dentro
che scorgo ad ogni lampo di coscienza.
Con incroci di addii
ho progettato il calvario della notte
e ho bendato il pensiero che dorme
perché non senta il dramma
del risveglio.
Ma al di là di ogni parola c'è
un silenzio, al di là di ogni sguardo
un altro cielo
e tu ridi
camminando sul filo del tuo sogno
e poi cedi, ridendo, ad un pianto improvviso
mentre dita confuse fra il ritrarsi e il cercare
svelte tornano al braccio
ad impedire il volo.

Nuvole nuvole nuvole - Mark Strand

Nuvole nuvole nuvole - Mark Strand

1. Una nuvola non è mai uno specchio
2. Le parole sulle nuvole sono nuvole loro stesse
3. Se nevica in una nuvola, solo la nuvola lo sa
4. Per ogni nuvola c’è un’altra nuvola
5. Una nuvola sogna solo triangoli
6. Una nuvola è una stagione di bianco
7. Lo sfolgorio delle nuvole è falsità
8. Le nuvole sono state disossate
9. Al museo delle nuvole è esposta solo Biancaneve
10. Le nuvole sono frutta soffice
11. Lo scorrere delle nuvole è come pomeriggio dopo pomeriggio
12. Se un pappagallo si perde in una nuvola diviene arcobaleno
13. Le nuvole sono innamorate degli orizzonti
14. Si parla in una nuvola come in un telefono
15. Un cielo senza nuvole è calvo e azzurro
16. Le nuvole del mare profumano di mare
17. Le nuvole sono nobili e inquiete
18. La nuvola che se n’era andata non sarebbe più tornata
19. Il dolore delle nuvole non riusciamo nemmeno a immaginarcelo
20. Le nuvole sono pensieri senza parole
21. Le nuvole sono schiave del vento
22. Una nuvola senza forma è sempre aperta
23. Le nuvole sono trascinate da uccelli invisibili
24. Se le nuvole avessero braccia, abbraccerebbero

Vittorio Bodini - Tramonto a S. Valentino

Vittorio Bodini - Tramonto a S. Valentino

L'uomo che s'affeziona al proprio deserto
guarda la proditoria brace
che scolora fra i platani

e sa che il suo pensiero un tempo amante di sfide
non sa andar oltre e quasi di quel limite
s'accontenta.
Lo sfiora appena il sospetto
d'essere prediletto
da quel rosso nulla.

Qualcuno che ci somiglia - Maram Al–Masri

Qualcuno che ci somiglia - Maram Al–Masri

C'è sempre
da qualche parte
qualcuno che ci somiglia –

disse la piccola prostituta
sorridendo fiduciosa
mentre guardava dalla finestra
come se vedesse
il suo sogno:
un albero carico di frutti.


Offerta per gli schiavi - Miguel Barnet

Offerta per gli schiavi - Miguel Barnet

¡A leyo!
Kiní bá wó

Tre piume della tua ala sinistra
per preparare una pietra
che cammini per il monte, brezza tignosa,
e cerchi, vicino alle radici,
tra la jocuma e il palo bobo,
il sangue caldo e nascosto
dei neri

Tre colombe su mille foglie
popolate di rugiada
per sacrificare la libertà

¡A leyo!
Kiní bá wó

Eleggua bada la porta
con camicia di ortica bianca
perché il diavolo non entri

La messa è finita... ora i corvi non hanno diritto alle
stelle

Tutti siamo stati testimoni

È bene aspettare nelle notti
fredde di tanti secoli... Nella parola e nel muscolo, siamo

Madre de Agua muove con le sue gonne le onde di tutti gli oceani

I miei occhi tremano nel fresco dell'aurora
All'altro lato della baia rompere il cocco in quattro pezzi
è annunciare al mondo l'ardore dell'uomo

Soffro - Susana Chavez

Soffro - Susana Chavez

Soffro,
muta e inerte,
osservando l'addio.

Reprimo
questa necessità continuare a provare
il sapore del caffè nella sua bocca,
rimango concretamente
con l'evento dell'assenza,
dal quale emerge l'incredulità
di mostrarci altri silenzi,
un'altra verità
che distrugge i castelli in aria
che abbiamo tessuto senza di noi,
demolendo l'eternità
consumata dall'assenza.

