9 dicembre 2018

La testa del chiodo – Gianni Rodari

Luigi Veronesi, Diagonale n. 3, 1938. Olio, tempera e fotogramma su tavola
La testa del chiodo – Gianni Rodari

La palma della mano
i datteri non fa,
sulla pianta del piede
chi si arrampicherà?

Non porta scarpe il tavolo,
su quattro piedi sta:
il treno non scodinzola
ma la coda ce l’ha.

Anche il chiodo ha una testa,
però non ci ragiona:
la stessa cosa capita
a più d’una persona.

La tragedia di un dieci – Gianni Rodari

Luigi Veronesi - Fotogramma, 1980 Cibachrome, cm 23.9 x 18.5, passepartout cm 60 x 50 Fondo Lanfranco Colombo − Regione Lombardia
La tragedia di un dieci – Gianni Rodari

Fuggiva un giorno un Dieci
pieno di trepidazione,
inseguito da un nemico mortale:
la Sottrazione!

Il poverino è raggiunto,
crudelmente mutilato:
ben due unità ha perduto,
un Otto è diventato.

Dalla padella cascando
nella brace,
ecco qua,
incappa nella Divisione
che lo taglia a metà.

Ora è un misero Quattro,
mal visto dagli scolari.
“Consolati” gli dicono
“sei sempre un numero pari…”

Il pane - Gianni Rodari

Ugo Celada - Natura morta, olio su faesire cm 25 x 19
Il pane - Gianni Rodari

S’io facessi il fornaio
vorrei cuocere un pane
così grande da sfamare
tutta, tutta la gente
che non ha da mangiare.

Un pane più grande del sole,
dorato, profumato
come le viole.

Un pane così
verrebbero a mangiarlo
dall’India e dal Chilì
i poveri, i bambini,
i vecchietti e gli uccellini.

Sarà una data da studiare a memoria:
un giorno senza fame!
Il più bel giorno di tutta la storia!

Ode all’arancia – Pablo Neruda

dipinto di Luigi-Benedicenti
Ode all’arancia – Pablo Neruda

A somiglianza tua,
a tua immagine,
arancia,
si fece il mondo:
rotondo il sole, circondato
per spaccarsi di fuoco:
la notte costellò con zagare
la sua rotta e la sua nave.
Così fu e così fummo,
oh terra, scoprendoti,
pianeta arancione.
Siamo i raggi di una sola ruota
divisi
come lingotti d’oro
e raggiungiamo con treni e con fiumi
l’insolita unità dell’arancia.

Un ritorno V – Amalia Guglielminetti

                                                                Ubaldo Oppi ritratto
Un ritorno V – Amalia Guglielminetti

E all'orizzonte s'indugiavan vele
quasi sospese fra due cieli chiari,
quasi sommerse fra due calmi mari,
tese, come all'amore anime anele.

Le feriva un ardor quasi crudele
di sole basso, un saettar di rari
dardi diritti d'un fulgor di fari
spruzzava d'oro le lor bianche tele.

Poi le colmava l'ombra di non so
che molli fiori, e mentre una spariva,
scorgevasi ancor l'altra or sì, or no.

Pareva ognuna un'anima che va,
dopo un amor che la rïarse viva,
a smarrirsi in sua fredda libertà.

Il pescatore - Gianni Rodari

                                                             dipinto di Rukiye Garip
Il pescatore - Gianni Rodari

“Pescatore che vai sul mare,
Quanti pesci puoi pescare?”.
“Posso pescarne una barca piena
con un tonno e una balena.
Ma quel ch’ io cerco nella rete
forse voi non lo sapete:
cerco le scarpe del mio bambino
che va scalzo, poverino.

Proprio oggi ne ho viste un paio
nella vetrina del calzolaio:
ma ce ne vogliono di sardine
per fare un paio di scarpine…
Poi con due calamaretti
gli faremo i legaccetti”

il sereno canto – Amalia Guglielminetti

Ubaldo Oppi - Pomeriggio autunnale
il sereno canto – Amalia Guglielminetti

Ma bionde trecce fulsero nel sole
in serpentini avvolgimenti d'oro.
Tinnule voci squillarono in coro:
– Qui regna giovinezza e chi si duole?

