28 febbraio 2017

Tu vieni e vai e le porte si chiudono... - Rainer Maria Rilke

foto da pinterest

Tu vieni e vai e le porte si chiudono... - Rainer Maria Rilke

Tu vieni e vai e le porte si chiudono
più dolcemente, quasi senza vento.
Tra chi va per silenti case
sei il più silente.
Ci si avvezza tanto alla tua presenza
che si resta chini sui libri
quando le immagini si fanno belle
nel blu della tua ombra,
perché risuoni in ogni cosa
a volte forte e a volte piano.
Se ti scorgo nei miei pensieri, spesso
si spacca la tua grande immagine:
sei un capriolo luminoso e corri
io sono buio e sono un bosco.
Sei una ruota accanto a me
e dei tuoi mille raggi bui
uno si fa sempre più greve

e sempre più vicino,
e crescono ad ogni suo giro
le mie opere obbedienti.

Conosco delle barche -Jaques Brel

foto di Stefano Canotti
Conosco delle barche - Jaques Brel
 
Conosco delle barche che restano nel porto
per paura che le correnti le trascinino via con troppa violenza
Conosco delle barche che arrugginiscono in porto
per non aver mai rischiato una vela fuori.

Conosco delle barche che si dimenticano di partire
hanno paura del mare a furia di invecchiare
e le onde non le hanno mai portate altrove,
il loro viaggio è finito ancora prima di iniziare.

Conosco delle barche talmente incatenate
che hanno disimparato come liberarsi.
Conosco delle barche che restano ad ondeggiare
per essere veramente sicure di non capovolgersi.

Conosco delle barche che vanno in gruppo
ad affrontare il vento forte al di là della paura.
Conosco delle barche che si graffiano un po’
sulle rotte dell’oceano ove le porta il loro gioco.

Conosco delle barche
che non hanno mai smesso di uscire una volta ancora,
ogni giorno della loro vita
e che non hanno paura a volte di lanciarsi
fianco a fianco in avanti a rischio di affondare.

Conosco delle barche
che tornano in porto lacerate dappertutto,
ma più coraggiose e più forti.
Conosco delle barche straboccanti di sole
perché hanno condiviso anni meravigliosi.

Conosco delle barche
che tornano sempre quando hanno navigato.
Fino al loro ultimo giorno,
e sono pronte a spiegare le loro ali di giganti
perché hanno un cuore a misura di oceano.

*************


Je connais des bateaux qui restent dans le port
De peur que les courants ne les entraînent trop fort
Je connais des bateaux qui rouillent dans le port
A ne jamais risquer une voile dehors

Je connais des bateaux qui oublient de partir
Ils ont peur de la mer à force de vieillir
Et les vagues jamais ne les ont emportés
Leur voyage est fini avant de commencer

Je connais des bateaux tellement enchaînés
Qu’ils ont désappris comment se libérer !
Je connais des bateaux qui restent à clapoter
Pour être vraiment sûr de ne pas chavirer

Je connais des bateaux qui s’en vont à plusieurs
Affronter le grand vent au-delà de la peur
Je connais des bateaux qui s’égratignent un peu
Sur les routes de la mer où les mène leur jeu

Je connais des bateaux qui n’ont jamais fini
De partir encore chaque jour de leur vie
Et qui ne craignent pas parfois de s’élancer
Côte à côte en avant au risque de sombrer

Je connais des bateaux qui reviennent au port
Lacérés de partout mais plus braves et plus forts
Je connais des bateaux débordants de soleil
Quand ils ont partagé des années de merveilles

Je connais des bateaux qui reviennent toujours
Quand ils ont navigué jusqu’à leur dernier jour
Tout prêts à déployer leurs ailes de géants
Parce qu’ils ont un coeur à taille d’océan.



 



Canzone - Emily Bronre

foto Ralph Crane - Dougan 1957 


Canzone - Emily Bronre

No tra angoscia e piacere
non può esistere un tenero affetto
i cuori in tormento cercano invano
le gioie dell'amicizia se le altre fuggono
Io so bene che mai i tuoi occhi
vorrebbero sorridere se piangono i miei
ma so bene che non potrebbero
piangere sempre per pietà del mio pianto
E' l'ora di separarci il tempo è finito
in cui pensavo e sentivo come te
navigherò sul vasto oceano
percorrerò il mare deserto
Vi sono isole di là dalle onde
dove il dolore può vivere libero
e il cuscino notturno o mio amore
ti sarà dolce se io sarò lontano
Non più ogni nuovo mattino
quando il tuo cuore si ridesta all'ardore
dovrai fingere una pena che non senti
per rispondere alla pena che io provo
Di giorno in giorno un triste pegno
fuggirà dalla tua memoria
e infine spezzato ogni legame
non sarò che un sogno per te

Belorado - Rafael Alberti

foto da pinterest
Belorado - Rafael Alberti

All'entrata ,
mio amore
all'entrata del borgo,
mi dicesti,
mio amore
Buona notte,
mio re!
col tuo fazzoletto.
Col tuo fazzoletto di spuma
no,
di luna
no,
di vento.

