23 ottobre 2018

Io sono una pagina per la tua penna - Marina Cvetaeva

dipinto di Lorraine Dell Woo
Io sono una pagina per la tua penna - Marina Cvetaeva
 

Io sono una pagina per la tua penna.
Tutto ricevo. Sono una pagina bianca.
Io sono la custode del tuo bene:
lo crescerò e lo ridarò centuplicato.

Io sono la campagna, la terra nera.
Tu per me sei il raggio e l’umida pioggia.
Tu sei il mio Dio e Signore, e io
sono terra nera e carta bianca.

10 luglio 1918

Notti zingare - Marina Cvetaeva

Georgy Kurasov - Flamenco
Notti zingare - Marina Cvetaeva

Sotto gli zoccoli –
il fango schizza!
Davanti al viso –
lo scialle è scudo.
Senza gli sposi,
godete, mezzani!
Ehi, resisti,
irsuto cavallo!
Libertà non ci diedero

padre e madre,
Tutto il campo per noi
è letto nuziale!
Senza vino ubriaco, senza pane sazio –
son le zingare nozze che si scatenano!

Pieno il bicchiere.
Vuoto il bicchiere.
Pigolio di chitarra, luna e fango.
A destra e a sinistra ondeggia il campo.
È principe lo zingaro!
È zingaro il principe!
Ehi, signorino, attento: scotta!
Son le zingare nozze che bevono.

Là, sopra il mucchio
di scialli e pellicce,
tintinnio e fruscio
d’acciaio e di labbra.
Tintinnano speroni;
rispondono – collane.
Scricchiola sotto una mano
la seta.
Ulula qualcuno, come lupo.
Russa qualcuno, come toro.
Son le zingare nozze che dormono.

25 giugno 1917

22 ottobre 2018

Vincent – Enzo Montano

Vincent Van Gogh - A Lane near Arles
Vincent – Enzo Montano

Solitario, serio, assorto
osserva i campi, a lungo.
Sorride alle carezze del sole
al vento che lo sfiora
insuffla nei polmoni il respiro della natura.
Lento, solleva il pennello
in alto
contro il cielo
sopra gli alberi
sui campi
nei vigneti
            nel parco.
Tutto è trasferito sulla tela.
Colori impastati con l’anima
e il corpo e sofferenza
e solitudine e…

Le ombre si allungano.
Avvolto dalla polvere d’oro,
le tele sotto il braccio
e la sua scatola dei colori,
torna pensoso alla sua casa gialla.

La sua stanza si riempie
di sole, alberi, campi, vigneti e fiori
e ponti e ulivi e girasoli e mare e…

Le Chat - Charles Baudelaire

Le Chat - Charles Baudelaire
 

Viens, mon beau chat, sur mon coeur amoureux;
Retiens les griffes de ta patte,
Et laisse-moi plonger dans tes beaux yeux,
Mêlés de métal et d'agate.

Lorsque mes doigts caressent à loisir
Ta tête et ton dos élastique,
Et que ma main s'enivre du plaisir
De palper ton corps électrique,

Je vois ma femme en esprit. Son regard,
Comme le tien, aimable bête
Profond et froid, coupe et fend comme un dard,

Et, des pieds jusques à la tête,
Un air subtil, un dangereux parfum
Nagent autour de son corps brun.

Il gatto - Charles Baudelaire

Il gatto - Charles Baudelaire

Vieni, mio bel gatto, sul mio cuore amoroso;
Trattieni le unghie della tua zampa,
E lasciami sprofondare nei tuoi occhi belli,
Misti di metallo e d'agata.

Quando le mie dita accarezzano a piacimento
La tua testa ed il tuo dorso elastico,
E la mia mano s'inebria del piacere
Di toccare il tuo corpo elettrico,

Vedo la mia donna. Il suo sguardo,
Come il tuo, amabile animale,
Profondo e freddo, colpisce e taglia come un dardo;

E dai piedi alla testa,
Attorno al suo corpo bruno,
Fluttua un profumo sottile, un pericoloso effluvio.  

