31 ottobre 2015

Ti rubarono a noi come una spiga - Rocco Scotellaro

Rocco Scotellaro a Tricarico
Ti rubarono a noi come una spiga - Rocco Scotellaro

Vide la morte con gli occhi e disse:
Non mi lasciate morire
con la testa sull’argine
della rotabile bianca.
Non passano che corriere
veloci e traini lenti
ed autocarri pieni di carbone.
Non mi lasciate con la testa
sull’argine recisa da una falce.
Non lasciatemi la notte
con una coperta sugli occhi
tra due carabinieri
che montano di guardia.
Non so chi m’ha ucciso
portatemi a casa,
i contadini come me
si ritirano in fila nelle squadre
portatemi sul letto
dov’è morta mia madre.
O mettetevi qui attorno a ballare
e succhiate una goccia del mio sangue
di me vi farà dimenticare.
Lungo è aspettare l’aurora e la legge
domani anche il gregge
fuggirà questo pascolo bagnato.
E la mia testa la vedrete, un sasso
rotolare nelle notti
per la cinta delle macchie.
Così la morte ci fa nemici!
Così una falce taglia netto!
(Che male vi ho fatto?)
Ci faremo scambievole paura.
Nel tempo che il grano matura
al ronzare di questi rami
avremmo cantato, amici, insieme.
E il vecchio mio padre
non si taglierà le vene
a mietere da solo
i campi di avena?

29 ottobre 2015

Brutta serata - Jacques Prévert

Alessandro Turchi - Arianna e Bacco

Brutta serata - Jacques Prévert

L'uomo è la
contro un muro
vicino a un armadio
sul tavolo c'è un portacenere
l'omo è là
e c'è contro di lui la sofferenza
l'angoscia
c'è anche una donna
che è là
gli amici se ne sono andati
altre donne se ne sono andate
un gatto
contraddizioni come zanzare
e fa una strana faccia
l'uomo che guarda la donna che lo guarda
sa certe cose
indovina
e dice
eccoci qua
sto per soffrire terribilmente
non c'è niente da fare
è cotto
sorride
ma ha almeno 250 di febbre
un dolore da bambino
come un maneggio
con gli anelli da infilare a ogni curva
senza riuscirci
un dolore d'uomo
cupo paesaggio
cose già viste
e che ritornano dicendo
non è lo stesso
è molto meglio
orchestra singhiozzi
fantasmi con la faccia di cuore
sorridenti certezze d'infelicità
lamenti
deliziosi sorrisi
bisturi...
dolore d'uomo
irrisoria romanza sanguinante
storie di calendario
velocità degli anni
cognome Dicembre
nome Giovedì
matricola 23
l'anno scorso
quest'anno
l'anno venturo
e l'uomo si dice
quando si ha mal di denti
si va dal dentista
per i piedi c'è il pédicure
contro l'angoscia e la sofferenza
che posso fare
sono ancora una volta
del tutto perduto...
ancora una volta mi porto dietro
qualcuno nella mia caduta
ecco che torna la nebbia l'amore gli uccelli della felicità
che nebbia schifosa
e che schifosi uccelli
grandi volatili sentimentali
uccelli dallo sguardo piangente
andate a picchiare nel muro
battete le ali
picchiate contro i mobili
sudici uccelli di polvere
cantate falsi la canzone stonata
falsi volate
piangete falsi
impagliati
automi
antiquari
colombi da cartolina
uccelli con la faccia da ubriacone
avete nel becco di cartone
la lettera anonima dell'amore
uccelli di tutti i paesi
uccelli di tutti i rami di tutti gli alberi di tutti i paesi
usignoli de Giappone
unitevi
uccelli del paradiso
uccelli mosca
uccelli rapaci
pellicani
pinguini
passerotti
unitevi
pavoni gridate come pavoni
uccelli cantate a squarciagola in tutto il mondo
aquile marine gridate da aquile marine
e tu bozzagro
fai il verso del bozzagro
usignolo
l'uomo ti ha cavato gli occhi
perché tu canti meglio
ma questo ci apre gli occhi
l'uomo è un bel coglione
con la sua bella cartolina in mano
l'uomo che recita il suo monologo da piccione
amore sempre
lo stesso amore
l'uomo che vuole vedere vecchio l'amore
uccelli migratori
fermate i vostri viaggi
uccelli blu
cucù
gridate cucù
gridate a squarciagola
unitevi
il mondo deve sapere
che l'amore non deve più
l'amore possedere
fermate i simulacri
uccelli notturni
uccelli diurni
un uccello non appartiene a un altro uccello
la donna non appartiene all'uomo
né l'uomo alla donna
cucù gridate a squarciagola e dite
mescolate le uova
cambiate nido
fuori la testa dalla sabbia struzzi
dite quel che avete da dire
l'uomo
gli uomini non hanno l'aria
di voler smettere di soffrire
e io sono uno di loro
gli uomini non hanno l'aria
di voler smettere di far soffrire
ma che cos'ha dunque nel corpo
tutta questa gente...