Sembravano fiorir da intatte aiuole
queste, recando un candido tesoro
nel cavo delle palme. I polsi loro
venavan quasi tenere viole.

Fecer corona di lor rosee braccia
e cantarono insieme: – Amare, amare!
Parean volar del sogno in su la traccia.

Quand'una m'accennò ridendo: – Vieni!
io negai, fisa al suo sguardo di mare.
Non eran gli occhi miei tanto sereni.

mattini – Amalia Guglielminetti

Ugo Celada - Ritratto di giovane di S. Carlo con lo sfondo delle Apuane
mattini – Amalia Guglielminetti

Pensa: – Fu l'anno in cui lasciai le monache
del mio convento? O l'anno avanti, o appresso?
Tu, april, vestivi le tue rosee tonache.

Insieme ci destammo in uno stesso
mattino, tu con l'anima leggera,
io col piccolo cuore così oppresso!

Tu inverno, io bimba ci cullò la sera.
Io aprii le ciglia fatta giovinetta,
tu apristi i cieli, fatto primavera.

Forse il succo di qualche vïoletta
bistrò de' miei assorti occhi l'incavo...
Ormai ero colei che sa ed aspetta

e a qualche avido sguardo sussultavo.

La curiosità – Amalia Guglielminetti

Virgilio Guidi - Donna che legge
La curiosità – Amalia Guglielminetti

S'ama talor per folle passïone,
più spesso per curiosità d'amore,
per guardar da vicino il tentatore
riso sottil della seduzïone.

Il desiderio instabile ora impone
impeto cieco, or languido torpore.
Ma la curiosità viva è migliore
incitatrice: essa ha più certo sprone.

Punge, e colei che a qualche amore stolto
di sè darebbe, per prudenza, un poco,
curiosità sospinge a ceder molto.

Cede vigile prima e cauta dona
la curïosa, e poi ch'è nuovo il gioco
e dolce l'imparar, vi s'abbandona.

A mio padre - Anileda Xeka

Amedeo Bocchi - Bianca con vaso di fiori
A mio padre - Anileda Xeka

So perché quando taci e ti neghi
più forte t’inventi e mi abbracci.
Come in tanti raggi, si riversa il sole
in me e attorno
un pozzo profondo scavi di eterna luce.

Ultimo crepuscolo – Antonia Pozzi

Pippo Rizzo - Nudo di donna sdraiata con lo sfondo di Isola delle femmine, pastello su cartone 1935, cm 60 x 32
Ultimo crepuscolo – Antonia Pozzi

L'acqua gioca con gli scogli
sbavando
come un cavallo sudato
– due paranze ritornano
con le vele flosce –
Sola sul trampolino,
coi miei vaneggiamenti importuni,
ostento nel grigio
la mia maglia scarlatta:
ma – dentro – l'anima
illividisce
come la carne molle
di un bambino annegato.

S. Margherita, 30 giugno 1929

il poema – Amalia Guglielminetti

Gino Severini - Ritratto di Gina Severini, 1934
il poema – Amalia Guglielminetti

Più malïardo splende il bel poema
dove lo squillo vario della rima
come un riso febeo palpita e trema.

Ogni verso è uno stel che reca in cima
la sua corolla, e a tre a tre le intesse,
sì che l'un fiore l'altro non comprima.

Vi ride amor le sue vane promesse,
o vi lamenta la mentita fede,
o vi miete una sua sanguigna messe.

E un gel mi guizza dalla nuca al piede
pur mentre il tuo torbido amor m'adesca,
s'io leggo qual pagasti aspra mercede

pei baci del tuo Paolo, o Francesca.

un dubbio – Amalia Guglielminetti

Ettore Tito - Con la rosa tra le labbra. Olio su tavol, 1895
un dubbio – Amalia Guglielminetti

Son io giovane ancora, anima mia?
I miei capelli ancor mi son mantiglia
densa le notti di malinconia?

Talor per questa strana meraviglia,
notizia di me stessa a me domando
con un solco di dubbio fra le ciglia.

O giovinezza, io ho già scordato quando
venisti a maturare in frutto molle
in fior d'infanzia dal profumo blando.

