31 maggio 2020

La torre – Enzo Montano



Torre Campanaria di Casteldelci
La torre – Enzo Montano

Arrivano perentori i rintocchi
della campana sulla torre.

Si propagano veloci nell’estate torrida,
giungono a me e mi avvolgono,
mi stordiscono, mi prendono,
e mi annientano.

Arrivano veloci i colpi sordi
della campana sulla torre.


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Potenza d'amore - Sibilla Aleramo


Morte di Meleagro (pannello frontale di un sarcofago). Marmo. Opera romana 160
Potenza d'amore - Sibilla Aleramo

Potenza in me d'amore
nelle stagioni esercitata strenua
riemerge talora nella memoria un autunno remoto

che raggiunto invero il tuo segno credetti

credetti esistesse veramente
quegli che tutta m'accogliesse
in alti uragani di gioia

poggiava grande la fronte sul mio petto
le sue dure storie mi narrava
le mie tante fremendo ascoltava

navigavamo sur un lago fra i monti
e caro sarebbe stato profondare avvinti
fra quelle cime riverse in lor cheto sonno

ma in cuore un'altr'acqua tremava
là ove Aretusa giace
verde nell'isola giusta dei miti
l'isola ch'era la sua
e insieme mai vi andammo

oh potenza in me d'amore
raggiunto non era il tuo segno
neppur quella volta né con altri dopo mai

ma in me tuttavia tu non perivi
ingigantivi anzi più sempre

sinché bianco il capo e bianco il volto
vanito il color oro e quel delle rose
ora so alfine a che eri rivolta
tu potenza in me d'amore

alla intera gente umana rivolta eri
per i dolori per gli errori suoi

immenso stuolo sotto l'immensa volta di stelle
umana gente che sì di rado conosce gioie
sfiora laghi con lor cime riverse in cheto sonno

assentisce alla Terra con alta passione
poi taluno ricade e solitario dispera
taluno invece sua fede mai non smentisce
in un domani giusto del mondo

domani senza mai più eccidi
mai più guerra né odio né fame
né fame di pane né fame di dominio

oh giusto e fraterno mondo
oh potenza in me d'amore
ora so alfine a che eri rivolta


1946

Saffo - Frammenti, XXVI


Dipinto di Charles Levier
Saffo - Frammenti, XXVI

Questo a noi disconviene:
Sconcio è il sonar del pianto in frequentata
Magion dalle Camene.

Saffo - Frammenti, XVIII

Pierre Auguste Renoir - Diana, 1867, oil on canvas 
Saffo - Frammenti, XVIII

Se amico inver mi sei,
Cerca più fresca amica:
Non io vorrei, men giovine, costante
Dimestichezza con più verde amante.

26 maggio 2020

Penelope – Enzo Montano

Pierre Jules Cavelier - Penelope addormentata, 1849, Marmo, Cm 147 x 805 x 128, Musée d'Orsay, Paris
Penelope – Enzo Montano

Dieci anni di guerra…
il genio truffaldino del mio scaltro marito li chiuse:
partenza finta, cavallo, Laocoonte e Cassandra zittiti,

i troiani ci cascano.
Festa vino e baldorie per tutta la notte
le navi ritornano e le porte si aprono:
Ilio è caduta!

Tutti a casa.
Persino Elena di nuovo con Menelao,
non si può credere, ritorna anche lei.
Gli achei han deposto le armi,
lui ancora in giro intorno a sé stesso
e Telemaco in cerca di nuove da chi è ritornato.
Parla con tutti e tutti l’hanno visto
con i suoi compagni partire per Itaca.

Mio figlio adesso è un uomo
i proci sono sempre per casa
e lui, più curioso di una comare,
(il più indiscreto dell’intero modo)
va per i mari dalle alte onde, dalle molte isole.

In ogni angolo del Mediterraneo è avvistato il suo legno,
di Nessuno l’azzurro riflette l’astuzia, l’ostinazione, l’ego
e il bianco delle nuvole e delle sue vele.
le onde di Poseidone lo restituiscono in riflessi
ormai perso nei labirinti di un insopportabile orgoglio.

In ogni luogo si ferma
e ovunque segna il passaggio
marca limiti irreali concedendo vite
lo sa Polifemo,
lo sa l’abbagliante Calipso,
lo sa la magica Circe
nell’isola profumata di mirto e di menta.

Litiga con tutti, mai sceso a patti,
spaccia menzogne per saggezza e continua il suo giro.