Patrizia Valduga – Donna bambina ma di troppe brame

foto da pinterest
Patrizia Valduga – Donna bambina ma di troppe brame

Donna bambina ma di troppe brame
o donna di dolori e di buriane,
sempre presa da trippe e budellame,
non so uscire dal buio stamane,
dal cavo della mia notte catrame,
tra geli duri e colpi di caldane,
e sollevarmi e via con voglie grame
fingendo quieti, cose lievi e piane,
per i giorni di guerra e bulicame
e per predar le prede piene e vane,
e a vedere come senza esche o trame
poco lega l'amoroso legame...
Oh cuore che mi caschi! Che rimane?
un annientato niente. E ho anche fame.

Infanzia – Rainer Maria Rilke

foto di Henri Cartier-Bresson
Infanzia – Rainer Maria Rilke

Si dovrebbe riflettere a lungo per parlare
di certe cose che così si persero,
quei lunghi pomeriggi dell'infanzia
che mai tornarono uguali -
e perché?
Dura il ricordo: forse in una pioggia,
ma non sappiamo ritrovarne il senso;
mai fu la nostra vita così piena
di incontri, di arrivederci, di transiti
come quando ci accadeva soltanto
ciò che accade a una cosa o a un animale:
vivevamo la loro come una sorte umana
ed eravamo fino all'orlo colmi di figure.
Eravamo come pastori immersi
in tanta solitudine e immense distanze,
e da lontano ci chiamavano e sfioravano,
e lentamente fummo -
un lungo, nuovo filo -
immessi in quella catena di immagini
in cui duriamo e ora durare ci confonde.

Sabati - Jorge Luis Borges a C.G.

foto da pinterest
Sabati - Jorge Luis Borges
                                                         a C.G.

Là fuori c’è un tramonto, gemma oscura
incastonata nel tempo,
e una profonda città cieca
di uomini che non ti videro.
La sera tace o canta.
Qualcuno libera gli aneliti
crocifissi in un piano.
Sempre, la numerosa tua bellezza.
Anche quando non ami
la tua bellezza
prodiga il suo miracolo nel tempo.
Sta in te la gioia
come la primavera nella foglia tenera.
Io non sono più niente,
soltanto un desiderio
smarrito nella sera.
La delizia sta in te
come la crudeltà sta nelle spade.
La notte opprime l’inferriata.
Nell'austero salone
come ciechi si cercano le nostre solitudini.
Sopravvive glorioso all'imbrunire
il candore della tua pelle.
Nel nostro amore c’è una pena
che assomiglia all'anima.
Tu,
ieri soltanto tutta la bellezza
sei anche tutto l’amore, adesso.

Ostriche - Anne Sexton

Vikki Dougan, photo Ralph Crane - Life

Ostriche - Anne Sexton

Ostriche mangiammo
dolci bellezza blu,
dodici occhi mi guardavano dal piatto,
asperse di limone e di tabasco.
Avevo paura di mangiare questo padre-cibo
e il Padre rise
e tracannò un Martini
trasparente come lacrime.
Era un farmaco soave
che dal mare veniva alla mia bocca
molle e grassoccio.
Lo ingollavo.
Andava giù come un gran budino.
L'ho mangiato all'una in punto.
L'ho mangiato alle due in punto.
E poi ho riso, abbiamo riso allora
e - fammelo scrivere -
c'è stata una morte,
la morte dell'infanzia
là, alla Casa dell'Ostrica
avevo quindici anni
e mangiavo le ostriche.
Una bambina sconfitta:
la donna aveva vinto.