Nel fondo
tutto ciò che racconto
uccelli che non mi sentite
è per passare il tempo
per nascondermi un po'
e l'uomo continua vicino al suo armadio
silenzioso
lancia ridicoli appelli
grida aiuto senza parlare
ha pensato uccello
s'aggrappa agli uccelli
se avesse pensato sedia supplicherebbe i mobili
tocca gli oggetti
li accarezza
la scatola dei fiammiferi
il portacenere
perde la bussola
perde la testa
la sofferenza è pronta
sta per annegarlo...
si è fatta molto bella
per venire a cercarlo
ha la faccia della giovinezza
e piccolissimi piedi
e anche lei soffre
si lamenta...
ed è un lamento vero
ma è stato imparato
e c'è qualcosa che zoppica in quel lamento
l'uomo si aggrappa ai mobili
la sofferenza si attacca a lui e ride
immediatamente subito
l'uomo per farla tacere
cerca di farla soffrire...

Il giorno sbagliato - Grazia Fresu

Camille Corot - Jeune femme tressant une couronne de fleurs

Il giorno sbagliato - Grazia Fresu

Verrai nel giorno sbagliato
l'unico dove non potrò
guardarti accoglierti amarti
nell'infinito solco del passato
che tra noi si misura e ci sovrasta
implacabile fosso disperato
della nostra follia,
verrai quando non avrò
rose tra i capelli
un vestito di seta e monili
per raccontarti la mia bellezza intatta,
in quell'unico giorno
sbagliato per le ore per la luce
per le attese sconfitte
impreparate al tuo ritorno,
il giorno che non avrò più voce
né voglia di cantare
il nostro abbraccio di reiterati amanti,
una sciarpa di malinconia sulle spalle
una tavola senza pizzi
cristalli e cibi profumati
un silenzio gravoso
sulla chitarra abbandonata
e quel vecchio sedile
dove ci appartammo,
ora tutto mio, di marmo freddo
e improbabili ricordi,
verrai e non potrai sederti
nel tuo giorno sbagliato nel mio
uniti dalla vaghezza dall'errore,
uccelli randagi di uno spietato cielo
non troveremo più nel nostro tempo
il riso dell'incontro.

Nella taverna i ladri hanno giocato – Osip Mandel’stam

Vincenzo Marinelli – Italy – La Danse de l'abeille au harem
 Nella taverna i ladri hanno giocato – Osip Mandel’stam

Nella taverna i ladri hanno giocato
a domino facendovi mattina.
La padrona ha servito una frittata;
i monaci hanno tracannato vino.

In lite le chimere della notte
su chi, di loro, abbia i tratti più orrendi.
E un grigio comiziante al primo sole
convoca la folla nelle tende.

Per il mercato s’agitano cani,
stride la toppa del cambiamonete.
allunga sull’eternità le mani
Chiunque, a derubarla, ma essa è rena,

sabbia del mare persa da un baroccio –
manca tela d’ortica per i sacchi - ;
e indispettito un frate è lì che snocciola
bugie sulla locanda e la nottata.