Cominciammo - Jelaluddin Rumi

Cominciammo - Jelaluddin Rumi

Cominciammo
come un minerale. Emergemmo
nella vita vegetale
e nello stato animale, infine
negli esseri umani;

e sempre abbiamo dimenticato
il nostro stato precedente,
se non in primavera, quando
ricordiamo vagamente
di essere ancora verdi.

Ma cogliere le aurore - Gerard Blua

Ma cogliere le aurore - Gerard Blua
 

Ma cogliere le aurore
e fondere i loro baci
ai loro colori sprizzati

e poi racimolarli
con le unghie e i denti
non è affatto
infamia sublime
chiamata dai vostri petti
il diritto possibile?

La mia vita incustodita - Giuliana Vaiani

La mia vita incustodita - Giuliana Vaiani

La mia vita incustodita
e percorsa dal vento del deserto
mi brucia gli occhi

li rende girasoli appassiti.
Dove sono dunque
le tue mani sottili
e quella secchia stracolma di turchese
che cola refrigerio
per chi come me
vive solo di assenze
sotto il sole a picco.


Contributo - Adalberto Ortiz

Contributo - Adalberto Ortiz

Africa, Africa, Africa,
terra grande, verde e sole,
in lunghe file di navi
schiavi neri mandò.
Che tragica fu la bussola
che guidò la nostra rotta.
Che amari furono i datteri
che incontrò la nostra bocca.
Le fruste han sempre ferito
la nostra schiena di ebano
ma con le agili mani
suoniamo maraca e bongo.
I loro barbari suoni
turbano i bianchi, di oggi,
il sangue caldo si sparge
della razza di colore,
perché l'anima, africana
che incatenata arrivò,
in questa terra d'America
portò cannella e candela.

Tacere è bello - Giovanni Quessep

Tacere è bello - Giovanni Quessep 

Tacere è bello, a volte,
nella disgrazia, quando il cuore
riconosce i suoi fiori
nella morte incantata;

e ascoltare appena quella musica
dei giardini insonni,
mentre cadono le foglie
che vigili in un tempo diverso ci conducono.

Tacere è bello, allora,
sentire la polvere amata
che passa in un cielo innumerevole
nella notte mortale o il disincanto.

Dire niente, guardare nei sogni
la penombra del bosco,
come un'ala che si apre
dall'azzurro profondo dei suoi fiori.

Oh tu che regni nella notte,
rosa del paradiso che non torni,
lasciami ascoltare il tuo magico incanto
attraverso le vie della neve.

Dimmi, nel tuo perduto corpo, che azzurro
mi avvolgerà, dimmi, c'è un'altra forma
per non morire a parte il canto
che in solitudine si svela?

Tacere è bello nella disgrazia
sotto l'ombra confusa,
e aspettare che chiuda i nostri occhi
il cielo sconfinato delle favole.

Marea - James Joyce

Marea - James Joyce

Brunodorati sul ricolino flutto
i grappoli della vite di roccia alti s'àgitano,
vaste le ali sopra le balenanti acque incombono
dei giorno greve.
Implacato un deserto d'acque
agita e impenna la sua criniera d'alghe
dove foriero il giorno incombe sopra il mare
in cupo disdegno.
Impenna e àgita, dorata vite,
i grappoli di frutti sulla colma marea d'amore
balenante e vasta e implacata quanto
è l'incertezza tua!

Una barchetta pazza - Maria Luisa Spaziani

Una barchetta pazza - Maria Luisa Spaziani
 

Il primo verso è una barchetta pazza
che potrebbe arenarsi fra gli scogli.
È un ragazzino zingaro, ti prende
per mano verso un viaggio sconosciuto.
E solo al quinto verso tu cominci
a capire qualcosa, se lo segui.
Confusamente dice: nel germoglio
è già scritta la gloria del fiore.

Di misura in misura - Gabriela Mistral

Di misura in misura - Gabriela Mistral

Di misura in misura
di segno in segno
il quieto vivere di un'anima
nel rigoglio dei girasoli.

E' la nostra primavera
è il tempo del segreto e del rinascere
del mio sogno che si perde
nel mondo

e del tuo che si riconcilia con il cielo.
Siamo stati tutto
quello che c'era da essere.
Ora soli

ognuno nella propria parte
d'infinito, ci limitiamo
a comunicare nell'oscurità
per ri-conoscerci ancora.

Sappi che il mio silenzio
è albergo del destino
e il tuo è la voce
che salva ciò che chiama.

