2 giugno 2020

Canto - Leonardo Sinisgalli

Mario Marconato - Tempo - spazio
Canto - Leonardo Sinisgalli

Vado sempre fuggendo
notte e giorno,
vicino a te ritorno.

Mi spingo avanti un passo,
un passo torno indietro.

Palazzo bello di nera pietra.

Già l'ombre è così lunga - Leonardo Sinisgalli



Mario Marconato - Schegge di sogno n. 10
Già l'ombre è così lunga - Leonardo Sinisgalli

Già l'ombra è così lunga
Per la bianca collina
Ch'io non chiedo sollievo
Alla dolce aria che mi trascina.
Se pur la luna svetta
Non toccherò la cima
E mi fermerò prima
Lungo la pista stretta.
Ho perduto la lena
Per camminare solo
Sotto la luna piena.

Invito - Leonardo Sinisgalli



Mario Marconato - Desiderio di luna
Invito - Leonardo Sinisgalli

Esci con la paletta
ora che scuro è il giorno,
chiedi cenere e brace
alla porta del forno.
Se il fuoco ti si spegne
dà la colpa alla legna,
se la gonna si brucia
dà la colpa alla lucciola.

Dispetto - Leonardo Sinisgalli



Lucas Cranach il Vecchio - Venus standing in a landscape, 1529, oil on panel 38x25 cm, Louvre
Dispetto - Leonardo Sinisgalli

Sei un grappolo di sambuco
colma di nero veleno.
Eri bianca come il sambuco
in fiore.

IX. Gli occhi di Berta - Charles Baudelaire



dipinto di Catherine Abel
IX. Gli occhi di Berta - Charles Baudelaire

Disprezzate pure i più celebri occhi,
occhi belli della mia bimba! Da voi filtra ed emana
un non so che di buono e dolce come la Notte!
Occhi belli, versate su di me le vostre tenebre d’incanto!

Grandi occhi della mia bimba, arcani adorati,
uanto assomigliate alle grotte magiche
dove scintillano vaghi tesori ignorati,
dietro cumuli d’ombre sonnolente!

La mia bimba ha due occhi scuri, profondi,
vasti e illuminati come te, immensa Notte!
I loro fuochi sono pensieri d’Amore e Fede
che sfavillano nel fondo, casti ο voluttuosi.

I gioielli - Charles Baudelaire


dipinto di Catherine Abel
I gioielli - Charles Baudelaire

La tanto amata era nuda e, del mio cuore esperta,
non aveva tenuto che i gioielli sonori,
il cui fasto le dava quel vittorioso assetto
che nei giorni felici hanno le schiave dei Mori.
Quando sparge danzando il vivo, beffardo strepito
quest'universo splendente di metallo e di pietra
mi rapisce in estasi, e amo pazzamente
le corse in cui suono e luce si compenetrano.

Era dunque distesa e si lasciava amare,
e dall'alto del divano sorrideva di piacere
al mio amore profondo e dolce come il mare
che verso lei saliva come alla sua scogliera.

Gli occhi fissi su di me, come una tigre domata,
con aria vaga e sognante cambiava le sue pose,
e il candore, cui la lascivia era mischiata,
dava un fascino inedito alle sue metamorfosi;

e il braccio e la gamba e la coscia e le reni,
serici come olio, flessuosi come un cigno,
passavano sotto i miei occhi chiaroveggenti e sereni;
e il ventre e i seni, grappoli della mia vigna,

avanzavano, più invitanti degli Angeli del male,
per turbare la quiete in cui la mia anima posava
e per farla sloggiare dalla rocca di cristallo
dove s'era seduta, calma e solitaria.

Mi pareva vedere, fusi in un disegno insolito,
le anche dell'Antiope e il busto di un imberbe,
tanto la vita dava risalto al bacino. Il trucco
su quel colore fulvo e brunito era superbo!

La lampada rassegnata era morta a poco a poco,
e poichè il solo camino rischiarava la stanza,
ogni qual volta mandava un suo sospiro di fuoco
quella pelle ambrata s'inondava di sangue!

Traduzione di Luciana Frezza

Saffo - Frammenti I


dipinto di Catherine Abel
Saffo - Frammenti I

A Venere.
O Venere dal soglio
Variopinto, o germoglio
Di Giove, eterno; o d’amorosi furti
Artefice: a te supplico: di rea
Cura e d’angoscia non gravarmi, o Dea.
Vieni, se orecchio attento
Al mio d’amor lamento,
Che spesso io ti mandava, unqua porgesti.
Lo udivi; e, la paterna aula varcata,
A me traevi; e, al cocchio aureo aggiogata
Di passeri leggiadra
Celere coppia, l’adra
Terra, quaggiù menandoti, dall’alto,
Aleggiando agilissima radea,
Per mezzo l’aere; e subito giungea.
Tu, beata, del volto
Immortale a me volto
Il celeste sorriso, onde, chiedevi,
Onde il dolor per ch’io mi trangosciai,
E qual fosse cagion ch’io ti chiamai.
Come il profondo mio
Furïoso desio
Meglio a me piaccia racquetar, per quale
Nuova facondia o laccio altro d’amore:
— Chi, Saffo mia, chi ti martella il core?
Fugge or da te costui?
Fra poco i passi tui
Seguiterà; rifiuta ora i tuoi doni?
Darágli esso medesimo; e’ non t’ama ora?
T’amerà presto, al tuo dispetto ancora. —
Torna a me di presente:
Sana la sanguinente
Ferita mia: quanto il desir domanda
Che tu compia per me, compiere imprendi;
E tu medesima a pugnar meco scendi.