27 ottobre 2015

Ragno - Grazia Fresu

 Opera di Paul Kelley
Ragno - Grazia Fresu

Ragno ramata
filiforme essenza
dell'inatteso
al muro si compone
nella mia ora morta
l'ombra fine
di tele già stramate
il cuore macchia
calce rappresa
assenza d'avventura
la favola si sfiamma
lingue d'edera
sillabando le crepe
estendono ai miei occhi

Orazione funebre per una donna insignificante - Nazik Al-Malaika

Paul Kelley - pale moon rising
Orazione funebre per una donna insignificante - Nazik Al-Malaika

Ci ha lasciati senza un pallore di gota o un fremito di labbra
le porte non hanno sentito nessuno narrare della sua morte
nessuna tenda alle finestre stillante dolore
si è levata per seguire il suo feretro sino a che non scompaia dalla vista
a eccezione delle poche persone che si sono commosse al suo ricordo.
La notizia si è dissolta nei vicoli senza che il suo eco si diffondesse
e si è rifugiata nell'oblio di alcune fosse
la luna ha pianto questa tragedia.

La notte non se n'è curata e si è trasformata in giorno
Quindi è giunta la luce con le grida del lattaio, il digiuno,
il miagolio di un gatto affamato tutto pelle ed ossa,
le liti dei commercianti, l'amarezza, la lotta,
i bambini che lanciano pietre da un lato all'altro della strada,
le acque sporche nei canali e i venti che giocano da soli con le porte delle terrazze
in un oblio pressoché totale.

Porterà nuove la notte stellata - Emily Bronte

Paul Kelley - Geneve roof top
Porterà nuove la notte stellata - Emily Bronte

Porterà nuove la notte stellata:
esci sulla brughiera ventilata,
cerca un uccello che abbia l’ala scura,
con il becco e gli artigli insanguinati.

Non deviare lo sguardo, non tenere abbassati
gli occhi, ma segui muto il suo vagare,
guarda dove sull’erica riposa;
ed allora inginocchiati a pregare.

Quale sorte ti attenda lì, viandante,
predirlo non è qui compito mio.
Ma il cielo ascolta una preghiera ardente
Sappi che Dio è misericordia – addio!

[…]

26 ottobre 2015

Dolce la bruma lungo la collina - Emily Bronte

 Paul Kelley - back home
 Dolce la bruma lungo la collina - Emily Bronte

Dolce la bruma lungo la collina,
non ci saranno tempeste domani;
oggi il giorno ha già pianto a sazietà,
ha consumato la sua muta pena.

Ritorno ai giorni di un’età lontana:
sono ancora una volta una fanciulla
che nel nido paterno si rintana
presso la porta dell’antica sala;

veglio la sera che nebbiosa cala
dopo un giorno di pioggia senza tregua;
fra nebbie azzurre, dolci nebbie estive,
la catena dei monti si dilegua.

Su lunghi steli d’erba, la rugiada
indugia densa come pianto all’alba,
Fragranze e scie d’aromi delicati
sono il respiro degli anni passati.

25 ottobre 2015

Alle soglie - Guido Gozzano

Caspar David Friedrich - Bazzia nel querceto

Alle soglie - Guido Gozzano

I.
Mio cuore, monello giocondo che ride pur anco nel pianto,
mio cuore, bambino che è tanto felice d'esistere al mondo,

pur chiuso nella tua nicchia, ti pare sentire di fuori
sovente qualcuno che picchia, che picchia... Sono i dottori.

Mi picchiano in vario lor metro spiando non so quali segni,
m'auscultano con gli ordegni il petto davanti e di dietro.

E sentono chi sa quali tarli i vecchi saputi... A che scopo?
Sorriderei quasi, se dopo non bisognasse pagarli..

«Appena un lieve sussulto all'apice... qui... la clavicola...»
E con la matita ridicola disegnano un circolo azzurro.

«Nutrirsi... non fare più versi... nessuna notte più insonne...
non più sigarette... non donne... tentare bei cieli più tersi:

Nervi... Rapallo... San Remo... cacciare la malinconia;
e se permette faremo qualche radioscopia...»

II.
O cuore non forse che avvisi solcarti, con grande paura,
la casa ben chiusa ed oscura, di gelidi raggi improvvisi?

Un fluido investe il torace, frugando il men peggio e il peggiore,
trascorre, e senza dolore disegna su sfondo di brace

e l'ossa e gli organi grami, al modo che un lampo nel fosco
disegna il profilo d'un bosco, coi minimi intrichi dei rami.