Les chats - Charles Baudelaire

dipinto di Henriette Ronner-Knip
Les chats - Charles Baudelaire

Les amoureux fervents et les savants austères  
aiment également, dans leur mûre saison,  
les chats puissants et doux, orgueil da la maison,  
qui comme eux sont frileux et comme eux sédentaires.  

Amis de la science et de la volupté,  
ils cherchent le silence et l'horreur des ténèbres;  
l'Érèbe les eût pris pour ses coursiers funèbre,  
s'ils pouvaient au servage incliner leur fierté.  

Ils prennent en songeant les nobles attitudes  
des grands sphinx allongés au fond des solitudes,  
qui semblent s'endormir dans un rêve sans fin;  

leurs reins fécond sont pleins d'étincelles magiques,  
et de parcelles d'or, ainsi qu'un sable fin,  
étoilent vaguement leurs prunelles mystiques.

I gatti - Charles Baudelaire

dipinto di Rachel Stribbling
I gatti - Charles Baudelaire

Gli amatori ferventi e i saggi luminari
amano, a grado a grado che l'età loro avanza,
i gatti forti e morbidi, orgoglio della stanza,
com'essi freddolosi, e pigri, e sedentari. 


Amanti di lussurie, di calma e di saggezza,
ricercano il silenzio, l'ombra e i suoi misteri;
l'Ade ne avrebbe fatto dei funebri corrieri,
se potessero flettere l'indomita fierezza.

Meditabondi, assumono le pose statuarie
delle sfingi accosciate in fondo a solitarie
lande, come in un sogno che fine mai non abbia;

sprizzano dalle reni magnetiche scintille:
e grani d'oro, simili a finissima sabbia,
vagamente gli stellano le mistiche pupille.

21 ottobre 2018

Le petit chat - Edmond Rostand

acquerello di Igor Mosiychuk
Le petit chat - Edmond Rostand

E' un gattino nero, sfrontato, oltre ogni dire,
Lo lascio spesso giocare sul mio tavolo.
A volte vi si siede senza far rumore,
Quasi un vivente fermacarte.
Gli occhi gialli e blu sono due agate.
A volte li socchiude, tirando su col naso,
Si rovescia, si prende il muso tra le zampe,
pare una tigre distesa su di un fianco.

Ma eccolo ora - smessa l'indolenza -
Inarcarsi - somiglia proprio ad un manicotto;
E allora, per incuriosirlo, gli faccio oscillare davanti,
Appeso ad una cordicella, un mio turacciolo.
Fugge al galoppo, tutto spaventato,
Poi ritorna, fissa il turacciolo, tiene un po'
Sospesa in aria - ripiegata - la zampetta,
poi abbatte il turacciolo, l'afferra; lo morde.
Allora, senza ch'egli la veda, tiro la cordicella,
ed il turacciolo si allontana, e il gatto lo segue,
descrivendo dei cerchi con la zampa,
poi salta di lato, ritorna, fugge di nuovo.
Ma appena gli dico "Devo lavorare,
vieni, siediti qua, da bravo!" si siede..
E mentre scribacchio sento
che si lecca col suo lieve struscio molle.

Nascita del canto - Salvatore Quasimodo

Opera di Renato Guttuso
Nascita del canto - Salvatore Quasimodo
Sorgiva: luce riemersa:
foglie bruciano rosee.

Giaccio su fiumi colmi
dove son isole
specchi d'ombre e d'astri.

E mi travolge il tuo grembo celeste
che mai di gioia nutre
la mia vita diversa.

Io muoio per riaverti,
anche delusa,
adolescenza delle membra
inferme.  

Alla mia terra - Salvatore Quasimodo

                                                            Renato Guttuso - Fichidindia
Alla mia terra - Salvatore Quasimodo

Un sole rompe gonfio nel sonno
e urlano alberi;
avventurosa aurora
in cui disancorata navighi,
e le stagioni marine
dolci fermentano rive nasciture.