Siamo della stoffa di cui sono fatti i sogni - Hugo Von Hoffmansthal

Siamo della stoffa di cui sono fatti i sogni - Hugo Von Hoffmansthal

Siamo della stoffa di cui sono fatti i sogni,
e i sogni sgranano gli occhi come
bambinetti sotto i ciliegi,

dalle cui foglie inizia la luna il suo cammino
d’oro pallido attraverso l’immensità notturna.
Non altrimenti i nostri sogni affiorano,

sono lì, vivi come un bambino sorridente,
non meno grandi nel sorgere e calare
del plenilunio sugli alberi destato.

L’intimo s’apre al loro movimento;
come mani spettrali in una stanza chiusa
sono dentro di noi e sono sempre vivi.

Tre in uno: un uomo, una cosa, un sogno.

Della solitudine - Carlo Betocchi

foto di Tomas Morkes
Della solitudine - Carlo Betocchi

Io non ho bisogno
che di te, solitudine;
alta, solenne, immortale,
dove piú nulla è sogno.

In questo deserto
attendo l'implacabile
venuta d'un'acqua viva
perché mi faccia a me certo.

Se trionfa il sole
o la luna impassibile
il loro lume fluisce
come vuole nel mio cuore.

E godo la terra
bruna, e l'indistruttibile
certezza delle sue cose
già nel mio cuore si serra:

e intendo che vita
è questa, e profondissima
luce irraggio sotto i cieli
colmi di pietà infinita.

Per me questa sera è troppo chiara - Nina Berberova

Per me questa sera è troppo chiara - Nina Berberova

Per me questa sera è troppo chiara,
per me questo vento è troppo silenzioso,
bellissimo è solo l'orizzonte:
confine di vive acque lontane.

Come una cucitura tra due teli
è troppo eterno, troppo dritto,
è parte di configurazioni universali
che non ci è dato smembrare.

La stessa linea diritta
unisce il tuo chiaro sguardo
alla luna che sorge sulle acque,
alla stella sul crinale delle montagne.

E forse ancora non sappiamo
come irrevocabili si innalzino
qui dalla terra verticali
e a quelle altezze ci conducano.

Dalla terra da cui veniamo - Ana Blandiana

Dalla terra da cui veniamo - Ana Blandiana

Su parliamo
della terra da cui veniamo.

Io vengo dall'estate,
è una patria fragile
che qualunque foglia,
cadendo, può annientare,
ma il cielo è così greve di stelle
che talvolta pesa fino a terra
e se ti avvicini senti l'erba
solleticare le stelle ridenti,
e i fiori sono così tanti
che ti dolgono
le orbite bruciate dal sole,
e soli rotondi pendono
da ogni albero;
da dove vengo io
non manca che la morte,
e tanta è la felicità
che quasi ti addormenti.

Che notte! - Sergej Aleksandrovič Esenin

Che notte! - Sergej Aleksandrovič Esenin

Che notte! lo non posso.
Non riesco a ubriacarmi.
C'è un tale lume di luna!
È come se ancora custodissi
Nell'anima la giovinezza perduta.

Amica dell'estati ormai fredde,
Non chiamare il giuoco amore,
Meglio che questo lume di luna
Filtri sul mio guanciale.

Lascia che i tratti guastati
Esso disegni arditamente:
Tu non potrai disamare
Così come non hai saputo amare.

Amare si può solo una volta,
E tu mi sei lontana
Perché invano ci chiamano i tigli,
Coi piedi affondati nei mucchi di neve.

Io so e lo sai anche tu
Che in questo azzurro riflesso lunare,
In questi tigli non ci sono fiori:
Su questi tigli c'è neve e brina.

Che più non ci amiamo da tempo,
Tu non mi ami, io ne amo un'altra
E a tutti e due è indifferente
Giocare in un amore a buon mercato.

Ma anche se mi abbracci e accarezzi
Coi baci di un'astuta passione,
Il cuore eternamente sogni il maggio
E colei che per sempre io amo.

Amore mio! perdonami, perdonami,
Niente io ho trascurato,
Ma ciò che ho più caro sul cammino
È quello che per me è irripetibile.

Irripetibili siamo tu e io.
Morremo ed altri dopo noi verranno.
Ma saranno sempre diversi:
Non sono tuo ormai, tu non sei mia.