E lo sanno i Lotofagi Eolo Ermes con i fiori
poi ancora scende nell’Ade,
lo sa la madre passata ad altra vita,
lo sanno i Lestrigoni Scilla Cariddi
il dio sole le vacche,
lo sanno i compagni,
sfilati ad uno ad uno come granelli.
Il grande Ulisse adesso è solo!
Spinto dal desiderio di tornare nella sua terra?
Così dice Omero.

E gli dei gli dei gli dei… gli dei…

Gli dei lo condussero da Nausicaa,
la giovane Nausicaa la tenera Nausicaa,
l’affascinante fanciulla
più bella del sogno di un milione notti
poi ancora mille e cento altre ancora,
principessa di cieli stellati.
E adesso era lì sulla spiaggia:
più dolce del melograno e più rosso e succoso…

…e quel profumo di menta sempre insistente
pungente irresistibilmente invitante…

Verrà: finalmente!
Verrà, bontà sua!

Me lo restituiranno i Feaci
un aedo gli avrà raccontato la sua storia
illustrato flashback del suo diguazzare nei mari,
tra le isole di Circe e Calipso
e finalmente dissetato dall’ego infinito
toccherà la sua isola.

E sono vent’anni.
Ripeto.
Venti anni!

Giovane donna poi anziana e adesso stanca
derubata di orpelli lucenti e la bellezza svanita.
I frutti della mia giovinezza?
Ah, quante falci di lune si interrogavano
sul destino dell’anatra austera
sulla sua bianca pelle la profondità degli occhi neri e profondi
in quelle notti infinite di punto maglia punto antico
tombolo catenelle poi daccapo.
Interminabili!
Dal tramonto fino all’alba lontana
fino alle mani doloranti, alla mente svuotata.

E ancora… e ancora!
Ogni giorno come quello di ieri.
Folle di sogni di desideri
e laghi di lacrime nel letto sull’albero.
Ma il tempo non passa mai invano!
Lui non tornava nell’ardore dalle ali spiegate.
Lui andava a girovagare per mare,
a litigare con gli dei.
Il corpo gridava sempre più forte alla luna
e le notti divennero passioni intessute con le tentazioni.
Lui ordiva gli inganni
io la tela che tutti immaginano di fili.
Il suo ulivo il talamo dei miei tanti amori,
la menta e il suo conturbante profumo
insistente pervadeva ogni notte e anche me:
chi può ragionevolmente pensare che i proci
potessero bersi la tela?
Quella coperta ha celato millenni di apparenti virtù:
questo il suo compito,
lo fa ancora bene!

E infine è arrivato: vendette stragi e negate realtà,
ancelle fedeli trattate come puttane, dubbi sulla mia fedeltà.
Dubbi?
Quanto è vile chi truffa sé steso!

I brevi giorni della sua compagnia provvisoria
con la certezza del suo nuovo viaggio.
Un po’ di vigna, l’argento delle foglie di ulivo ed il sole,
l’eco delle sirene arriva e, come previsto, rompe l’incanto
e…
via verso altre Colonne: lui è Odisseo.
Ed è ripartito.

Ora son qui, vera regina, senza più proci nella mia casa,
senza attese né false promesse
sono Penelope di Itaca
nessuno imprigionerà la mia anima.

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da Un amore – Dino Buzzati

Dipinto di Jeanne Lorioz
da Un amore – Dino Buzzati

Lui la guardò con odio. Quella donnaccia parlava della Laide come di una sua pari, altrettanto disposta a vendere il suo corpo al primo venuto. E purtroppo aveva ragione. Eppure gli sembrava spaventoso che quella fresca ragazzetta dovesse essere messa nel rango delle prostitute di mestiere e che costoro la considerassero collega.
«Carina, vero?» insisteva la Wanna, per sfottere.
«E piantala, va’!» rispose Antonio, finalmente esasperato.
La Wanna scoppiò in una risata:
«Ma guardatelo, non vuole che si parli male del suo amore. La verginella! Se ne è presi un reggimento, la tua Laide. Guarda, ti dico, di ragazze ne conosco, ma una che si dia tanto da fare come lei, non ho mai vista nessuna…
Del resto, se a te piace!…»
«Be’» disse lui «io la trovo molto carina.»
La Wanna: «Molto carina?» la voce si fece cattiva. «La sai la sua specialità?»
«Specialità come?»
«Nel far l’amore, no? Non ti sei accorto?»
«Accorto di cosa?»
«No? È meglio se tu non lo sai. Si vede che con te non si è mai lanciata.»
«Specialità come?»
«Meglio che tu non sai. Se tu sapessi, ti passerebbe la voglia, garantito. O ne avresti ancora più voglia. Voi uomini!»
«Come sarebbe a dire?»
«Niente.»
«Vuoi dirmi o no? che specialità sarebbe?»
«Meglio di no, mica che sia un mistero è lei la prima che lo dice, lei se ne vanta sai con me che sono stata due anni in quelle case, lei vuol far bella figura ha paura di fare la pivella vuol fare la prima della classe ma poi magari non è neanche vero no è meglio che non te lo dica del resto proprio il fatto che con te quei giochetti non li ha…»