E vedon chi sa quali tarli i vecchi saputi... A che scopo?
Sorriderei quasi, se dopo non fosse mestiere pagarli.

III.
Mio cuore, monello giocondo che ride pur anco nel pianto,
mio cuore, bambino che è tanto felice d'esistere al mondo,

mio cuore dubito forte - ma per te solo m'accora -
che venga quella Signora dall'uomo detta la Morte.

(Dall'uomo: ché l'acqua la pietra l'erba l'insetto l'aedo
le danno un nome, che, credo, esprima un cosa non tetra.)

È una Signora vestita di nulla e che non ha forma.
Protende su tutto le dita, e tutto che tocca trasforma.

Tu senti un benessere come un incubo senza dolori;
ti svegli mutato di fuori, nel volto nel pelo nel nome.

Ti svegli dagl'incubi innocui, diverso ti senti, lontano;
né più ti ricordi i colloqui tenuti con guidogozzano.

Or taci nel petto corroso, mio cuore! Io resto al supplizio,
sereno come uno sposo e placido come un novizio.

Invito - Sergio Corazzini

Caspar David Friedrich, Cimitero dell'abbazia sotto la neve

Invito - Sergio Corazzini

Anima pura come un’alba pura,
anima triste per i suoi destini,
anima prigioniera nei confini
come una bara nella sepoltura,
anima, dolce buona creatura,
rassegnata nei tristi occhi divini,
non piú rifioriranno i tuoi giardini
in questa vana primavera oscura.
Luce degli occhi, cuore del mio cuore,
tenerezza, sorella nel dolore,
rondine affranta nel mio stesso cielo,
giglio fiorito a pena su lo stelo
e morto, vieni, ho spasimato anch’io,
vieni, sorella, il tuo martirio è il mio.

Due nel crepuscolo - Eugenio Montale

Caspar David Friedrich - Moonrise by the Sea

Due nel crepuscolo - Eugenio Montale

Fluisce fra te e me sul belvedere
un chiarore subacqueo che deforma
col profilo dei colli anche il tuo viso.
Sta in un fondo sfuggevole, reciso

da te ogni gesto tuo; entra senz’orma,
e sparisce, nel mezzo che ricolma
ogni solco e si chiude sul tuo passo:
con me tu qui, dentro quest’aria scesa
a sigillare
il torpore dei massi.

Ed io riverso
nel potere che grava attorno, cedo
al sortilegio di non riconoscere
di me più nulla fuor di me; s’io levo
appena il braccio, mi si fa diverso
l’atto, si spezza su un cristallo, ignota
e impallidita sua memoria, e il gesto
già più non m’appartiene;
se parlo, ascolto quella voce attonito,
scendere alla sua gamma più remota
o spenta all’aria che non la sostiene.

Tale nel punto che resiste all’ultima
consunzione del giorno
dura lo smarrimento; poi un soffio
risolleva le valli in un frenetico
moto e deriva dalle fronde un tinnulo
suono che si disperde
tra rapide fumate e i primi lumi
disegnano gli scali.

... le parole
tra noi leggere cadono. Ti guardo
in un molle riverbero. Non so
se ti conosco; so che mai diviso
fui da te come accade in questo tardo
ritorno. Pochi istanti hanno bruciato
tutto di noi: fuorchè due volti, due
maschere che s’incidono, sforzate
di un sorriso.

da "Il libro dell'inquietudine" - Fernando Pessoa

Woman in Front of the Setting Sun - Caspar David Friedrich
da "Il libro dell'inquietudine" - Fernando Pessoa