Silenzio - Edgar Lee masters

Silenzio - Edgar Lee masters

Ho conosciuto il silenzio delle stelle e del mare
e il silenzio della città quando si placa
e il silenzio di un uomo e di una vergine
e il silenzio con cui soltanto la musica trova linguaggio
il silenzio dei boschi
prima che sorga il vento di primavera
e il silenzio dei malati quando girano gli occhi per la stanza
e chiedo: Per le cose profonde a che serve il linguaggio?

Un animale dei campi geme uno o due volte
quando la morte coglie i suoi piccoli
noi siamo senza voce di fronte alla realtà
noi non sappiamo parlare.
Un ragazzo curioso domanda a un vecchio soldato
seduto davanti alla drogheria:
Dove hai perduto la gamba?
E il vecchio soldato è colpito di silenzio e poi gli dice:
Me l’ha mangiata un orso
e il ragazzo stupisce
mentre il vecchio soldato muto rivive come un sogno
le vampe dei fucili
il tuono del cannone
le grida dei colpiti a morte
e sé stesso disteso al suolo
i chirurghi dell’ospedale
i ferri
i lunghi giorni di letto
ma se sapesse descrivere ogni cosa
sarebbe un artista
ma se fosse un artista
vi sarebbero più profonde ferite che non saprebbe descrivere.

C’è il silenzio di un grande odio
e il silenzio di un grande amore
e il silenzio di una profonda pace dell’anima
c’è il silenzio degli dei che si capiscono senza linguaggio
c’è il silenzio della sconfitta
e il silenzio di coloro che sono ingiustamente puniti
e il silenzio del morente la cui mano stringe subitamente la vostra
c’è il silenzio che interviene tra il marito e la moglie
c’è il silenzio dei falliti
il vasto silenzio che copre le nazioni disfatte e i condottieri vinti
c’è il silenzio di Lincoln che pensa alla povertà della sua giovinezza
e il silenzio di Napoleone dopo Waterloo
e il silenzio di Giovanna D’Arco
che dice fra le fiamme Gesù benedetto
e c’è il silenzio dei morti.

Se noi che siamo vivi non sappiamo parlare di profonde esperienze
perché vi stupite che i morti non vi parlino della morte?
Il loro silenzio avrà spiegazioni quando li avremo raggiunti

O beatrice - Giovanni Giudici

O beatrice - Giovanni Giudici

O beatrice senza manto
senza cielo né canto.

Beatrice tutta di terra
attraversata in guerra.

Beatrice costruttrice
della mia distruzione felice.

Beatrice ultimo gioco.
Beatrice salto nel fuoco.

Beatrice da sempre nata.
Beatrice stella designata.

Beatrice fiato e voce
dell'inchiodato in croce.

Beatrice delle paure.
Beatrice delle venture.

O beatrice senza santi
senza veli né oranti.

Beatrice tutta di furore
di febbre e tremore.

O beatrice di lacrime.
Beatrice furtiva bestiola.

O beatrice infinita.
Beatrice nella tagliola.

Beatrice pietosa
filia et mater mea gloriosa.

Beatrice che si spezza
per troppo di tenerezza.

O beatrice mia apprensiva.
O beatrice viva.

Fiore della luna - Diego Valeri

Fiore della luna - Diego Valeri

Quando ti schiudi, fiore
divino, assorto è il tempo
fuor di notte e di giorno,
l'aria non ha colore,
tutto è perduto intorno.
Tu solo sei, divino
fiore del nulla, amore.

Atto di lettura - Martha Canfield

Atto di lettura - Martha Canfield

Ogni parola possiede la sua retta segreta
e il suo profumo.
Avanzo fra le righe
guidata da un mio senso
che nasce col respiro.
All'erta e tutta irta
fra l'una e l'altra linea
di un capoverso
– in verità una strofa –
vado.
Cime vertiginose
dove il cielo sospeso mi trascina
nel basso senza fine.
Capisco il tuo messaggio ma proseguo.
È in un punto di luce
come una retta muta e profumata
incontro la parola dietro le tue parole.
Mi accendo e mi abbandono.
Ti tocco e non ti sento.
Ti sento e non distinguo
il tuo perimetro verbale e verosimile.
Sento la spada del tuo verbo oscuro.
L'indefinito spazio
di questo appuntamento
a un tratto a fior di pelle si rivela:
ferita penetrata
in te per te goduta
in una trasformata
in quello spazio tuo
che il tuo discorrere mi dona

Le cose - Gabriela Mistral

foto di PinoFusari - fotocommunity
Le cose - Gabriela Mistral

1
Amo le cose che mai non ebbi,
con le altre che non ho più:

tocco un'acqua silenziosa,
distesa su freddi prati,
che senza vento rabbrividiva
in un orto che era il mio orto.