Colori come nuvole – Enzo Montano

Vasilij Kandinskij - Giallo, rosso, blu, 1925, olio su tela, 128×201,5 cm, Centre national d'art et de culture Georges Pompidou, Parigi
Colori come nuvole – Enzo Montano
(Giallo, rosso, blu di Kandinskij)

Nuvole… Continuano a passare, continuano ancora
a passare, passeranno sempre continuamente,
in una sfilza discontinua di matasse opache, come
il prolungamento diffuso di un falso cielo disfatto.
Fernando Pessoa

Figure colorate e multiformi
come le nuvole sulla tela blu del cielo
danno forma ai miei pensieri.

I colori di Kandinskij occhieggiano,
si offrono a chi osserva
il giallo il rosso e il blu.

Colori, solo colori in bella vista
colori, linee curve e rette; e basta
il resto è opera mia.

Un profilo accigliato e un gatto,
il sole splendente e la luna della sera
un bel cappello e un vestito di ragazza
un tetto con l’antenna e il volo di uccelli
un bimbo in bicicletta e l’insegna di un albergo
un cuscino rosa e bandiere che garriscono
un veliero con le vele rosa
e un milione di altre cose.

Le nuvole si affidano alle carezze del vento
e danno la forma dei desideri.

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da Agamennone – Ghiannis Ritsos

Antonio Canova - Le tre Grazie, dettaglio
da Agamennone – Ghiannis Ritsos

Non vogliono tacere. E i fuochi sugli altari – questo fumo
e l’odore di arrosto; – che nausea – no, non per la tempesta –
un gusto aspro in bocca, una paura
sulle dita, sulla pelle; – come allora, una notte d’estate,
saltai su nel sonno – un serpeggiare viscido per tutto il corpo;
non trovavo i fiammiferi; inciampai; accesi la lanterna:
nella tenda, per terra, sui lenzuoli, sullo scudo, sull’elmo,
migliaia di lumache; le pestavo scalzo; uscii all’aperto – c’era un po’ di luna,
soldati nudi avevano ingaggiato battaglia, tra risate e scherzi,
con quei repellenti esseri striscianti – repellenti anch’essi; i loro falli
si muovevano come lumache. Mi buttai in mare; l’acqua non mi ripulì;
sulla guancia sinistra mi strisciava la luna, viscida anche lei,
gialla, gialla, densa e molle. E ora queste ovazioni –

Preparami un bagno caldo, molto caldo; – l’hai già preparato?
Con foglie di lentischio e di mirto? Ricordo il loro profumo,
acre, tonificante – un abbandono; come risentire
l’odore dell’infanzia con alberi, fiumi, cicale. Le nostre figlie
mi sono sembrate un po’ disorientate; – l’hai notato? – una di loro
mi afferrava il mento tra la barba, come cieca. Hai fatto bene
a mandarle in camera loro – non potevo guardarle.

da Quarta dimensione, Crocetti Editore, Milano 2013

La leggenda di colpe misteriose - Otokar Brezina

Jan Brueghel il Vecchio, -Allegoria dell'udito, del tatto e del gusto, 1618, olio su pannello, 176 x 264 cm, Madrid, Museo del Prado
La leggenda di colpe misteriose - Otokar Brezina

Il chiarore delle mie ore future illuminò questo istante nei sogni
e con tutte le luci dei lampadari si è sparso nelle magnifiche
sale dei miei giorni;
là scaturiva la musica delle mie future primavere e delle
tenerezze nascoste,
là scintillava il riso delle labbra che mi inebriavano e il respiro
che ingannava,
e negli occhi, dove mi aspetta la mutezza della voluttà,
là ardevano pieni di desiderio.