Tutta nuova da sue bianche corolle
l'adolescente emerse allor, stupita.
Or, con un riso leggermente folle,

riconta che anno fu, su le sue dita.

asprezze – Amalia Guglielminetti

Antonio Donghi - Fanciulla 1931
asprezze – Amalia Guglielminetti

Aspra son io come quel vento vivo
di marzo, il quale par crudo di geli
ma discioglie la neve su pel clivo.

Vento di marzo che agita gli steli
pigri, scopre vïole in mezzo all'erba,
scompiglia erranti nuvole pei cieli.

Asprigna io sono e rido un poco acerba.
Mordere più che accarezzar mi piace
ed apparir più che non sia superba.

Come il vento di marzo io non dò pace.
Godo sferzare ogni anima sopita,
e trarne l'ire a un impeto vivace

per sentirla vibrar fra le mie dita.

Mare – Arturo Graf

dipinto di Clare Elsaesser
Mare – Arturo Graf

Amo l’immenso, amo il fluido prodigio,
L’invitto mar, la gran menzogna verde,
Ove il nembo si culla, ove si perde
L’errante prua senza lasciar vestigio.

Il bacio suo morde il granito e il forte
Acciar corrode: tirannia d’eroi,
Culto di numi non conosce; i suoi
Flutti pugnaci volvono la morte.

Egli indura la perla ed alla mole
Mostruosa dell’orca alito infonde:
La superficie sua sfolgora al sole,
Orrendi arcani il cupo gorgo asconde.

Dal grembo inesauribile disserra
Il tonante vapor; dal ciel sommerge
I lati campi, e fulminando sterge
La polve e il sangue alla mavorzia terra.

E rimorsi non ha, non ha memorie!
Inconscio canta ai curvi lidi, ai franti
Scogli, alle grotte, all’Orse fiammeggianti,
L’inno sonoro delle sue vittorie.

Una carità - Amalia Guglielminetti

Christian Schad - Sonja, 1928
Una carità - Amalia Guglielminetti

T'ostinasti a picchiare alle mie porte
con il tuo cuor nella tua mano a guisa
di pietra e a lungo mi chiamasti forte.

E m'ostentavi la tua faccia intrisa
di pianto, come un mendicante astuto,
per più carpir dalla pietà improvvisa.

Se a qualche carità, pregando aiuto,
tu mi forzasti, non imaginare
ch'io n'abbia al par di te molto goduto.

Labbra pietose si fan spesso amare,
più amare quando vinsero un ritegno
per addolcire il cuore di chi appare

dopo, ma tardi, d'ogni dono indegno.

Rime XVIII – Cecco Angiolieri

Mark Marcuson - Childhood Memories 1
Rime XVIII – Cecco Angiolieri

Se si potesse morir di dolore,
molti son vivi che serebber morti,
i’ son l’un desso, s’e’ non me ne porti
’n anim’e carn’ il Lucifer maggiore;

avvegna ch’i’ ne vo con la peggiore,
ché ne lo ’nferno non son così forti
le pene e li tormenti e li sconforti,
com’un de’ miei, qualunqu’è ’l minore.

Ond’io esser non nato ben vorrìa,
od esser cosa che non si sentisse,
poi ch’i’ non trovo ’n me modo né via,

se non è ’n tanto che se si compisse
per avventura omai la profezia,
che l’uom vuol dir che Anticristo venisse.

Distrazione interplanetaria - Gianni Rodari

Distrazione interplanetaria - Gianni Rodari

Chissà se a quest’ora su Marte,
su Mercurio o Nettuno,
qualcuno
in un banco di scuola
sta cercando la parola
che gli manca
per cominciare il tema
sulla pagina bianca.

E certo nel cielo di Orione,
dei Gemelli, del Leone,
un altro dimentica
nel calamaio
i segni d’interpunzione …
come faccio io.

Quasi Io sento
lo scricchiolio
di un pennino
in fondo al firmamento:
in un minuscolo puntino
nella Via Lattea
un minuscolo scolaretto
sul suo libro di storia
disegna un pupazzetto.

Lo sa che non sta bene,
e anch’io lo so:
ma rideremo insieme
quando lo incontrerò.

Teschio – Arturo Graf

dipinto di Kenton Nelson
Teschio – Arturo Graf

In mezzo a una pianura erma e scoverta
Sorge la gran piramide d’un monte,
Che, solcata da’ fulmini, la fronte
Avventa al cielo minacciosa ed erta.