XLVIII. La fiala - Charles Baudelaire



Ira Tsantekidou - Janette III
XLVIII. La fiala - Charles Baudelaire

Esistono profumi forti per i quali è porosa
ogni materia. Si direbbe che penetrino il vetro.
Apri un cofanetto giunto dall’Oriente
con la cerniera che stride e cigola gridando

ο un armadio di una casa abbandonata
pieno dell’odore acre del tempo, polveroso e nero,
e ci troverai una vecchia fiala memore
da cui balza viva un’anima risorta.

Subito mille pensieri addormentati, funebri crisalidi,
fremendo dolcemente tra tenebre pesanti,
ecco che spiegano le ali e prendono il volo,
tinti d’azzurro, lucidi di rosa, laminati d’oro.

Ecco che il ricordo inebriante ondeggia
nell’aria torbida, gli occhi si chiudono, la Vertigine
rapisce l’anima vinta, la sospinge a due mani
verso un abisso oscurato da miasmi umani,

e infine l’atterra sul bordo d’un abisso secolare:
qui, odorante Lazzaro che straccia il sudario,
si muove nel risveglio il cadavere spettrale
d’un vecchio amore rancido, affascinante e sepolcrale.

Quando sarò perduto nella memoria degli uomini,
quando m’avranno gettato nel vano d’un sinistro armadio,
vecchia fiala desolata, decrepita, polverosa,
sporca, abietta, vischiosa ed incrinata,

allora sì che sarò la tua bara, peste amabile!
Testimone della tua forza e virulenza,
caro veleno preparato dagli angeli! liquore
che mi rodi, tu, vita e morte del mio cuore!

Distico- Leonardo Sinisgalli



opera di Luigi Guerricchio
Distico- Leonardo Sinisgalli

E' tornata primavera in montagna.
Le selve sono fresche fresche.

da Un amore – Dino Buzzati



opera di Luigi Guerricchio
da Un amore – Dino Buzzati

Fino a che la tregua cessò e, fermatasi la macchina nella galleria delle carrozze alla stazione centrale di Milano, lei discese, sperduta e tesa, cercando con gli occhi un facchino che le portasse le valige. Poi si volse: «Dammi il tuo indirizzo».
«Perché?»
«Ti manderò una cartolina.»
Tassì urgevano alle spalle, strepitando. Lui ripartì, la intravide un’ultima volta, di schiena, che entrava nella biglietteria col suo passo fermo sicuro e disdegnoso di ballerina. Ma partiva veramente?

Saffo - Frammenti, XXXVI



Renato Guttuso - Paesaggio di Velate
Saffo - Frammenti, XXXVI

L’usciero avea di sette braccia piedi;
E dieci calzolari
Di cinque buoi del cuojo
Gli lavorar calzari.

Conversazione con una pietra - Wislawa Szimborrska


Renato Guttuso - Scilla, 1974, cm 90x70 olio su tela
Conversazione con una pietra - Wislawa Szimborrska

Busso alla porta della pietra
– Sono io, fammi entrare.
Voglio venirti dentro,
dare un’occhiata,
respirarti come l’aria.

– Vattene – dice la pietra.
– Sono ermeticamente chiusa.
Anche fatte a pezzi
saremo chiuse ermeticamente.
Anche ridotte in polvere
non faremo entrare nessuno.

Busso alla porta della pietra.
– Sono io, fammi entrare.
Vengo per pura curiosità.
La vita è la sua unica occasione.
Vorrei girare per il tuo palazzo,
e visitare poi anche la foglia e la goccia d’acqua.
Ho poco tempo per farlo.
La mia mortalità dovrebbe commuoverti.

– Sono di pietra – dice la pietra
– E devo restare seria per forza.
Vattene via.
Non ho i muscoli per ridere.
Busso alla porta della pietra.
– Sono io, fammi entrare.

Dicono che in te ci sono grandi sale vuote,
mai viste, belle invano,
sorde, senza l’eco di alcun passo.
Ammetti che tu stessa ne sai poco.

Trad. Pietro Marchesani

Poema della soleà – Federico Garcia Lorca


Renato Guttuso - Fucilazione di patrioti, 1945
Poema della soleà – Federico Garcia Lorca

A Jorge Zalamea

TERRA SECCA

Terra secca,
terra quieta
d'immense
notti.