Ma inutilmente camminavo là dove tremava nei vertiginosi ritmi
la canzone della Vita. Mi seguiva dietro l’Ombra di Qualcuno
che davanti a me si univa;
di sala in sala veniva e dovunque entrava si spegneva il calore luminoso,
si oscuravano gli specchi e fremette il desiderio, la voce di
una musica trionfale cadde giù
fin nelle più basse ottave e si fuse in un’angoscia silenziosa.

O anima mia, da dove è venuto Lui? E chi sa quanti secoli trascorse
con le anime dei miei antenati prima di giungere sino a me?
Su quante tavole nuziali ha disteso come una tovaglia un
tappeto funebre?
Su quanti sorrisi rosei ha soffiato il suo gelido respiro sotterraneo?
E in quante lampade illividiva oscuramente con fiamme
di sale e d’alcool?

Traduzione di Alberto Di Paola e Katerina Zoufalova
Poesia . 285, settembre 2013. Crocetti Editore

Dal barattolo – Jurgen Theobaldy

dipinto di Yong Sum Kim
Dal barattolo – Jurgen Theobaldy

Sollevato il coperchio e avvolto all’indietro,
ecco il barattolo sul tavolo!
All’interno, spezzettato, salato,
inzuppato nell’olio, il pesce più non somiglia
all’essere che, guizzante e argenteo,
nuotava nelle profondità, sacrificava la sua vita,
odorosa di pesce,
mentre il mare fluiva e fluisce in sillabe
e sale si mescola e mescola alla lingua.

Se per te questa poesia canta troppo poco,
se non brilla argentea, non risuona, né
salta sull’acqua, né nuota, pensa che:
qualcosa della vita di quel pesce
potrebbe tuttavia riemergere nei versi –
anche se ora più non odorano
di quanto il pesce odorava:
di fuoco, petrolio, salsa al curry
e della sabbia di Helgoland.

Traduzione di Gio Batta Bucciol
Poesia n. 285, settembre 2013. Crocetti Editore

La mamma era una grande arca – Mariangela Gualtieri

dipinto di Berthe Morisot
La mamma era una grande arca – Mariangela Gualtieri

La mamma era una grande arca
io galleggiavo nel soffio
quando il tempo mio
scalciava
per cominciare.

La mamma era una forte nave
in cui navigavo addormentata
carica del mio nome e della contrada
e di un sogno terrestre.

La mamma era mia casa allora
una tana, un guscio, un’enorme noce
di latte. Una patria in cui stavo
rannicchiata. Silenziosa
in alto raccoglimento
per quel grido, quel pianto
quando la camera esplode
per una voce che prima non c’era
e adesso è la mia.
In quel tempo che ero
senza nome. Mai ancora chiamata
appena scaricata sulla pista

Legami - potrò ancora cantare - Emily Dickinson

dipinto di Berthe Morisot
Legami - potrò ancora cantare - Emily Dickinson

Legami - potrò ancora cantare -
Scacciami - il mio mandolino
Risuonerà sincero, dentro -

Uccidimi - e la mia Anima salirà
Inneggiando in Paradiso -
Ancora tua -
--------

Bind me - I still can sing -
Banish - my mandolin
Strikes true, within -

Slay - and my Soul shall rise
Chanting to Paradise -
Still thine -


trad. Giuseppe Ierolli 

Brucio la mia vita - Sibilla Aleramo

Night In the Museum of Modern Art, 1949
Brucio la mia vita - Sibilla Aleramo

S’io mi muovo, s’io mi sollevo,
tutto svanisce, tutto s’aggela.
Ma s’io resto così distesa,
gli occhi chiusi, le labbra aureolate di brace,
l’ardore della mia palma sul battito della mia gola,
io brucio la mia vita, brucio la mia vita,
il mio sangue si consuma nelle mie vene,
io sento che si consuma
solo nel ricordo d’un altro sangue,
d’una voluttà data e provata,
dell’amore lontano
che forse non ritroverò.

Margherita Guidacci - Il desiderio di te

dipinto di Viktor Sheleg
Margherita Guidacci - Il desiderio di te

È come una mancanza
di respiro ed un senso di morire,
quando mi stringe improvviso
il desiderio di te tanto lontano
e nulla può calmarlo, altro pensiero
non può occuparmi, tranne il Paradiso
che sarebbe per me lo starti accanto.
Ma poiché ciò m’è negato, più cara,
molto più cara d’una fredda pace
mi è la stretta indicibile
quasi marchio di fuoco che proclami
ancora e sempre quanto sono tua.
A nessun costo vorrei separarmi da questo mio dolore.