L’uom di lassu potria mirar le glorie
Di cinquanta citta; opere e fasti
D’antiche genti, alte ruine e vasti
Regni, teatro di famose istorie.

Sopra una guglia dritta acuminata,
A cui l’aquila il vol drizzar non osa,
Un teschio ignudo e solitario posa,
E muto spettator dall’alto guata.

E pensa? E’ par cosi meditabondo!
E cosi triste! O nudo teschio e vano,
O teschio pien d’un gran pensiero arcano,
Dimmi, per dio, che pensi tu del mondo?

Infinito – Arturo Graf

opera di Victor Vasarely
Infinito – Arturo Graf
 

Come un antico, lacerato legno,
Che per ignoto mar, con dubbio evento,
Fugge dinanzi ai cavalloni e al vento
Ed al suo corso non può far ritegno;

Cosi, d’ansia ripieno e di sgomento,
Fugge pugnando il mio spossato ingegno
Via per il mar dell’infinito, e un segno
Indarno spia che il guidi a salvamento.

E già sopr’esso errando alla fortuna
Guizzar vid’io come brandite lame
Orrendi mostri dentro l’onda bruna;

E il fiotto udii delle travolte età,
E sotto cieli di corrusco rame
Tonar la voce dell’eternità.

Quanti pesci ci sono nel mare - Gianni Rodari

Quanti pesci ci sono nel mare - Gianni Rodari

Tre pescatori di Livorno
disputarono un anno e un giorno
per stabilire e sentenziare
quanti pesci ci sono nel mare.

Disse il primo: “Ce n’è più di sette,
senza contare le acciughette”.

Disse il secondo: “Ce n’è più di mille,
senza contare scampi ed anguille”.

Il terzo disse: “Più di un milione!”.
E tutti e tre avevano ragione.

Desiderio – Arturo Graf

                                                                dipinto di Jeffrey T.Larson
Desiderio – Arturo Graf

In malora, spiccatevi dai panni!
Che m’ho da far di vostra compagnia?
Mi va per capo un’alta fantasia;
Esser morto vorrei da tremil’anni.

Morto, ma non sepolto: e’ non c’e caso;
Odio l’ingorda, maledetta fossa,
L’aria tufata, l’umido nell’ossa,
E la villana polvere nel naso.

Vorrei giacer sul vertice d’un monte,
Lungo disteso, o in mezzo a un verde piano,
E che d’intorno a me vestigio umano
Non si scoprisse insino all’orizzonte.

Potrei passar per un eroe di Troja,
E mi starei senza fiatar, contento,
Al sole, all’acqua, alle brinate, al vento;
Non credo gia che mi darebber noja.

Me ne starei come un bambino in culla.
Come un bambino addormentato e cheto;
L’aria avrei di covare un gran segreto,...
E il gusto, ahi dio, di non pensare a nulla.

Quiete – Arturo Graf

                                                           dipinto di Andrew Wyeth
Quiete – Arturo Graf

Una quiete affascinata e stracca
S’addensa e poltre nel mio cor, qual suole
Nel fondo giù di tenebrosa lacca
Un’acqua morta che non vegga il sole.

Da tutto ond’altri si rallegra o duole
Il mio pensier, la vita mia si stacca;
Un di pasciuto di superbe fole,
Or nel mio petto anche il desio si fiacca.

Io sento svaporar tacita e cheta
L’anima mia come un licor sottile
Chiuso in un vaso di porosa creta.

Senza romor, senza dolor svapora:...
Cosi mi veggo, oh nova cosa e vile,
Morir giorno per giorno, ora per ora.

B.P. - Gianni Rodari

dipinto di Aldo Balding
B.P. - Gianni Rodari

Tutte le lettere dell’alfabeto
hanno un suono vivace e lieto
tranne l’Acca che, come si sa,
un suono proprio non ce l’ha.

Ci sono lettere importanti:
l’A che a tutte sta davanti,
del suo primato è molto orgogliosa
e porta sempre la Maglia rosa;

la Zeta, con cui si scrive “zero”,
è più temuta dell’Uomo Nero.
Ci sono lettere buone e care
come la G del verbo giocare.