Amo, nei pigri pomeriggi estivi, la quiete del centro della città bassa.Soprattutto quella quiete che viene accentuata dal contrasto con il forterumore in cui, durante il resto del giorno, quella zona si trova immersa.Rua do Arsenal, Rua da Alfândega, il prolungamento delle strade tristi chesi snodano verso est dal punto in cui Rua da Alfândega termina, l’interalinea ripartita dei moli placidi – tutto ciò mi conforta di tristezza, se miinoltro, in quei pomeriggi, nella solitudine del loro complesso articolarsi.Vivo un’epoca anteriore a quella in cui vivo; mi piace sentirmi coevo diCesário Verde ed ho in me anche versi che pur non simili ai suoi, hannodei suoi uguale sostanza. Là trascino, fino all’imbrunire, una sensazione divita simile a quella delle strade stesse. Di giorno esse sono colme di unrumore che non vuol dire niente; di notte sono colme dell’assenza di quelrumore che non vuole dire niente. Di giorno io sono nullo, ma di notte iosono io. Non c’è differenza tra me e le strade dalla parte dell’Alfândega,salvo che esse sono strade e io sono anima, il che può anche essere che nonvoglia dire niente, in comparazione all’essenza delle cose. C’è un destinouguale, perché è astratto, per gli uomini e per le cose – una designazioneugualmente indifferente nell’algebra del mistero.Ma c’è ancora un’altra cosa… In queste ore lente e vuote, mi saledall’anima alla mente una tristezza di tutto il mio essere, l’amarezza chetutto sia al medesimo tempo una sensazione mia e una cosa esterna, chenon è in mio potere alterare. Ah, quante volte i miei stessi sogni mi siergono in cose, non per sostituirsi alla realtà, ma perché si rivelano pari ame, in quanto provenendo dal di fuori non sono stati da me voluti, come iltram che svolta all’ultima curva della strada, o come il richiamo delnotturno venditore ambulante, di non so quale cosa, che si eleva, conintonazione araba, come un getto d’acqua improvviso, dalla monotonia delcrepuscolo!Passano coppie di futuri coniugi, passano i ragazzi delle sartine, passano i giovani ansiosi di conquiste, fumano nella loro solita passeggiatai pensionati da tutto, fermi in ozio sull’una o sull’altra porta i padroni deinegozi osservano con aria svagata. Indolenti, forti e fiacche, comesonnambuli le reclute deambulano a frotte, ora molto rumorose ora più cherumorose. Gente normale appare di tanto in tanto. Le automobili in questaora non sono molto frequenti; sono musicali. Nel mio cuore c’è una pacedi angustia, e la mia quiete è fatta di rassegnazione.
Passa tutto questo, e niente di tutto questo mi dice qualcosa, tutto èestraneo al mio destino, estraneo, persino, allo stesso destino – incoscienza, imprecazioni a sproposito quando il caso getta, pietre, echi divoci ignote – insalata russa della vita.

Ho visto sogni – Nikola Madzirov

Caspar David Friedrich - Sera
Ho visto sogni – Nikola Madzirov

Ho visto sogni che nessuno ricorda
e pianti su tombe sbagliate.
Ho visto abbracci in un aereo che cade
e strade con arterie aperte.
Ho visto vulcani che dormono più
della radice dell’albero genealogico
e un bambino che non ha paura della pioggia.
Ma nessuno ha visto me,
ma nessuno ha visto me.

23 ottobre 2015

L'attesa - Marceline Desbordes-Valmore

Paul Kelley - the letter
L'attesa - Marceline Desbordes-Valmore

E' questa l'ora
in cui l'anima tua è affascinata
dalla mia tacita anima che implora,
quando i tuoi passi fan tremare
la mia vita e le canne,
e calma è in cielo, e sulla terra e nell'acque
par che un'anima tutte abbian le cose,
per benedir con me
quest'ombre misteriose,
per amar come te,
per indagare i loro amori,
per respirare l'aria pura
ch'è refrigerio ai nostri giorni,
e questa notte insieme a noi godere,
la nostra notte ch'è bene tacere.

Medicina Carnale - Jolanda Insana

Paul Kelley - the viewing

Medicina Carnale - Jolanda Insana

decisa a partire senza libro
medicina carnale
della mente e del corpo bellissima mai
mai a nessuno donata
la prenotazione era cancellata e ricciuto
capitano occhiverdi imbarcava acqua insana
mentre Citera mandava lampi

non era il caso
di nuotare nel tormentamento per devoti

non siamo osservanti in nulla stando sulla porta
della moschea nella città murata
e qui c’è l’agrume desto in frutti e zagara
nato in terreno grasso da caldo vento ventilato

in che senso la doppia immagine fotografata
nello specchio sopra la fontanella per i piedi?