Io qui infermo mi desto,
d'altra terra amaro
e della pietà mutevole del canto
che amore mi germina
d'uomini e di morte.

Il mio male ha nuovo verde,
ma le mani son d'aria
ai tuoi rami,
a donne che la tristezza
chiuse in abbandono
e mai le tocca il tempo,
che a me discorza e imbigia.

In te mi getto: un fresco
di navate posa nel cuore:
passi ignudi d'angeli
vi s'ascoltano, al buio. 

Oboe sommerso - Salvatore Quasimodo

opera di Andrew Wyeth
Oboe sommerso - Salvatore Quasimodo

Avara pena, tarda il tuo dono
in questa mia ora
di sospirati abbandoni.

Un òboe gelido risillaba
gioia di foglie perenni,
non mie, e smemora;
in me si fa sera:
l’acqua tramonta
sulle mie mani erbose.

Ali oscillano in fioco cielo,
labili: il cuore trasmigra
ed io son gerbido,

e i giorni una maceria.

20 ottobre 2018

Da “L’assaggiatrice – Giuseppina Torregrossa

Lucio Passon - Natura morta con zucca cm 40x60 olio su tavola
Da “L’assaggiatrice – Giuseppina Torregrossa


Zucca in agrodolce
- zucca gialla kg 1
- 2 spicchi d’aglio
- olio extravergine d’oliva
- zucchero
- sale
- foglioline di menta
Privare la zucca della buccia e dei semi. Affettarla e ricavare una serie di cubetti di grandezza media. Pelare l’aglio e imbiondirlo in una padella con abbondante olio; eliminare l’aglio e friggere la zucca, quindi salarla a piacere. Sciogliere un cucchiaio di zucchero in un bicchiere d’aceto e irrorare la zucca. Lasciare evaporare e trasferire il preparato su un piatto. Servire fredda, con decorazioni di foglioline di menta.

19 ottobre 2018

da “L'assaggiatrice” - Giuseppina Torregrossa

dipinto di Kenne Gregoire
da “L'assaggiatrice” - Giuseppina Torregrossa
Pane cunzatu
- 1 pane di casa
- 3 pomodori rossi e duri di media grandezza
- 2 sarde salate
- formaggio primosale g 200
- olio d’oliva
- origano
- pepe nero
Tagliare i pomodori a cubetti, il primosale a pezzi piccoli. Diliscare le sarde, lavarle con aceto di vino, ridurle a filetti.
Scaldare il pane nel forno, tagliare a metà e con il coltello praticare delle incisioni nella mollica. Condire con abbondante olio di oliva, poi aggiungere il pomodoro, il formaggio primosale, le sarde. Spolverare con origano e pepe nero. Riunire le due metà di pane. Servire caldo.

Ride la gazza, nera sugli aranci - Slvatore Quasimodo

Renato Guttuso - Aranceto
Ride la gazza, nera sugli aranci - Slvatore Quasimodo
 

Forse
è un segno vero della vita:
intorno a me fanciulli con leggeri
moti del capo da
nzan in un gioco
di cadenze e di voci lungo il prato
della chiesa. Pietà
della sera, ombre
riaccese sopra l’
erba così verde,
bellissime nel fuoco della luna!
Memoria vi conc
ede breve sonno;
ora, destatevi. Ecco, s
croscia il pozzo
per la prima marea. Questa è l’ora:
non p
iù mia, arsi, remoti simulacri.
E tu vento del sud forte di zàgare,
spingi la luna do
ve nudi dormono
fanciulli, forza il puledro sui campi
umidi d’orme di cavalle, apri
il mare, a
lza le nuvole dagli alberi:
già l’airone s’avan
za verso l’acqua
e fiuta lento il fango tra le spine,
ride la ga
zza, nera sugli aranci.