La guardo come la guardavo;
mi viene uno strano pensiero
e lenta gioco con quest'acqua
come con pesce o mistero.

2
Penso alla soglia dove lasciai
passi allegri che non ho più;
e sulla soglia vedo una piaga
piena di muschio e silenzio.

3
Cerco un verso che ho perduto
e che mi dissero a sette anni.
Era una donna che faceva il pane
e io ne vedo la santa bocca.

4
Viene un aroma spezzato in raffiche;
mi fa felice quando lo sento;
così tenue che non è aroma
ma è l'odore di mandorli.

Ai miei sensi ridona l'infanzia materna,
gli cerco un nome e non ne trovo.
E fiuto l'aria ed i villaggi
cercando mandorli che non trovo.

5
Un fiume presso sempre risuona.
Da quarant'anni lo sento.
È il mormorio del mio sangue,
oppure un ritmo a me donato.

O il fiume Elqui della mia infanzia
che io risalgo e passo e guado,
Mai lo smarrisco: cuore con cuore,
come due bambini noi due ci teniamo.

6
Quando sogno la Cordigliera
lungo le gole cammino,
e andando sento, continuamente,
un fischio simile a una bestemmia.

7
Vado a fiore del Pacifico,
il mio violetto arcipelago,
con un'isola che mi ha lasciato
un acre odore di alcione morto.

8
Un dorso, un dorso grave e dolce,
dà fine al sogno che sogno.
È la fine del mio cammino,
e mi riposo quando giungo.

È tronco morto oppure mio padre
quel vago dorso di cenere.
Non lo interrogo, non lo turbo,
Mi stendo accanto, taccio e dormo.

9
Amo una pietra di Oaxaca
o Guatemala, a cui mi accosto;
rossa e fissa come il mio volto
e la cui crepa lascia un respiro.

Quando dormo la vedo nuda;
non so perché, io la rigiro.
E forse mai non l'ho posseduta,
e ciò che in lei vedo è il mio sepolcro.

Il pianto facile - Leonardo Sinisgalli

foto di Mulazzani Anna Maria - fotocommunity
Il pianto facile - Leonardo Sinisgalli

I vecchi hanno il pianto facile.
In pieno meriggio
in un nascondiglio della casa vuota
scoppiano in lacrime seduti.
Li coglie di sorpresa
una disperazione infinita.
Portano alle labbra uno spicchio
secco di pera, la polpa
di un fico cotto sulle tegole.
Anche un sorso d’acqua
può spegnere una crisi
e la visita di una lumachina.

La sottoveste - Guillame Apollinaire

La sottoveste - Guillame Apollinaire

Buondì Germaine, avete una bella sottoveste
Una bella sottoveste di regina e di regina crudele
Fatemi toccare la seta Una seta del Giappone

Con un largo volant di merletto antico
Questa campana di seta ove il doppio battacchio
Delle gambe rintoccò a morto per i miei capricci
Io la suono mia Germaine col seno palpitante
E le mani appoggiate sulle vostre anche complici
La vostra camera mia campana è un affascinante campanile
Ove le mie mani sulla seta mi straziano le orecchie
I ganci forca delle sottovesti appese
Dondolano impiccati di seta che mi meravigliano
Immobile come un gufo la lampada veglia.

Due donne - Dante Alighieri

da fotocommunity
Due donne - Dante Alighieri

Due donne in cima de la mente mia
venute sono a ragionar d'amore:
l'una ha in sé cortesia e valore,
prudenza e onestà in compagnia;
l'altra ha bellezza e vaga leggiadria,
adorna gentilezza le fa onore:
e io, merzé del dolce mio signore,
mi sto a piè de la lor signoria.
Parlan Bellezza e Virtù a l'intelletto,
e fan quistion come un core puote stare
intra due donne con amor perfetto.
Risponde il fonte del gentil parlare
ch'amar si può bellezza per diletto,
e puossi amar virtù per operare.