Lettera a Tat'jana Jakovleva – Vladimir Majakovskij

dipinto di Peregrine-Heathcote
Lettera a Tat'jana Jakovleva – Vladimir Majakovskij

Nel bacio delle mani
                                     e delle labbra,
nel tremito dei corpi
                                     a me più cari,
anche lì
               il rosso
                             colore
delle mie repubbliche
                                       sia
                                               fiammeggiante fulgore.
Io non amo
l’amore parigino:
una qualunque cagnetta
vestitela di seta,
e tra sbadigli io mi addormenterò –
    a cuccia! –
intimando
ai cani 
dell’imbestiata passione.
Tu sola
   sei al mio pari,
mettiti a fianco a me
                                      ciglio con ciglio,
e lascia
   che di questa
      tanto solenne sera
io possa raccontare
  in modo umano.
Le cinque,
        e da quell’ora
si è acquietata
della gente
la selva sconfinata,
è diventata smorta
l’affollata città,
sento appena
  un rissoso fischiare
di treni per Barcellona.
Nell’aria nero cupa
un passaggio di lampi,
fulmine
   d’imprecazioni
        nel dramma dei cieli –
non è tempesta
     questa
        ma è semplicemente
gelosia
  da spostare le montagne.
Alla rudezza di stupide parole
non fare caso,
non aver paura
     di questo fragore –
domerò io,
imbriglierò
i sentimenti
dei nobili discendenti.
Il morbillo della passione
va via come una squama,
però la gioia mai
non si prosciuga,
a lungo io parlerò,
semplicemente parlerò
nei miei versi.
Gelosia,
   mogli,
   lacrime…
        non più! –
si gonfiano le palpebre,
come al Vij.
Non è per me,
   ma io
  sono geloso
per la Russia Sovietica.
Ho visto
    rattoppature sulle spalle,
e quelle
  è la tisi
     a leccarle il respiro.
Dunque
   non era colpa nostra –
a star male eran cento
milioni di persone.
Noi
       adesso
con quelli come te siamo gentili –
con lo sport
non se ne raddrizzano molti, –
anche di voi
a Mosca c’è bisogno,
non basteranno mai
  le gambe lunghe.
Non è date
che attraversasti
nevi
e pestilenze
con queste belle gambe,
qui
       alle carezze
        scoprile
nelle cene
coi petrolieri.
Non stare tanto a pensare
                                            col tuo semplicemente
socchiudere le ciglia raddrizzate.
Vieni qui,
                vieni all'incrocio
delle mie grandi
                            e rudi braccia.
Non vuoi ?
                 Restaci allora, e sverna,
e questo
               affronto
                            mettiamolo nel conto.
Non me ne importa,
                                 un giorno
                                                  ti prenderò –
te sola
            o con tutta Parigi.

15 ottobre-3 dicembre 1928

trad. Giovanni Giudici

24 maggio 2020

da Amico fragile - Fabrizio De andré

dipinto di Susan Ruiter
da Amico fragile - Fabrizio De andré

[...]
E ancora ucciso dalla vostra cortesia
nell'ora in cui un mio sogno
ballerina di seconda fila,
agitava per chissà quale avvenire
il suo presente di seni enormi
e il suo cesareo fresco,
pensavo è bello che dove finiscono le mie dita
debba in qualche modo incominciare una chitarra.

[...]

da Quer pasticciaccio brutto de-via Merulana – Carlo Emilio Gadda

dipinto di Susan Ruiter
da Quer pasticciaccio brutto de-via Merulana – Carlo Emilio Gadda

A tavola eran quattro: lui don Ciccio, i coniugi e la nipote. La nipote, però, non era quella dell’ultima volta, cioè del giorno di San Francesco, ma molto più giovine: appena uscita dall’infanzia. Quella dell’ultima volta, cioè a San Francesco, era una nipote per modo di dire; pareva una sposa di campagna, coronata di trecce nere, forte, ampia, da tener lei tutto il letto: certi occhi! un davanti! un didietro! Da sognarseli di notte.

Charles Baudelaire – Diari intimi

Alécio De Andrade il Louvre raccontato dai visitatori
Charles Baudelaire – Diari intimi
XLII

Il mondo cammina solo attraverso il malinteso. È attraverso il malinteso universale che tutti si accordano.
Poiché se, per disgrazia, ci si comprendesse, non ci si potrebbe mai accordare.