Alle fronde dei salici - Salvatore Quasimodo

Renato Guttuso - Crocifissione, 1941, olio su tela cm 200 x 200 Galleria Nazionale di Arte Moderna, Roma
Alle fronde dei salici - Salvatore Quasimodo
 

E come potevamo noi cantare
con il piede straniero sopra il cuore,
fra i morti abbandonati nelle piazze
sull’erba dura di ghiaccio, al lamento
d’agnello dei fanciulli, all’urlo nero
della madre che andava incontro al figlio
crocifisso sul palo del telegrafo?
Alle fronde dei salici, per voto,
anche le nostre cetre erano appese,
oscillavano lievi al triste vento.

18 ottobre 2018

da "Uomini senza donne" - Murakami Haruki

Tabby Cat - Rachel Stribbling
da "Uomini senza donne" - Murakami Haruki

Prima ancora degli esseri umani, a scoprire quanto si stava bene da «Kino» era stato un gatto randagio dal pelo grigio. Era un giovane maschio con una bella coda lunghissima. Sembrava che gli piacesse particolarmente uno scaffale incavato in un angolo del locale, perché si metteva sempre a dormire raggomitolato lì. Kino cercava di non occuparsene troppo. Probabilmente voleva solo essere lasciato in pace. Una volta al giorno gli dava da mangiare e gli cambiava l’acqua. Altre cose per lui non ne faceva. Gli aveva soltanto aperto una gattaiola in modo che potesse entrare e uscire liberamente. Ma il gatto, chissà perché, preferiva passare dalla porta come le persone. Poteva anche darsi che quel gatto avesse portato con sé un flusso positivo. Perché gli avventori, seppur gradualmente, cominciarono ad arrivare. Ad attirarli era l’atmosfera di quella villetta in fondo alla strada – l’insegna poco appariscente e il magnifico salice vecchio di anni, il giovane titolare taciturno… e gli lp che giravano sul piatto dello stereo, il menu che contava pochi piatti leggeri ma sempre diversi, il gatto grigio acciambellato in un angolo… Alcuni clienti venivano con regolarità e a volte portavano con sé altra gente. Kino era ancora lontano dal guadagnare bene, ma riusciva almeno a rientrare del costo dell’affitto. Per lui era più che sufficiente.

Traduzione di Antonietta Pastore. Einaudi Editore

Sonetto del vino - Jorge Luis Borges

Sonetto del vino - Jorge Luis Borges

In quale regno o secolo e sotto quale tacita
Congiunzione di astri, in che giorno segreto
Non segnato dal marmo, nacque la fortunata
E singolare idea di inventare l’allegria?

Con autunni dorati fu inventata. Ed il vino
Fluisce rosso lungo mille generazioni
Come il fiume del tempo e nell’arduo cammino
Ci fa dono di musica, di fuoco e di leoni.

Nella notte del giubilo e nell’infausto giorno
Esalta l’allegria o attenua la paura,
e questo ditirambo nuovo che oggi gli canto

lo intonarono un giorno l’arabo e il persiano.
Vino, insegnami come vedere la mia storia
Quasi fosse già fatta cenere di memoria.

Se io fossi un poeta - Antonio Machado

dipinto di Andrew Atroshenko
Se io fossi un poeta - Antonio Machado



Se io fossi un poeta
galante, canterei
agli occhi vostri un canto così puro
come sul marmo bianco l’acqua chiara.
E in una strofa d’acqua
tutto il canto direbbe:
“So già che non rispondono ai miei occhi,
che vedono e guardando nulla chiedono,
i vostri chiari; hanno i vostri occhi
la calma buona luce,
luce del mondo in fiore, che un mattino
ho visto dalle braccia di mia madre”.

traduzione di Oreste Macrì

Si yo fuera un poeta - Antonio Machado

Dipinto di Catherine Abel
Si yo fuera un poeta - Antonio Machado

Si yo fuera un poeta
galante, cantaría
a vuestros ojos un cantar tan puro
como en el mármol blanco el agua limpia.
Y en una estrofa de agua
todo el cantar sería:
“Ya sé que no responden a mis ojos,
que ven y no preguntan cuando miran,
los vuestros claros, vuestros ojos tienen
la buena luz tranquila,
la buena luz del mundo en flor, que he visto
desde los brazos de mi madre un día”.