Oh, se tu potessi ritornare - Maria do Rosario Pedreira

Oh, se tu potessi ritornare - Maria do Rosario Pedreira

Oh, se tu potessi ritornare,
ti mostrerei le sette lune che si vedono
dalla finestra della mia stanza.
E i sette soli, se ci volessi
passare una notte ancora.
Niente di ciò ti rivelai prima,
ché erano segreti miei
e io, i segreti li custodisco
finché diventa troppo tardi per raccontarli.
Oh, se tu potessi ritornare,
ti porterei a vedere il giardino
dietro casa, dove c'è un nespolo
che è solo mio, e alla cui ombra
potremmo leggere in estate, se l'estate
venisse e tu volessi passarla solo con me.
E anche il lucernario, sul tetto, senza
un vetro, da dove, a volte cadono
le stelle; e tanto piccole che si perdono
negli occhi di chi si pone così,
a guardarle, senza sapere da dove vengono.
Dicono che sono gli angeli che le lanciano
Adagio, per riscaldare le notti. Forse
ti mostrerei anche gli angeli,
se tu ritornassi.

Notti nei giardini di Port of Spain – Derek Walcott

Port of Spain at Night 

Notti nei giardini di Port of Spain – Derek Walcott

La notte, la nostra estate nera, semplifica i suoi odori
in un villaggio; assume l’impenetrabile

muschio del Negro, si fa segreta come sudore,
i suoi vicoli che odorano di ostriche sgusciate,

carboni d’arance auree, bracieri di meloni.
Commerci e tamburelli ne accrescono il calore.

Fiamme dell’inferno o il bordello: un’onda di facce
di marinai s’increspa su Park Street ed è andata

con la fosforescenza del mare, le boîtes de nuit
ammiccano come lucciole nei suoi capelli spessi.

Accecata dai fanali, sorda ai clacson dei tassisti,
solleva il volto dal bagliore volgare della pece

verso stelle bianche, come città, neon che abbagliano,
arsa dal desiderio di essere quella puttana che sarà.

All’alba, l’indiano volta verso casa il suo carretto
di noci di cocco decapitate con l’accetta.

da Derek Walcott, Nelle vene del mare, a cura di Matteo Campagnoli
Corriere delle Sera - Un secolo di poesia, a cura di Nicola Crocetti

15 agosto 2017

Diario - Vincenzo Cardarelli


Diario - Vincenzo Cardarelli

E' la vita che duole, il passato,
non te che amai bambina
e che ritrovo donna,
pure se quel che adesso
torno a provare è amore
e forse gelosia.
Ma non so s'io desideri
di rivederti o no. Tu non sei nulla
ormai per me, neppure un bel ricordo.
Nulla in te mi lusinga,
fuor che l'averti amata
e cenere sentirti
del mio passato.

Furente l'estate
aspetta il refrigerio
del temporale
ed io il pianto che sciolga
la mia angoscia in dolcezza.
Ma l'afa incombe ed il dolore preme:
di niun sollievo ho speranza.
E penso che sovente
agli affanni dell'uomo
la nemica stagione si congiunge.
E ch'io morirò
in uno di questi tempi.
D'un tratto sarò giunto
a un giorno, a un breve giorno,
che non potrò sorpassare.

Albeggiare - Juan Ramon Jimenez

Albeggiare - Juan Ramon Jimenez

Dora il sole di miele
il campo malva e verde
- pietra e vigneto, pianura e dosso -.
La brezza inclina, fresca e mite,
il fiore azzurro delle siepi viola
Ancora, o già, nessuno
nell'immensa campagna preparata
che con cristallo e ali
l’allodola abbellisce.
Sparsi qua e là, spalancati e deserti,
i rossi borghi abbacinati.

La mattina è gonfia di tempesta - Pablo Neruda

La mattina è gonfia di tempesta - Pablo Neruda

La mattina è gonfia di tempesta nel cuore dell'estate.
Come bianchi fazzoletti d'addio viaggiano le nubi, il vento le scuote con le sue mani peregrine.
Cuore infinito del vento che palpita sul nostro silenzio innamorato.
E ronza tra gli alberi, orchestrale e divino, come una lingua piena di guerre e di canti.
Vento che rapina fulmineo le foglie secche e devia le frecce palpitanti degli uccelli.
Vento che le travolge in onda senza spuma e sostanza senza peso, e fuochi inclinati.
Si rompe e sommerge il suo volume di baci combattuto sulla porta del vento dell'estate.