Siamo - Livia Bazu

nella foto Natasha Poly da tumblr
Siamo - Livia Bazu

Siamo

promesse

sussurrate dal cielo diluvio
alla terra vulcanica ardente
nell’amplesso dell’ultima notte indistinta

ogni parto è un compimento
ogni passato un tradimento

delle promesse ladre
bugiarde
d’amore selvatico
del cielo alla terra rugiada
all’alba vaga in cui si accennò il mondo

promesse funambole
in bilico sul filo sospeso delle moire

danziamo
tradendoci
compiendoci
ancora
nei nostri
germogli
che ci traboccano
negli amplessi
in cui li mettiamo
e promettiamo al mondo

Per chiudere una falla - Emily Dickinson

Freja Beha Erichsenp per Zara- foto zara.com 


Per chiudere una falla - Emily Dickinson

Per chiudere una falla
devi inserirvi ciò che la produsse -
Se con qualcosa d'altro vuoi richiuderla
ti si spalancherà sempre più grande -
Non puoi colmare un abisso
con l'aria.


A fianco del suo banco c'è il banco - Kjell Espmark

foto di Gianni Boradori
A fianco del suo banco c'è il banco - Kjell Espmark

Lei ascolta con tutto il corpo.
Le labbra dell'insegnante si muovono. E lei sente
ma manca tuttavia le sue parole di qualche millimetro
come quando si cerca di prendere una pietra nell'acqua.
C'è un altro mondo, a un palmo di distanza dal suo.
Proprio vicino alla carta della Svezia
pende una carta sulla Svezia -
stesse città e stessi lembi di laghi
stessi campi gialli e verdi
eppure un regno irraggiungibile che risplende.
Adesso discutono, si muovono le bocche.
Certo lei sente. Ma ciò che si dice veramente
passa scoppiettando oltre le sue orecchie
verso chi abita nel paese giusto.

Eppure li può catturare nella pausa
quando raffreddata racconta come presero il padre
che lottava, tirato in ogni direzione.
E la madre che cercava di nascondersi tra le mani.
Tutto viene venduto per venti risate cianciate.
Racconta a gambe aperte, con le calze calate.

Ma nulla viene tolto al suo successo.
Quando poi prende posto nella loro conversazione
incontra quel diaframma sottile
che separa il mondo dal mondo
e quel sorriso che fà così male
perché è fatto per non essere notato.
Se potesse infiltrarsi nella loro Svezia
e cautamente sedersi in mezzo a loro
allora la sedia non diventerebbe una sedia
e lei stessa non diventerebbe reale?
Un passo a lato, non servirebbe di più.
Ma non trova neanche una parola per quel passo.
E la classe sa: lei non la troverà mai.
La lingua tra queste quattro mura
sente la sua vita che verrà.
Lei può lottare fino a smembrarsi tirata in ogni direzione.
In questa grammatica gentilmente inflessibile
ciascuno ha il suo posto finale

27 febbraio 2017

Sono cent'anni che non ho visto il suo viso - Nazim Hikmet

foto da pinterest


Sono cent'anni che non ho visto il suo viso - Nazim Hikmet

Sono cent'anni che non ho visto il suo viso
che non ho passato il suo braccio
attorno alla sua vita
che non mi son fermato nei suoi occhi
che non ho interrogato
la chiarità del suo pensiero
che non ho toccato
il calore del suo ventre

eravamo sullo stesso ramo insieme
eravamo sullo stesso ramo
caduti dallo stesso ramo ci siamo separati
e tra noi il tempo è di cent'anni
di cent'anni la strada
e da cent'anni nella penombra
corro dietro a te.

La Banca del Futuro – Costantino Kavafis

foto di Bruno Birkhofer



La Banca del Futuro – Costantino Kavafis

Per dar certezze alla mia vita dura
prenderò dalla Banca del Futuro
solamente pochissimi denari.

Dubito che abbia grandi capitali.
E pavento ormai che ai primi venti
di crisi, a un tratto smetta i pagamenti.

26 febbraio 2017

Trasparenze - Adrienne Rich

 foto da pinterest
 Trasparenze - Adrienne Rich

Che la parola mite e la parola retta possano tiranneggiare
che un soldato israeliano intervistato anni
dopo la prima Intifada possa piangere davanti alla telecamera
per quanto obbedendo agli ordini ha compiuto, ha visto compiere, non
ha rifiutato
che un altro lasciando Beit Jala possa scarabocchiare
su un muro: Ci dispiace sinceramente per il casino che abbiamo fatto
è pura routine una parola che cancellerebbe un fatto
Che sia umano equiparare innocente e colpevole
Che ci aggrappiamo all’innocenza in ogni caso
è elementare Che le parole possano tradursi in ossa rotte
Che il potere di scagliare parole sia un’arma
Che il corpo possa essere un’arma
qualsiasi bambino in cortile lo sa Che al gioco di dire la parola preferita
tu abbia sempre risposto una cosa, una qualità, libertà o fiume
(mai un pronome, mai Dio o Guerra)
è dato per scontato Che parola e corpo
siano l’unica posta che abbiamo da rischiare
Che le parole siano finestre in una capanna saccheggiata, lordata
dalle piogge sporche del tempo, potremmo discuterne
o che le parole siano chiare come vetro finché il sole colpisce accecante