L’uomo di spirito, colui che non s’accorderà mai con nessuno, deve applicarsi ad amare la conversazione degli imbecilli e la lettura dei libri cattivi. Ne ricaverà dei godimenti amari che compenseranno largamente la sua fatica.

Un funzionario qualunque, un ministro, un direttore di teatro o di giornale, possono talvolta essere persone stimabili; ma non sono mai divini. Sono persone senza personalità, degli esseri senza originalità, nati per la funzione, ossia per essere la pubblica domesticità.

Da Assisi - Sibilla Aleramo

Benedetto Gennari - Cleopatra, 167471675, olio su tela, 124,5 x 105 cm,Yale Center for British Art New Haven
Da Assisi - Sibilla Aleramo

Sul colle una sta,
sola,
dinanzi a questo, nodo silente del mondo.
Vento scende verde d’argento.
Ode respiro d’assenti acque.
Cantici cari dissennati ascolta,
di sorrisi sorgivi, di baci ariosi,
volatili delizie,
e le tiene, quasi creature in grappolo,
sola ne lo svariar de le luci,
fra le braccia o tra l’ali,
rondine e sorella,
che nulla si sperda di nessuna primavera.

Morire della mia musica - Emily Dickinson

Artemisia Gentileschi - La suonatrice di liuto
Morire della mia musica - Emily Dickinson

Morire alla mia musica!
Ribolli! Ribolli!
Tienimi finché l'Ottava corre!
Presto! Irrompi dalle Finestre!
Ritardando!
La Fiala è rimasta, e il Sole!
--------

Dying at my music!
Bubble! Bubble!
Hold me till the Octave's run!
Quick! Burst the Windows!
Ritardando!
Phials left, and the Sun!


trad. Giuseppe Ierolli 

LXIII. Lo spettro - Charles Baudelaire

dipinto di Lucia Coghetto
LXIII. Lo spettro - Charles Baudelaire

Come gli angeli dall’occhio fulvo
tornerò nella tua alcova,
scivolerò senza rumore verso te
con le ombre della notte,

e ti darò freddi baci
come la luna, ο bruna,
e carezze come un serpente
che striscia intorno ad una fossa.

Quando verrà il livido mattino,
troverai il mio posto vuoto
e resterà freddo fino a sera.

C’è chi usa la tenerezza,
sì, ma io regnerò sulla tua vita
e sulla tua giovinezza col terrore!

Tra tanta gente - Luigi Tenco

dipinto di Paul Gustave Fischer
Tra tanta gente - Luigi Tenco

Io ti rivedo sempre tra tanta gente
Che ti sfiora e che ha voglia di te
Lungo le strade, dentro i bar
Dove aspetti sempre, ma tu non sai più chi

Tu non volevi, tu cercavi qualcosa
Che non hai, che nessuno ti dà
Ora cammini sola tra tanta gente
E non sai che io soffro per te

Nelle strade, giorno e notte
Tra la gente che sorride
Notte e giorno, senza pace
Non ti stanchi mai

Nelle strade, giorno e notte
Tra la gente che sorride

Tu non volevi, tu cercavi qualcosa
Che non hai, che nessuno ti dà
Ora cammini sola tra tanta gente
E non sai che io soffro per te

Non c'è Silenzio sulla Terra - così silente - Emily Dickinson

Auschwitz
Non c'è Silenzio sulla Terra - così silente - Emily Dickinson

Non c'è Silenzio sulla Terra - così silente
Come quello che sopporta
Se fosse espresso, scoraggerebbe la Natura
E tormenterebbe il Mondo -
--------

There is no Silence in the Earth - so silent
As that endured
Which uttered, would discourage Nature
And haunt the World -

 trad. Giuseppe Ierolli

Averti Tra le braccia - Luigi Tenco

dipinto di Peregrine-Heathcote
Averti Tra le braccia - Luigi Tenco

Averti tra le braccia é un desiderio
Che invano cerco di dimenticar
Sentirti mia per sempre é come un sogno
E ovunque la tua immagine m'appar
Sei per me la sola donna
E voglio amarti per l'eternità
Risento come musica divina
La voce tua nel sussurrarmi "Ti Amo"
Averti tra le braccia é un desiderio
Un sogno che in eterno resterà
E il sogno sarà una dolce realtà
Finchè il nostro amore vivrà
Finchè il nostro amore vivrà
Averti tra le braccia é un desiderio
Che invano cerco di dimenticar
Sentirti mia per sempre é come un sogno
E ovunque la tua immagine m'appar
Sei per me la sola donna
E voglio averti per l'eternità
Risento come musica divina
La voce tua nel sussurrarmi "Ti Amo"
Averti tra le braccia é un desiderio
Un sogno che in eterno resterà
E il sogno sarà una dolce realtà
Finchè il nostro amore vivrà