Entro la densa lente dell’estate - Sergio Solmi

Entro la densa lente dell’estate - Sergio Solmi

Entro la densa lente dell’estate,
nel mattino disteso che già squarciano
lunghi, assonnati e sviscerati i gridi
degli ambulanti, - oh, i bei colori! Giallo
di peperoni, oscure melanzane,
insalate svarianti dal più tenero
verde all’azzurro, rosee carote,
e vesti accese delle donne, e muri
scabri e preziosi, gonfi ippocastani,
acque d’argento e di mercurio, e in alto
il cielo caldo e puro e torreggiante
di tondi cirri, o bel compatto mondo.
Lieto ne testimonia, sul pianeta
Terra, nella città Milano, mentre
vaga, di sé dimentico e di tutto,
lungo le calme vie che si ridestano,
- oggi, addì ventisette Luglio mille
novecento cinquanta - un milanese.

Diario - Attilio Bertolucci

Diario - Attilio Bertolucci

I
Al soffio del tramonto
indora il cielo estivo
calda l’aria si posa
sulle tue mani.

Riluce il fieno sparso
sin presso le rose
lieto già del serale
effondersi dei grilli.

Tornata di lontano,
sotto il panama bianco
celi l’animazione
e la stanchezza degli occhi.

II
Finché veniva la luna
con la sua lucerna
ad ammonirci di tornare,
bruna ormai l'aria.

L'estate - Yolanda Soner Onis

L'estate - Yolanda Soner Onis

L'estate
è un sentiero
che costeggia il dirupo,
trasparenza d'acqua fra le isole
sparse, pietra del lampo
e caverne che uniscono la spiaggia
con l'orizzonte.

Nell'entroterra,
c'è chi porta agli altri il mare
nello sguardo,
gocce di sabbia nei boccioli del sogno.

L'estate è un ragazzo dagli occhi chiari,
un lunedì di febbraio, nel pomeriggio
in un bar di Madrid.

Meriggio - Vladislav Chodasevič

foto di Todd Webb
Meriggio - Vladislav Chodasevič
 

Come il viale è quieto, chiaro, assonnato!
Colta dal vento la sabbia vola via
E l’erba sfiora come un soffice pettine…
Con quale gioia or vengo in questo luogo
E a lungo siedo, semiassopito.
Mi piace, quasi svagato, ascoltare
Ora il riso, ora il pianto dei bimbi, e dietro un cerchio
La loro ritmica corsa sul sentiero. Che bello!
Che frastuono, così eterno e veritiero,
Come di pioggia, di risacca o di vento.
Nessuno mi conosce. Qui sono un semplice
Passante, un cittadino, un “signore”
In pastrano marrone e bombetta,
Niente di speciale. Ecco, una signorina
Mi si siede accanto con un libro aperto.
Un marmocchio col secchiello e la paletta
Si accoccola ai miei piedi. Imbronciato,
Si rigira nella sabbia, ed io così enorme
Mi sembro per questa vicinanza,
Che rammento,
Quando io stesso sedevo presso la colonna
Leonina a Venezia. Su questa creaturina,
Sulla testa nel berrettino verde,
Io mi ergo come pesante pietra
Secolare, sopravvissuta a molti
Uomini e regni, tradimenti ed eroismi.
E il marmocchio con zelo riempie
Di sabbia il secchiello e, presolo, me lo versa
Sui piedi, sulle scarpe…Che bello!
E leggero nel cuore io rivedo
Il cocente meriggio veneziano,
Il leone alato librarsi su di me
Immobile con il libro aperto tra le zampe.
E sopra il leone, rosea e tondeggiante,
Fuggire una nuvoletta. E più in alto, più in alto –
L’azzurro denso e cupo, e in esso scivolare
Minuscole, ma fiammeggianti stelle.
Ora esse ardono sul viale,
Sul marmocchio e su di me. Follemente
I loro raggi lottano coi raggi del sole…
Il vento
Inesauribile fruscia con le ondate di sabbia,
Sfoglia il libro della signorina. E ciò che odo,

Da non so qual prodigio è trasfigurato,
Così tenacemente s’imprime nel cuore,
Che più non mi servon né pensieri né parole,
Ed è come se mi specchiassi
In me stesso.
E a tal punto seduce la viva linfa dell’anima,
Che, come Narciso, io dalla sponda terrena
Mi strappo e volo là, dove sono solo,
Nel mio primevo mondo natìo,
Faccia a faccia con me stesso, smarrito un giorno –
Ed ora ritrovato…E da lontano
Mi giunge la voce della signorina: “Mi scusi,
Che ore sono?”