Ma che in una finestra buia tu abbia visto il tuo volto
Che quando ti pulisci gli occhiali il testo diventi più chiaro
Che il rumore di bicchieri rotti arrivi al culmine delle nozze
Che io possa guardare attraverso una lente
nella casa del mio vicino
ma non nella vita del mio vicino
Che a volte si rompa il vetro per salvare vite
Che una parola possa essere schiacciata come un calice sotto i piedi
è solo ciò che appare, in parte domanda, in parte risposta: come la vivi.

Adrienne Rich (2002, da The School Among the Ruins)

Mario Benedetti - Donna ostaggio

foto da deviantart
Mario Benedetti - Donna ostaggio

La donna di quel sogno era un ostaggio
era sua almeno finché lui
non l'avesse venduta al suo risveglio
cosa che mai avrebbe fatto mai

la donna di quel sogno era di sogno
e i suoi seni sognati erano
insopportabili da quanto erano belli
il suo pube da brama era sognato
e sognate le labbra a custodire
la dolcissima lingua anche sognata

La donna di quel sogno era un ostaggio
era sua almeno finché lui
non l'avesse venduta al suo risveglio
cosa che mai avrebbe fatto mai

ma all'improvviso il mai ebbe una fine
e quando aprì gli occhi lei non c'era

Sonetti - Folgore da San Gimignano XXX

foto di Sabine Weiss
Sonetti - Folgore da San Gimignano
XXX

Cosí faceste voi o guerra o pace,
guelfi, sí come siete in devisione,
ché in voi non regna ponto di ragione,
lo mal pur cresce e 'l ben s'ammorta e tace.

E l'uno contra l'altro isguarda e spiace
lo suo essere e stato e condizione;
fra voi regna il pugliese e 'l Ganellone,
e ciascun soffia nel fuoco penace.

Non vi ricorda di Montecatini,
come le mogli e le madri dolenti
fan vedovaggio per gli ghibellini?

E babbi, frati, figliuoli e parenti,
e chi amasse bene i suoi vicini,
combatterebbe ancora a stretti denti.

Nazim Hikmet - Ho sognato della mia bella

foto di Grinberg Alexander
Nazim Hikmet - Ho sognato della mia bella

Ho sognato della mia bella
m'è apparsa sopra i rami
passava sopra la luna
tra una nuvola e l'altra
andava e io la seguivi
mi fermavo e lei si fermava
la guardavo e lei mi guardava
e tutto è finito qui.

Hans Magnus Enzensberger - Tango Finlandese

La foto è stata scattata in una località imprecisata in Inghilterra il 20 giugno dl 1931. (Fox Photos/Getty Images) - ilpost.it

Hans Magnus Enzensberger - Tango Finlandese
da "La furia della caducità"

Ciò che ieri sera fu è e non è
La barchetta che si allontana
e la barchetta che si accosta
I capelli così vicini erano capelli stranieri
Questo è facile a dirsi E' sempre così
Il lago grigio è proprio il lago grigio
Il pane fresco di ieri sera è indurito
Nessuno balla Nessuno bisbiglia Nessuno piange
Il fumo è dissolto e non dissolto
Il lago grigio adesso è azzurro Qualcuno chiama
Qualcuno ride Qualcuno se n'è andato
C'è molta luce Era mezzo buio
La barchetta non sempre ritorna
E' la stessa cosa e non è la stessa
Qui non c'è nessuno La roccia è roccia
La roccia cessa di essere roccia
La roccia ridiventa roccia
E' sempre così Nulla scompare
e nulla rimane Ciò che fu
è e non è ed è Questo
nessuno lo capisce Ciò che ieri sera
fu è facile a dirsi Com'è luminosa
qui l'estate e com'è breve.

25 febbraio 2017

L'albicocca - Rudy De Cadaval

foto di Michel Perez
L'albicocca - Rudy De Cadaval 

"Fammi scorrere le dita
nell’incavo della schiena
fino all’albicocca del tuo mondo
per poi perdere la mano
fra le cosce già aperte
per ricevere bacio rovente.

Voltati per soffiare sulla bocca
ansimi ora più continui
più agitati.