Balla - Umberto Balsamo

dipinto di Susan Ruiter
Balla - Umberto Balsamo

Vorrei sembrare per te un bambino
E camminare con te per mano
Vorrei sedere dietro quel banco
E tu maestra mi parlerai

Insegna pure come si deve
Come si deve una donna amare
Regina tu comanda pure
C'è già la musica per sognare

Sciolgo le trecce e i cavalli
Corrono
E le tue gambe eleganti
Ballano

Balla per me, balla, balla
Tutta la notte sei bella
Non ti fermare ma balla
Fino a che

Non finiranno le stelle
L'alba dissolva il tramonto
Io non completo il mio canto
E canto te

Intono musica canti e poemi
Mentre tu balli ti sciogli di più
L'acqua si beve per dissetare
Mentre ti guardo muoio per te

Nella tua pelle migliaia di stelle
Lo spazio cosmico e ancor di più
Dammi la vita, dammi l'amore
Riprova ancora e non ti fermare

Sciolgo le trecce e i cavalli
Corrono
E le tue gambe eleganti
Ballano

Balla per me, balla, balla
Tutta la notte sei bella
Non ti fermare ma balla
Fino a che

Non finiranno le stelle
L'alba dissolva il tramonto
Io non completo il mio canto
E canto te

Sciolgo le trecce e i cavalli
Corrono
E le tue gambe eleganti
Ballano

Balla per me, balla, balla
Tutta la notte sei bella
Non ti fermare ma balla
Fino a che

Non finiranno le stelle
L'alba dissolva il tramonto
Io non completo il mio canto
E canto te

Dammi la vita, dammi l'amore
Prova ancora e non ti fermare

Rubens il partigiano e altri racconti – Enzo Montano

Rubens il partigiano e altri racconti – Enzo Montano
da “La rivista”

Quando arrivò più vicino capì la ragione della piccola folla: poco discosta dall’ingresso dell’officina, sulla via che conduceva verso destra, impossibile da veder prima perché coperta dalla casa all’angolo posto di fronte, era parcheggiata una meravigliosa Giulietta spider rosso fuoco, completamente restaurata e tirata a lucido. Era sfavillante nel suo fascino vintage fatto di forme eleganti e morbide, di cromature lucenti, dai grandi paraurti che non si usano più e dal glorioso simbolo Alfa Romeo che spiccava sulla parte superiore della calandra, anch’essa a forma di scudetto della casa automobilistica. Lo stesso simbolo faceva capolino dai coperchi dei cerchi delle quattro ruote e anche sulla parte posteriore, sopra la targa.
“Che meraviglia!” pensò Giuseppe “Le automobili di ora sembrano tutte uguali senza alcuna concessione alla poesia”.
Si avvicinò anche lui per ammirare quel gioiello sopravvissuto al passato, il cui pensiero provocava sempre una certa nostalgica malinconia, e non solo perche allora si era più giovani.
«Di che anno e questa bella signora?» chiese.
«Del ’60! E qui per il raduno delle auto d’epoca di domenica prossima» rispose con orgoglio un signore attempato senza distogliere gli occhi dall’automobile, rapito dalla bellezza e, probabilmente, dai ricordi della sua giovinezza su cui sembrava si fosse adagiato immaginandosi ancora in corsa
sulla sua Giulietta con una bella signorina al suo fianco, vestito leggero alzato dal vento a scoprirle le cosce.
«Era bianca... la mia era del 1957, aveva i cerchi diversi e anche il frontale era diverso... che auto!»
Disse l’anziano viveur, con voce bassa e rotta da una piccola vena di malinconia, quasi a voler rispondere ai pensieri propri, ma anche a quelli di Giuseppe.
 