Giardino - Antonio Machado

Wilhelm Menzler - Swans in the Park
Giardino - Antonio Machado

Lungi dal tuo giardino arde la sera
incensi d’oro in fiamme porporine,
dietro il bosco di cenere e di rame
Dalie del tuo giardino.
Malnato il tuo giardino!. Oggi mi sembra
l’opera d’un barbiere,
con quella miserina palma nana
e l’aiuola di mirti ritagliati…
e l’arancino nel barile… L’acqua
della fonte di pietra
non cessa il riso nella conca bianca.

traduzione di Oreste Macrì

Jardin - Antonio Machado

Robert Fowler - Dreaming
Jardin - Antonio Machado

Lejos de tu jardín quema la tarde
inciensos de oro en purpurinas llamas,
tras el bosque de cobre y de ceniza.
En tu jardín hay dalias.
¡Malhaya tu jardín!… Hoy me parece
la obra de un peluquero,
con esa pobre palmerilla enana,
y ese cuadro de mirtos recortados…
y el naranjito en su tonel… El agua
de la fuente de piedra
no cesa de reír sobre la concha blanca.

S’è addormentato il mio cuore - Antonio Machado

dipinto di Andrew Wyeth
S’è addormentato il mio cuore - Antonio Machado

S’è addormentato il mio cuore?
Alveari dei miei sogni,
non lavorate più? È secca
la giostra del mio mio pensiero,
sono vuoti i bigoncioli,
nel girare, d’ombra pieni?
No, che il mio cuore non dorme.
Il cuore è desto, è desto.
Né dorme nè sogna, guarda,
i limpidi occhi aperti,
segnali lontani e ascolta
in riva al grande silenzio.

Antonio Machado, Poesie Scelte, Arnoldo Mondadori Editore, 1987.
A cura di Oreste Macrí

17 ottobre 2018

Caminante – Antonio Machado

Foto surreale di Dariusz Klimczak
Caminante – Antonio Machado

Tutto passa e
tutto rimane
però il nostro è passare,
passare facendo cammini
cammini sopra il mare.

Mai ho cercato
la gloria,
né di lasciare il mio canto
alla memoria degli uomini;
io amo i mondi delicati,
lievi e gentili
come bolle di sapone.

Mi piace vederle
quando si colorano
di giallo e carminio, volare
sotto il cielo azzurro, tremare
d'improvviso e poi scoppiare.

Mai ho cercato la gloria.

Viandante sono le tue impronte
la via e nulla più:
Viandante non c'e un cammino
si fa il cammino camminando.

Camminando si fa il cammino
e voltando indietro lo sguardo
si vede il sentiero che mai
si tornerà a calcare.

Viandante non c'è una via
ma scia sul mare ...

Qualche tempo fa in questo luogo
dove oggi i boschi si vestono di spine
si sentì la voce di un poeta gridare
"Viandante non c'è cammino
la via si fa con l'andare..."

Colpo dopo colpo, verso dopo verso ...

Morì il poeta
lontano dal focolare.
Lo copre la polvere di un paese vicino
Al momento dell'addio lo videro piangere.
"Viandante non c'è un cammino
la via si fa con l'andare..."

Colpo dopo colpo, verso dopo verso ...

Quando il
cardellino non può cantare
quando il poeta è un pellegrino.
Quando a nulla ci serve pregare.
"Viandante non c'è cammino
la via si fa con l'andare..."

Colpo dopo colpo, verso dopo verso …

Perché chiamare
cammini
i solchi del caso?
Tutto quello che cammina va
come Gesù, sopra il mare

Viandante,
sono le tue impronte
il cammino e nulla più;
Viandante non c'è un cammino
la via si fa con l'andare..."

Camminando si fa il cammino
e girando indietro lo sguardo
si vede il sentiero che mai
si deve tornare a calpestare.

Viandante non c'è un cammino
ma le stelle nel mare …