Mi soffermo sui seni
profumo di pelle di donna
scivolo verso il centro del tuo essere
mi insinuo là dove
Venere ti ha plasmato"

Da quando sono finito dentro - Nazim Hikmet

foto di Dariusz Klimczak
Da quando sono finito dentro - Nazim Hikmet

Il mondo ha fatto dieci giri intorno al sole da quando sono finito dentro
Se chiedete a lui: “Non se ne parla, è un periodo microscopico...”
Se chiedete a me: “Dieci anni della mia vita...”
Avevo una matita, l’anno in cui sono finito dentro
Si è esaurita a furia di scrivere in una settimana
Se chiedete a lei: “Una vita intera...”
Se chiedete a me: “Ma figurati, solo una settimana...”
Osman, dentro per omicidio da quando sono entrato io
E’ uscito dopo aver scontato sette anni e mezzo
Ha gironzolato per un po’
Poi è finito dentro per contrabbando, ha fatto sei mesi ed è uscito di nuovo
Ieri è arrivata una sua lettera: si è sposato, questa primavera nasce suo figlio....

Adesso hanno dieci anni, i bambini che sono caduti dal grembo materno quando sono finito dentro.
Ed i puledri nati quell’anno, con le lunghe gambe tremanti,
Sono ormai diventati docili cavalli, con groppe larghe.
Tuttavia gli alberelli di ulivo sono ancora degli alberelli, ancora bambini

Sono state inaugurate nuove piazze nella mia città lontana, da quando sono finito dentro...
E la gente del nostro palazzo adesso abita in una casa ed in una via che non conosco

Il pane era bianchissimo e come il cotone, l’anno in cui sono finito dentro
Poi lo si atteneva con i buoni
Da noi, qui dentro,
La gente si sparava per un pezzo di pane grande quanto un pugno e nerissimo
Adesso è di nuovo accessibile, però è nero e senza gusto
 

L'anno in cui sono finito dentro era appena iniziata la Seconda
I forni non erano ancora accesi nel campo di Dachau e ad Hiroshima non era ancora stata buttata la bomba atomica
Il tempo è fluito come il sangue di un ragazzo sgozzato
Poi quel periodo si è concluso, adesso il dollaro americano parla della Terza
Nonostante tutto, il giorno si è comunque illuminato, da quando sono finito dentro
Loro si sono raddrizzati fino a metà, schiacciando le mani pesanti sui marciapiedi passando dall'angolo dell'oscurità

Il mondo ha fatto dieci giri intorno al sole da quando sono finito dentro
E ripeto con la stessa passione ancora un'altra volta
Quello che ho scritto su di loro, l’anno in cui sono finito dentro:
“Loro sono tanti quanti le formiche sulla terra, i pesci nell'acqua e gli uccelli nell'aria.
Sono impauriti, coraggiosi, ignoranti, saggi, dei ragazzini.
E sono loro quelli che riducono in macerie e quelli che creano.
Nelle nostre leggende si parla solo delle loro avventure.

E il resto
Per esempio il fatto che io sia rimasto dentro per dieci anni
E' tanto per parlare..

Penso che in questo preciso istante - Roberto Juarroz

foto di Dariusz Klimczak
Penso che in questo preciso istante - Roberto Juarroz

Penso che in questo preciso istante
chissà non ci sia nessuno nell'universo che pensi a me,
che io sia il solo a pensarmi,
e se morissi adesso,
nessuno, neppure io, resterebbe a pensarmi.

E questo è l’inizio dell'abisso,
come quando mi addormento.
Sono il mio proprio sostegno e me lo tolgo.
Contribuisco a rivestire tutto d'assenza.

Sarà forse per questo
che pensare a un uomo
sia quasi un modo di salvarlo.

Chi è questa che vèn - Guido Cavalcanti

foto di Katy Rose Cummings
Chi è questa che vèn - Guido Cavalcanti

Chi è questa che vèn, ch'ogn'om la mira,
che fa tremar di chiaritate l'âre
e mena seco Amor, sì che parlare
null'omo pote, ma ciascun sospira?
O Deo, che sembra quando li occhi gira,
dical' Amor, ch'i' nol savria contare:
contanto d'umiltà donna mi pare,
ch'ogn'altra ver' di lei i' la chiam' ira.
Non si poria contar la sua piagenza,
ch'a le' s'inchin' ogni gentil vertute,
e la beltate per sua dea la mostra.
Non fu sì alta già la mente nostra
e non si pose 'n noi tanta salute,
che propiamente n'aviàn conoscenza.