Certe lettere vanno in coppia,
e la T spesso si raddoppia…
Ma la coppia più speciale,
famosa su scala internazionale,
è quella che vedete qui:
una B. con una P.

B.P… Che vuol dire? Pensateci un po’:
forse Buon Pranzo… forse Buon Pro…
Oppure… Buona Passeggiata?
Trovate da soli la … Bella Pensata.

Albergo a ore- Herbert Pagani

dipinto di John Silver
Albergo a ore- Herbert Pagani

Io lavoro al bar
di un albergo a ore,
porto su i caffè
a chi fa l’amore.

Vanno su e giù
coppie tutte uguali,
non le vedo più,
manco con gli occhiali.

Ma sono rimasta lì come un cretino,
vedendo quei due arrivare un mattino.
Puliti, educati, sembravano finti,
sembravano proprio due santi dipinti.

M’han chiesto una stanza,
gli ho fatto vedere
la meno schifosa,
la numero tre.

E ho messo nel letto lenzuoli più nuovi,
e come San Pietro, gli ho dato le chiavi.
Gli ho dato le chiavi di quel paradiso
e ho chiuso la porta sul loro sorriso.

Io lavoro al bar
di un albergo a ore,
porto su i caffè
a chi fa l’amore.

Vanno su e giù
coppie tutte uguali,
non le vedo più,
manco con gli occhiali.

Ma sono rimasta lì come un cretino,
aprendo la porta in quel grigio mattino.
Se n’erano andati in silenzio perfetto,
lasciando soltanto i due corpi nel letto.

Lo so che non c’entro,
però non è giusto
morire a vent'anni
e poi, proprio qui.

Me li hanno incartati nei bianchi lenzuoli
e l'ultimo viaggio l’han fatto da soli.
Né fiori né gente, soltanto un furgone,
ma lì dove vanno staranno benone.

Io lavoro al bar
di un albergo a ore,
porto su i caffè
a chi fa l'amore.

Io sarò fissata,
ma chissà perché
non mi va di dare
la chiave del tre.
 

Hôtel de passe – Herbert Pagani

dipinto di Aldo Balding
Hôtel de passe – Herbert Pagani

Je travaille au bar
d’un hôtel de passe,
je porte les cafés
à ceux qui font l’amour.

Montent et descendent
des couples tous pareils,
tous pareils,
je ne les vois plus,
même avec mes lunettes.

Mais je suis restée là comme une idiote,
en voyant ces deux-là arriver un matin.
Propres, polis, ils semblaient irréels,
ils semblaient tout comme la peinture de deux saints.

Ils m’ont demandé une chambre,
je leur ai fait voir
la moins répugnante,
la numéro trois.

Et j’ai mis sur le lit des draps neufs,
et comme Saint Pierre, je leur ai donné les clés.
Je leur ai donné les clés de ce paradis
et j’ai fermé la porte sur leur sourire.

Je travaille au bar
d’un hôtel de passe,
je porte les cafés
à ceux qui font l’amour.

Des couples montent et descendent,
tous pareils,
je ne les vois plus,
même avec mes lunettes.

Mais je suis restée là comme une idiote,
en ouvrant la porte en ce matin gris.
Ils étaient partis dans un silence parfait,
laissant seulement leurs deux corps dans le lit.

Je sais que ça me regarde pas,
mais ce n’était las juste
de mourir à vingt ans
et puis surtout, ici.

Ils me les ont enveloppés dans des draps blancs
et l’ultime voyage, ils l’ont fait seuls.
Ni fleurs, ni foule, seulement un fourgon,
mais là où ils vont, ils seront très bien.

Je travaille au bar
d’un hôtel de passe,
je porte les cafés
à ceux qui font l’amour.

Je serai fixée,
mais qui saura pourquoi,
ça ne me plait pas de donner
la clé de la trois.