l’acqua ha profumo di limone e ne usiamo la bellezza
pure sapendo che le promesse finiscono in pioggia

e ci fermiamo sotto linde finestre
davanti a portoncini ad ante cordate
e non fu necessario riprendere i fili
avendo capito che perisce ogni cosa creata
pure davanti alla trireme cicladica
incisa sulla roccia di Lindos

l’assenza è devotamente donata in bocca al lupo

e scendemmo al porticciolo di san Paolo
chiostrato dalla muraglia marina
e si fece da sé e da sé si diede nuovo nome
la schiena contornata d’azzurro
e vidi che bisognava pensare dentro e in proprio
impugnando la torcia

Bello avere un mantello di cielo
andando con i piedi a terra

mai viste olive concave con l’osso piegato
e la pelle piagata
cremìdi è la parola dell’estate
la cipolla e l’insalata
e ripresi il flauto e la spada e rimasi esitante
di fronte al pane appaiato sulla tovaglia

passando poi per la via dei cavalieri
odòs ippodòn
tornai all’agorà di tutti i giorni

così per la prima volta fotografai mulini a vento

Un’altra Nascita – Gina Labriola

Paul Kelley - green bay

Un’altra Nascita – Gina Labriola

Oggi sono nata.
Tutto ciò che è stato
le lacrime che ho pianto
le cose che ho avuto
o non avuto
i figli che ho generato
le monete come chicchi di grandine
mi davano spiccioli di tempo
monete, foglie sporche d’autunno
nella follia del vento,
gli uomini
che ho voluto e non mi hanno guardata,
gli uomini
che mi hanno guardata e che non ho voluto,
le mie battaglie vinte,
le mie battaglie perdute,
tutto
non era che l’attesa dell’oggi.
Tutto può succedere,
oggi.
Lacrime e sangue di ieri
concime
per il fiore di domani.

21 ottobre 2015

Questa porta - Grazia Fresu

Paul Kelley - all dressed up
Questa porta - Grazia Fresu

Questa porta
su un giardino di maggio
sarà la nostra porta
se esplode in una rosa
il suo colore
se un nitore di perla
alla fontana socchiude
di domande lo stupore
muschio d'esperti amanti
sul varco di un passaggio
condiviso.

Scendono lunghe gocce di piacere - Maria Luisa Spaziani

opera di Paul Kelly
Scendono lunghe gocce di piacere - Maria Luisa Spaziani

Scendono lunghe gocce di piacere
nelle grondaie delle vene, il cuore
comincia a martellare, è già una diana
di guerra dove il sangue ossigenato
dà la scalata al cielo.

Non c'è più verticale, orizzontale.
Zenith-Nadir si baciano.
Sfociano le grondaie a un paradiso
di terra aperta al seme.

Sera fedele - Grazia Fresu

Coffee Break - Paul Kelly
Sera fedele - Grazia Fresu

Sera fedele
s'ingravidò
d'imprese trascurate
compagni licenziosi
svegliarono il giacinto
di petali
nutrendo
il nostro incontro
il tuo corpo
notturno di candela
mi sorprese
un pensiero in riposo
col suo ondeggiare
d'oro
un fremito di vento
tra gli allori
evocò trasparenze
carezze già appassite
palme
senza talento.
Memoria più perversa
e più sottile
tu resti intento
nelle tue ferite.

19 ottobre 2015

Lascio la casa bianca e il muto giardino - Anna Achmatova

Paul Kelley - the cove
Lascio la casa bianca e il muto giardino - Anna Achmatova

Lascio la casa bianca e il muto giardino.
Deserta e luminosa mi sarà la vita.
Nessuna donna saprà cullarti
come io ti celebro nei miei versi:
non scordare la tua cara amica
nell’Eden che hai creato per i suoi occhi,
per me che spaccio una merce rarissima
e vendo il tuo tenerissimo amore.


(Da Stormo Bianco) 

Versetto dell'acqua - Rabia Djelti

Paul Kelley - september 
Versetto dell'acqua - Rabia Djelti

Denudado è il mare delle sue conchiglie
nessuna barca
Rami di sabbia seccata su una terra
arida
Dov’è l’acqua
Dov’è che Dio ha messo la sua acqua?
Su quali terrazze
ha coperto con il fazzoletto
l’addio?