Sprecare la vita - Charles Bukowski

foto di Robert Doisneau
Sprecare la vita - Charles Bukowski


Lamentele infime e triviali,
costantemente ripetute,
possono far ammattire un santo,
per tacere di un bravo ragazzo
qualunque ( me)
e il peggio è che chi
si lamenta
nemmeno si accorge di farlo
a meno che non glielo dici
e perfino se glielo dici
non ci crede.
E così non si conclude
niente
ed è solo un altro giorno
sprecato,
preso a calci,
mutilato
mentre il Buddha
siede nell'angolo
e sorride.

Detti della forza dell'amore - Paul Eluard

foto da resilienciamag.com
Detti della forza dell'amore - Paul Eluard

I
Il sole duro come una pietra
regione compatta vigna fulva

e lo spazio crudele è un muro che mi chiude.

II
In questo deserto che mi abitava e mi vestiva

Lei mi baciò e baciandomi
mi ordinò di vedere e di sentire.

III
Con baci e con parole
la sua bocca seguì il cammino dei suoi occhi.

Ci furono dei vivi dei morti e dei vivi.

Titos Patrìkios - Anni sprecati

Surreal Photoart by Dariusz Klimczak
Titos Patrìkios - Anni sprecati

                                    Venti anni perduti (ma cosa
                                    significa averli guadagnati?)
                                    FERNANDO PESSOA


Tutti noi abbiamo alcuni anni sprecati
chi tre, chi sette, chi di più
ma venti sono un bel cerchio
possiamo avvolgerci il passato
senza il panico che viene
con gli anni perduti di una vita intera.
E poi, cosa significa aver guadagnato
vent'anni che si spostano
ogni volta che guardo indietro?
Progressi regolari secondo il progetto
produttività costante, rendimento aumentato
riconoscimento al momento opportuno e onori del caso.
Ebbene, venti futili anni sprecati
che hanno fornito occasioni
per il sogno di una vita piena di possibilità
che mai sono state realizzate,
per il godimento acquisito dall’identificazione
con la persona che non sono mai diventato,
per la gioia e il senso di colpa per l'interminabile
adeguamento degli obiettivi,
per le accettazioni senza riserve,
per gli spaventati rifiuti.
Venti anni sprecati
sono sempre necessari
per un ambizioso presente.

24 febbraio 2017

La clamorosa dolcezza - Maria Grazia Calandrone

foto da pinteres - weekend bank holiday 1920
La clamorosa dolcezza - Maria Grazia Calandrone

La clamorosa dolcezza delle clavicole, la percussione cessata
dei finimenti muscolari, le valvole
che l'hanno finalmente abbandonata
sulla terra, l'angolo umile che fa la testa
per celare il sorriso
sulla cruda colonna del corpo
dice: ti ho aspettato per tutta la vita
ho visto la tua vita
nei miei sogni e tutta, notte
dopo notte, si risolveva nel perdono. In certe svolte
quando il cielo pieno di meraviglia coincideva
con la bolla degli alberi agitati dalla piena
luna, io mi svegliavo
per causa dei tuoi sogni
e portavo il tuo nome come una bandiera
che saliva dal petto e mi rendeva
invisibile: di me
si vedeva soltanto il tuo nome. Io sapevo
che avremmo dovuto terminare vicini
qualunque cosa nel frattempo fosse stata di noi. Adesso
eccomi, sono qui per finire
nella tua fine, per aspirare l'ultimo respiro
dalla tua bocca
e soffiarlo attraverso la bocca
che dopo te nessuno ha più baciato,
al cielo.

Credo notturno - Angela Pirrotta

Army Patrol, Northen Ireland. c. 1971
Credo notturno - Angela Pirrotta

C'é un libro che non leggo più.
Odora di chiesa e di soffitte, parla
di amore, di diluvi universali
e di un Dio trentenne e impavido,
un ragazzo di Galilea
senza peli sulla lingua,
con quattro buchi in corpo
e un fianco da mordere.
Parla di una strada lastricata
di buone intenzioni, addormentata
sull'orlo di un pensiero debole,
appesa a testa in giù.

"Tu credi?" Poco.
"Tu speri?" Ogni giorno.