Campo - Sophia de Mello Andresen

dipinto di Aldo Balding
Campo - Sophia de Mello Andresen

Sto sola nei campi
La dolce notte mormora
La luna mi illumina
Corre nel mio cuore un fiume di freschezza
A tutto quello che sognò la mia anima si avvicina

8 dicembre 2018

la bocca quando ti nega - Anileda Xeka

Ernesto Treccani - Litografia a colori Cm.70x50
la bocca quando ti nega - Anileda Xeka

la bocca quando ti nega non sa che
di nuovo canto che mi ricomponi l'anima
e l'assenza delle tue mani nei miei pugni serrata
del tuo fuoco segreto, le lingue sparse non conosce,
sulla pelle dell'attesa.
tu - come rugiada - svanisci per poi ritornare
a dissetare ora l'ape ora il petalo o la foglia.
tu - seducente come un desiderio fatale
i miei domani dipingi con le promesse di un sogno.

la realtà quando t'uccide del tutto non t'annienta
in ogni volto immortala la sete di te infinita.

Violini - Anileda Xeka

Ernesto Treccani - Il violinista, misto su cartoncino, 25x35 cm, 1988
Violini - Anileda Xeka

Basta
una costola d’acero montano,
una scheggia d’ebano
perché nelle rosse solitudini
degli abeti
rinasca
l’anima tersa.

Schermaglie - Amalia Guglielminetti

dipinto di Cayetano de Arquer Buigas
Schermaglie - Amalia Guglielminetti

Sogghignare io potrei di te, dell'altra
donna lontana a cui forse ritorni,
toglierti a lei con sottigliezza scaltra.

Ma non voglio. Va pure. Verran giorni
soli a me sola e avran cappe di ghiaccio
e poi saranno di vïole adorni.

Ed io com'essi muterò. Ora faccio
ira a me stessa, perchè ho in gola un roco
lamento e solo per orgoglio taccio.

Un giorno anch'io saprò, ridendo un poco,
dire a colui che molto amore agogna:
– ti voglio bene! – dirglielo per gioco,

perchè gioisca della mia menzogna.

Afa – Antonia Pozzi

dipinto di Tito Merello Vilar
Afa – Antonia Pozzi

Oggi
la mia tristezza esigente
a starnazzarmi nell'anima
pesantemente
come scirocco
pregno di salsedine

Milano, 25 aprile 1929

Accento sulla a - Gianni Rodari

Fortunato Depero - Cyclist through the City 1945
Accento sulla a - Gianni Rodari

“O fattorino in bicicletta
dove corri con tanta fretta?”
“Corro a portare una lettera espresso
arrivata proprio adesso”.
“O fattorino, corri diritto,
nell’espresso cosa c’è scritto?”
“C’è scritto – Mamma non stare in pena
se non rientro per cena,
in prigione mi hanno messo
perché sui muri ho scritto col gesso.
Con un pezzetto di gesso in mano
ho scritto sui muri della città
“Vogliamo pace e libertà”.
Ma di una cosa mi rammento,
che sull’a non ho messo l’accento.
Perciò ti prego per favore,
va’ tu a correggere quell’errore,
e un’altra volta, mammina mia,
studierò meglio l’ortografia”.

Elegia - Kazimierz Wierzyński

Gino Severini, L'équilibriste, 1928. Collezione Banca Monte dei Paschi di Siena
Elegia - Kazimierz Wierzyński

La lupa correva di qui vorace e indoma,
L’acquedotto passava sugli archi di Roma.
Ponti dietro Cesare e legioni fluenti,
Verbena nei campi, nelle arene – serpenti.
Si snodava, bivaccava una folle immane:
Oggi tocco una pietra di ciò che rimane.
Prendete la mia maschera rosa dal vento,
Fissatela a un teatro come ornamento.
Che dall’orbite vuote una lacrima scenda,
Forse la vista riavrò e farà ch’io comprenda.
Forse sussurreranno ancor le labbra immote
Come per Roma perivo in età remote.

Traduzione di Paolo Statuti

la sera affollata dalle abitudini di sempre - Anileda Xeka

dipinto di Cayetano de Arquer Buigas
la sera affollata dalle abitudini di sempre - Anileda Xeka

la sera affollata dalle abitudini di sempre.
la cioccolata calda, la sigaretta accesa.
la cartella degli appunti sul letto. il romanzo
da leggere sino allo stremo.
e semmai s'arrenda l'insonnia, la presa allenti
dalle palpebre incollate al pensier tuo. di quel tempo
in cui mi addormentavo serenamente.
senza temere il buio. i tristi pensieri. di non trovarti
accanto al mio risveglio.

guardandoti negli occhi ancora sognanti
mi rivelava la tua luce il cuore nascosto dell'alba.