***
O terra
se non puoi contenere i loro occhi
e il nostro amore
che cos’è sei terra
o terra
se non riesci a contenere i loro occhi
e la nostra pazienza
Che cosa sei
se i coraggiosi t’annientano
E tu riempi i fiori di purezza
dove andrà la tua creta,
la tua argilla,
la tua alluvione
le tue mele,
Eva
e Adamo,
dove andrà il vino,
I profeti, i canti
Le stelle, le liti e i diluvi
Dove andrai
Quando ti abbandoneremo
Che ti cercherà tra le stelle?
Noi siamo l’acqua che scorre nell’acqua
l’acqua si abbevera di noi
e Dio e il destino degli occhi del mare
nell’infinito.
Su di lui
noi divergiamo
come per purificarci
come avvicinarsi al suo splendore
Lui l’irraggiungibile
come per sollevare l’acqua e l’aroma dell’anima
fino al suo trono
anche se non abbiamo né mani
né palpebre?
Noi tastiamo i suoi specchi, il suo candore
nelle tasche della terra
e sgorghiamo nudi
tranne d’acqua.

Non c’è tempo - Jolanda Insana

Paul Kelley - dolls
Non c’è tempo - Jolanda Insana

troppo cauta cerco il varco nella strettoia del momento
e sembra che tutto avvenga lentamente perchè di scatto
mi levo
e metto mano al fuoco volendo risentire la storia
delle due pietre e della scintilla che apre la pupilla
al seduttore di fantasmi canforati e lo rianima
e lo seduce alla vita

a calda forza precipita la ripida assenza
e poichè mi costringo a riceverla come dono
ho deciso di mettermi a tavola prima del suo ritorno
e scontando al meglio la mia parte
racconto dell’inferno come un angelo per riconquistarmi
la quotidiana porzioni di sete

l’anima corporale si fa azzurra
per andare incontro a un’altra azzurra
assaporando l’aria dove l’ombra è scancellata
e il desiderio ricucito per tentazione solare
così con le molte dissimiglianze visibili fanno modo
alla stretta rassomiglianza e l’eroe che incalzò
e mise alle strette il nemico
incespica sulle pietre del ritorno
incalzato dal fantasma che aveva disossato

esce dal banchetto di tutti i sensi con la mente limpida
e non può maledire o non può più
perchè ha veduto che di passione si muore o si rinasce

Ho le radici proprio qui beate nell’abisso di passione
e sono disgiunte e separate
e il pesco non saprà mai il sapore della pesca
né io posso chiamare beata l’anima che non sa il nome
atterrita da troppo fuoco
ed è acerbamente risaputo che è festa di spegnimento
senza botto
per i luoghi disastrati della terra

non rompe le nevi non sprezza le piogge né il vento
e s’avventa occhi e cuore in fiamma sul corpo
robusto disprezzatore di maneggi
e non arresta il corso
seguace di falsa apparenza sperde quello che ha
e fluisce lasciando traccia di fiato
male avvaertito a procacciare né mai a godere

dianzi non ero così sbiancata e parlavo e ho mancato
quando che la zagaglia mi ha mancato
molti luoghi attraversando e in nessuno restando
e però il massimo dei lussi me lo sono goduto
disponendo tutto il mio tempo nello sforzo massimo
di stare dentro il tempo

di questa lotteria non ho manco un biglietto
e giocata dalla tentazione arriverò in tempo per l’estrazione
godimento di tutti i piaceri senza confusione
abbrancare l’inabbrancabile
e corro e predo fino alla fattoria del profeta

Impresso nella memoria - Wislawa Szymborska

Paul Kelley - Cherry hill beach
Impresso nella memoria - Wislawa Szymborska

Si amarono tra i noccioli
sotto soli di rugiada,
raccolsero nei capelli,
foglie e terra bagnata.

Cuore della rondine,
abbi pietà di loro.

In ginocchio sulla riva,
pettinarono le foglie,
e i pesci si accostavano
lucenti nelle scaglie.

Cuore della rondine,
abbi pietà di loro.

I riflessi degli alberi _
fumo sull'onda minuta.
Rondine, fa' che da loro mai
sia dimenticato.