Credo a chi non mi ha mai
capita, e mi ha amata lo stesso.
Credo a Sierva Maria e alla piaghe
che le ha lasciato l'amore;
alle notti che ho trascorso senza
di te, stretta nella morsa
del tempo e della censura.
Credo che esista una morale minima,
credo che la meccanica
abbia contaminato il divino,
e credo che il divino, a volte,
possa e debba trascendere la ragione.
Credo ai tuoi occhi, alla piega
che ti si forma sulla guancia
quando sorridi, ai tuoi orecchini di perla,
ai tuoi sogni, micro e macro.
Credo al tuo profumo, credo a queste carte.
Credo a Eugenio Montale,
ai suoi malesseri, al suo sogno perduto.
Credo a Sofocle, a Edipo, a Elettra.
Credo nel silenzio di chi si è arreso alla noia,
di chi si è concesso al primo venuto.
Credo che l'amore sia eterno ma mortifichi.
Credo in te che in me non credi.
Credo nel Destino, nelle coincidenze,
nelle premorienze. Credo alle premesse,
mai alle promesse.
Credo al freddo, al fuoco,
alla Terra. Credo al tempo
che passa e ci incornicia di rughe.
Credo che i demoni esistano
e che possano volare. Credo che ti amerò
finché un passato imperfetto ci separerà.
Credo nel mio coraggio e nella mia arte
di disperazione. Credo che gli occhi
costruiscano più delle mani,
credo non ci sia tempo da perdere.

Sul filo degli anni - Diego Valeri

foto di Arthur Leipzig
Sul filo degli anni - Diego Valeri

Si cammina sul filo degli anni
da esperti funamboli.
È un difficile andare, ma si va.
E intanto il mondo, attorno,
muta faccia e colore. Senza posa
ogni creata cosa
in poco d'ora ci diventa strana.
E con le cose ci mutiamo noi,
d'oggi in domani.
Solo sta fermo nel fondo di noi
quel nostro tempo primo,
l'infanzia, all'ombra della madre, sotto
il crocifisso piccolo d'avorio.

La più piccola parola - Paul Auster

foto da pinterest
La più piccola parola - Paul Auster

La più piccola parola
è circondata da acri ed acri di silenzio,
e perfino quando riesco a fissare

quella parola sulla pagina
mi sembra della stessa natura
di un miraggio, un granello di dubbio
che scintilla nella sabbia.

Prologo al presente - Eduardo Mitre

foto da tumblr
Prologo al presente - Eduardo Mitre
Apri gli occhi. Svegliati:
il Paradiso sta qui
nella luce effimera.

È (altro non c'è) questa terra:
punto d'incontri,
culla d'assenze.

Il Paradiso sta qui.
Apri gli occhi
che aprano le sue porte.

Svegliati. Sta qui.
Non è la felicità.
È la presenza.

*****
Pròlogo al presente 


Abre los ojos. Despierta:
el Paraíso está aquí
en la luz pasajera.

Es (no hay otro) esta tierra:
mesa de encuentros,
cuna de ausencias.

El Paraíso está aquí.
Abre los ojos
que abran sus puertas.

Despierta. Está aquí.
No es la dicha.
Es la presencia.

La ballata della masturbatrice solitaria - Anne Sexton

foto da scumbuckettheband.bandcamp.com
La ballata della masturbatrice solitaria - Anne Sexton

La fine della tresca è sempre morte.
Lei è la mia bottega. Viscido occhio,
sfuggito alla tribù di me stessa,
l'ansimo non ti ritrova. Fo orrore
a chi mi sta a guardare. Che banchetto!
Di notte, da sola, mi sposo col letto.

Dito dopo dito, eccola, è mia.
È lei il mio rendez-vous. Non è lontana.
La batacchio come una campana. Mi chino
Nel boudoir dove eri solito montarla.
M'hai preso a nolo sul fiorito copriletto.
Di notte, da sola, mi sposo col letto.

Metti ad esempio, stanotte, amor mio,
che ogni coppia s'accoppia
rivoltolandosi, di sopra, di sotto,
in ginocchio s'affronta spingendo
su spugna e piume l'abbondante duetto.
Di notte, da sola, mi sposo col letto.

Così evado dal corpo,
un miracolo irritante. Come posso
mettere in mostra il mercato dei sogni?
Son sparpagliata. Mi crocefiggo.
"Mia piccola prugna" è quel che m'hai detto.
Di notte, da sola, mi sposo col letto.

Poi venne lei, la rivale occhi neri.
Signora dell'acqua si staglia sulla spiaggia,
con un pianoforte in punta di dita,
parole flautate e pudore su labbra.
Mentre io, gambe a X, sembro lo scopetto.
Di notte, da sola, mi sposo col letto.