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Rubens il partigiano e altri racconti – Enzo Montano

Rubens il partigiano e altri racconti – Enzo Montano
da “Il mostro”

26 gennaio 1905
Arrivo a Vienna
Erano le 22:15 di giovedì 26 gennaio, quando l’Orient Express, partito da Parigi la sera precedente e diretto a Costantinopoli, arrivò puntuale come sempre alla stazione di Westbahnhof.
Il treno blu avanzava lentamente tra gli edifici della grande città, prima radi e poi sempre più fitti e grandi. Sembrava chiedere il permesso di poterla attraversare, avanzava con circospezione, come se cercasse in tutti i modi di fare meno rumore possibile. Il convoglio seguiva i binari che si insinuavano tra palazzi, giardini e parchi. La locomotiva si occultava
per poi mostrarsi, tra le grandi nuvole di vapore tra i profili di due edifici, inermi testimoni del passaggio di persone di varie nazionalità, con i più disparati interessi, in viaggio attraverso il vecchio continente. E dal treno si potevano carpire i frammenti di vite attraverso le finestre illuminate dei palazzi: profili di persone affaccendate negli ultimi adempimenti della giornata.
Il lungo viaggio era stato per Claude gradevole, soprattutto il giovane aveva avuto modo di approfondire il programma del convegno, motivo della trasferta, che avrebbe dovuto presenziare e trasformare in puntuali resoconti quotidiani da inviare al giornale.
Un pieghevole di carta preziosa, molto elegante nella veste grafica e con caratteri svolazzanti per la cui realizzazione si era dovuto spendere una cifra considerevole, elencava i temi che quei giovani talentuosi, o almeno questa era l’opinione diffusa, avrebbero affrontato con l’ausilio dei migliori esperti mondiali delle varie materie.

Prospettive economiche e stabilità nel nuovo secolo
Castello di Schönbrunn, 29 gennaio-7 febbraio 1905

Programma

Domenica 29 gennaio
10:00 Saluti di benvenuto
10:30 Concerto per violino e pianoforte
12:00 Conferenza stampa
13:30 Pranzo inaugurale

Lunedì 30 gennaio – Giorno 1
10:00 Colonialismo e rafforzamento
della democrazia

Martedì 31 gennaio – Giorno 2
10:00 Supremazia della razza

Mercoledì 1 febbraio – Giorno 3
10:00 Guerra o pace

Giovedì 2 febbraio – Giorno 4
10:00 Sviluppo dell’industria bellica e stabilità
dell’ordine mondiale

Venerdì 3 febbraio – Giorno 5
10:00 Produzione e massimizzazione del profitto

Sabato 4 febbraio – Giorno 6
10:00 Architettura del moderno nazionalismo

Domenica 5 Febbraio
10:00 Conferenza stampa
12:00 Saluti delle autorità
13:30 Pranzo di conclusione
19:00 Quintetto per pianoforte e archi in Fa minore

Ogni giorno, dopo la colazione ci sarà l’approfondimento organizzato per gruppi di lavoro (dalle 16:30 alle 18:00.

Claude si era soffermato con attenzione sul gruppo di lavoro che avrebbe dovuto seguire più da vicino, composto da un cinese, uno statunitense, un austriaco, due giovani dell’America del Sud, un giapponese, un italiano, un indocinese, uno spagnolo e tre giovani dell’Est europeo. Mentalmente fece un elenco delle difficoltà che avrebbe incontrato nel comprendere le idee dei singoli componenti, data la loro provenienza da luoghi profondamente diversi tra loro sia in termini culturali che sociali e politici. Non ultime le difficoltà dovute ai dubbi sull’affidabilità delle traduzione dalle quali avrebbe estratto il materiale per i suoi articoli.
Tra le dispense di approfondimento che erano state…


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Nel blu – Enzo Montano

Edward Hopper - Long leg
Nel blu – Enzo Montano
(The long leg di Hopper)

L’onda e il mare sono ancora lì, nel gioco infinito delle emozioni.
E fanno finta che sarà l’ultima volta che l’onda partirà verso la terra,
per non tornare più.
Ma poi, alla fine è più forte su tutto il bisogno di riprendersi.
Nel sogno di un amore senza fine.
Fernando Pessoa

Hopper e la solitudine.
Hopper dipinge la solitudine.
Hopper e la tristezza della solitudine.
Spesso questo si legge di Hopper.

Poi vedi “Gamba lunga”.
Una sinfonia leggera di
azzurro e blu,
di luce e sole,
di aria e mare,
di bianco e il faro contro il bianco e l’azzurro.

Ti affidi al vento
ti gonfia l’anima come fosse vela
e vai nel mare
unica inesauribile onda.

Vedi i pesci saltellanti
e ti abbandoni al sole
e le sue carezze ti avvampano le gote
e vai col vento tra le nuvole
e giochi con loro a cuscinate
e danzi leggero come la vela
fin sulla punta di quel faro
col vento, il sole e il mare.

Per piacere
non dite che Hopper
è il pittore della tristezza.

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