Rondine, spina di nube,
ancora dell'aria,
Icaro perfezionato,
frac asceso in cielo,

rondine calligrafa,
lancetta senza minuti,
primo gotico pennuto,
strabismo nell'alto dei cieli,

rondine, silenzio acuto,
lutto festante,
aureola degli amanti,
abbi pietà di loro.

Una stella - Grazia Fresu

Paul Kelley - study of girl dressing

Una stella - Grazia Fresu

Una stella filante all'accampare,
bivio di dossi astrale,
paura rifugiata d'emozioni,
raccontarmi voce traviata
che disperde il sonno,
sfida al traguardo,
morte di coraggio
smemorata dolcezza immotivata,
ammansirmi nel grande
nutrimento del perdono
che il senno della vita disorienta.

18 ottobre 2015

Fugacità - Hamid Tibouchi

La grande odalisca - Jean-Auguste Dominique Ingres
Fugacità - Hamid Tibouchi

appena
al di sotto
dei tetti
spinto dal
maestrale
una nuvola
è passata
che aveva
le forme
della Grande
Odalisca
di
Jean-
Auguste-
Dominique
Ingres
vista
di spalle
braccia estese
corpo allungato
con perfino
tre
vertebre
in più

17 ottobre 2015

Le donne del mio cuore – Juana Bignozzi

opera di Paul Kelley
Le donne del mio cuore – Juana Bignozzi

Le donne del mio cuore
circondata da creatrici di prestigio
riscatterei la voce del foglietto scritto d’impulso
da quelle che non furono disgraziate infelici
né pasto della superficialità
vinsero guerre silenziose e durature
non vollero ricevere promesse di amore o fedeltà
ma omaggi floreali senza biglietti
per poter cantare sole nelle loro case

***
Las mujeres de mi corazón
rodeada de creadoras de prestigio
rescataría la voz del papelito escrito al azar
por las que no fueron desdichadas infelices
ni pasto de la superficialidad
ganaron guerras silenciosas y duraderas
no quisieron que les prometieran amor ni fidelidad
sino que les mandaran flores sin mensajes
para poder cantar a solas en sus casas

Dovrebbe riposarsi questo cuore - Emily Bronte

Paul Kelley - dangling shoes
Dovrebbe riposarsi questo cuore - Emily Bronte

[…]

Dovrebbe riposarsi questo cuore
la sera scende così dolcemente;
velato il sole nega il suo saluto,
né musica né gioia ravvivano il palazzo.

Per tutto il giorno sono stata sola
a vegliare la nebbia che scendeva,
di grigio rivestendo la collina
per distendersi poi nella vallata.

Ho contemplato gli alberi ed i fiori,
fiori tristi che sbocciano malati;
per sentire la brezza erano nati,
carezzarli amorosa al sole estivo.

E son vissuti in una grigia pena,
condannati ad un orrido declino.
Ne soffro: in quella gelida agonia
Vedo rappresentato il mio declino.

Se la pena una pena può raggiungere -Emily Bronte

Paul Kelley - the bench
Se la pena una pena può raggiungere -Emily Bronte

Se la pena una pena può raggiungere,
ed il pianto alle lacrime risponde,
se c’è un’angoscia che ti può commuovere,
è il momento che venga ora da me!

Più sola di così non posso essere,
più desolata della mia tristezza –
una spinta tormenta questo cuore
che già per te si spezza.

Se mondo e cielo indifferenti restano
a questa mia preghiera disperata
non mi darà il mio angelo conforto?
Dal mio idolo non sarò ascoltata?

Sì, per tutte le lacrime versate,
per quanto lunga è stata questa pena,
una certezza mi rende serena:
so che saprò riconquistare te.

16 ottobre 2015

Però, qualche volta – Margherita Guidacci

Paul Kelley - sunday morning
Però, qualche volta – Margherita Guidacci


Però, qualche volta,
nella calca di un autobus o attraversando una piazza,
ho incrociato uno sguardo così umido e lucido
e sono stata sul punto di chiedere a un ignoto passante
se anche lui aveva fatto il mio sogno. Ma non ho osato mai.
Non oserei neppure se in altri occhi scorgessi la stessa domanda.
cosa potremo dirci, del resto, o spiegarci a vicenda?
Noi non sappiamo di cosa siamo complici o vittime
e ad ogni modo ci deluderebbero le parole.