Lei ti prese come una donna prende
Un vestito a saldo dall'attaccapanni,
e io mi spezzai come si spezza un sasso.
Ti rendo i libri e la roba da pesca.
Ti sei sposato, il giornale l'ha detto.
Di notte, da sola, mi sposo col letto.

Ragazzi e ragazze son tutt'uno stanotte.
Sbottonan camicette, calano cerniere,
si levan le scarpe, spengono la luce.
Le creature raggianti sono piene di bugie.
Si mangiano a vicenda. Che gran banchetto!
Di notte, da sola, mi sposo col letto.

The Ballad of the Lonely Masturbator - Anne Sexton

The end of the affair is always death.
She’s my workshop. Slippery eye,
out of the tribe of myself my breath
finds you gone. I horrify
those who stand by. I am fed.
At night, alone, I marry the bed.

Finger to finger, now she’s mine.
She’s not too far. She’s my encounter.
I beat her like a bell. I recline
in the bower where you used to mount her.
You borrowed me on the flowered spread.
At night, alone, I marry the bed.

Take for instance this night, my love,
that every single couple puts together
with a joint overturning, beneath, above,
the abundant two on sponge and feather,
kneeling and pushing, head to head.
At night alone, I marry the bed.

I break out of my body this way,
an annoying miracle. Could I
put the dream market on display?
I am spread out. I crucify.
My little plum is what you said.
At night, alone, I marry the bed.

Then my black-eyed rival came.
The lady of water, rising on the beach,
a piano at her fingertips, shame
on her lips and a flute’s speech.
And I was the knock-kneed broom instead.
At night, alone, I marry the bed.

She took you the way a woman takes
a bargain dress off the rack
and I broke the way a stone breaks.
I give back your books and fishing tack.
Today’s paper says that you are wed.
At night, alone, I marry the bed.

The boys and girls are one tonight.
They unbutton blouses. They unzip flies.
They take off shoes. They turn off the light.
The glimmering creatures are full of lies.
They are eating each other. They are overfed.
At night, alone, I marry the bed.

Hai perso la saggezza - Iman Mersal

The Artist - Bérénice Bejo 'Peppy Miller' in una foto di scena, da celluloidprotraits.com 
Hai perso la saggezza - Iman Mersal
Raccolgo i capelli all’indietro
tanto da sembrare una bambina che un tempo hai amato,
per anni,
mi sciacquo la bocca con la birra dei miei amici
prima di tornare a casa,
come se non dovessi aspettare Dio in tua presenza.
Non c’è nulla che meriti il tuo perdono quindi, tu sei buono, ma hai perso la saggezza
quando mi hai fatto credere che il mondo sia simile a un istituto
femminile
e che io devo annullare i miei desideri
per continuare a essere la prima della classe.

Due frasi e mezzo - Krzysztof Karasek

foto di Ferdinando Scianna
Due frasi e mezzo - Krzysztof Karasek

1.
il verso è la scheggia della luce
che si è conficcata nell’occhio
e guarda – in uno sguardo d’insieme – il mondo
e sé
prima vede la collina
poi il passero sul ramo, finalmente
il campo calpestato dalla marcia dei soldati
infine vede se stesso
seduto sulla staccionata e la collina
che striscia sopra di lui, e l’esercito che come il grano
si piega sotto la falce

2.
la raffigurazione dell’albero è la raffigurazione della pioggia
la raffigurazione della pioggia è quella del fiume
quella del fiume è la raffigurazione di Dio
che è apparso sulla nuvola
e scorre verso il mare
(è la riva del suo corpo)

½.
tutto appare attraverso il suo opposto
attraverso cosa appaiono le sembianze?
attraverso un chiaro contrasto

23 febbraio 2017

Nel noioso paese – Costantino Kavafis

Michelangelo - David, dettaglio

Nel noioso paese – Costantino Kavafis

Nel noioso paese in cui lavora –
commesso in un emporio,
giovanissimo – e dove attende
che passino ancora due o tre mesi,
due o tre mesi che cali un po’ il lavoro,
per poi andare in città a tuffarsi
dritto nel giro degli svaghi;
nel noioso paese dove attende –
stasera è a letto con il mal d’amore,
tutta le giovinezza nel desiderio della carne è accesa,
in bella tensione la bella giovinezza.
Finché nel sonno lo trovò il piacere;
nel sonno vede e possiede il viso, la carne che voleva…

da Costantino Kavafis, La memoria e la passione
a cura di Filippomaria Pontani
Corriere delle Sera - Un secolo di poesia, a cura di Nicola Crocetti