(Vento nell'uliveto,
vento sulla montagna.)

Terra
vecchia
della lanterna
e della pena.
Terra
delle cisterne profonde.
Terra
della morte senz'occhi
e delle frecce.

(Vento per le strade,
brezza nei viali.)

PAESE

Sul monte nudo
un calvario.
Acqua chiara
e ulivi centenari.
Lungo i vicoli
uomini intabarrati
e sulle torri
banderuole che girano.
Eternamente
girano.
Oh, paese perduto
nell'Andalusia del pianto!

PUGNALE

Il pugnale
entra nel cuore,
come il vomere dell'aratro
nella terra.

No.
Non pugnalarmi.
No.

Il pugnale,
come un raggio di sole,
incendia le terribili
profondità.

No.
Non pugnalarmi.
No.

CROCICCHIO

Vento dell'est;
una lanterna
e un pugnale
nel cuore.
La strada
ha un fremito
di corda
tesa,
un fremito
di enorme calabrone.
Da ogni parte
io
vedo il pugnale
nel cuore.

LAMENTO

Il grido lascia nel vento
un'ombra di cipresso.

(Lasciatemi in questo campo
a piangere,)

Tutto si è rotto nel mondo.
Non resta che il silenzio.

(Lasciatemi in questo campo
a piangere.)

L'orizzonte senza luce
è morso dai falò.

(Vi ho già detto di lasciarmi
in questo campo
a piangere.)

AGGUATO

Restò morto nella strada
con un pugnale nel petto.
Nessuno lo conosceva.
Come tremava il lampione!
Madre.
Come tremava il lampione
della strada!
Era l'alba. Nessuno
poté piegarsi sui suoi occhi
aperti all'aria aspra.
Morto restò nella strada
con un pugnale nel petto
e nessuno lo conosceva.

LA SOLEÁ

Vestita di neri mantelli
pensa che il mondo è piccolo
e il cuore è immenso.

Vestita di neri mantelli.

Pensa che il sospiro tenero
e il grido scompaiono
nella corrente del vento.

Vestita di neri mantelli.

Lasciò aperto il balcone
e all'alba dal balcone
entrò tutto il cielo.

Ah ahi, ahi, ahi,
vestita di neri mantelli!

GROTTA

Dalla grotta si levano
lunghi singhiozzi.

(Il viola
sul rosso.)

Il gitano rievoca
paesi remoti.

(Torri alte e uomini
misteriosi.)

Nella voce rotta
vanno i suoi occhi.

(Il nero
sul rosso.)

E la grotta imbiancata
trema nell'oro.

(Il bianco
sul rosso.)

INCONTRO

Né tu né io
siamo pronti
a incontrarci.
Tu... per quello che sai.
L'ho amata tanto!
Segui quella stradina.
Nelle mani
ho i buchi
dei chiodi.
Non vedi come
mi dissanguo?
Non guardare mai indietro.
Vai adagio
e prega con me
San Gaetano,
che né tu né io
siamo pronti
a incontrarci.

ALBA

Campane di Cordova
all'alba.
Campane mattutine
a Granada.
Vi ascoltano le ragazze
che piangono la tenera
soleá abbrunata.
Le ragazze
di Andalusia alta
e bassa.
Le ragazze di Spagna
dal piede piccolo
e le gonne frementi,
che riempiono di luci
i crocicchi.
Oh, campane di Cordova
all'alba,
oh, campane mattutine
a Granada!

Qual è meglio? Il Cielo - nulla di più - Emily Dickinson


Renato Guttuso - Armadio Realista, 1966
Qual è meglio? Il Cielo - nulla di più - Emily Dickinson

Qual è meglio? Il Cielo -
O solo il Cielo che verrà
Con quel vecchio Codicillo di Dubbio?
Non posso evitare di credere

L'"Uccello a portata di Mano"
Superiore a quello che
La "Selva" può procurarmi
O forse no -
Troppo tardi per scegliere ancora.

--------

Which is best? Heaven -
Or only Heaven to come
With that old Codicil of Doubt?
I cannot help esteem

The "Bird within the Hand"
Superior to the one
The "Bush" may yield me
Or may not -
Too late to choose again.

trad. Giuseppe Ierollì

Contadini - Enzo Montano



dipinto di Luigi Guerricchio
Contadini - Enzo Montano

Visi scavati dalle spesse rughe
opera scolpita ogni giorno
dai violenti raggi del solstizio
riflessi dalle gialle stoppie di giugno

fatica immane e poco grano
sudore polvere penetrante
condivano l'intensa persistenza
degli stenti adiacenti alla fame

uomini neri intrisi dal destino
si riunivano e proclamavano lotte
alla disperazione sorda in un altrove lontano
effimere esaltazioni per rompere i giorni

il profumo del sapone di marsiglia
consegnava la domenica e quasi mai la festa
mettere insieme il mattino con la sera
era fatica anche con il rigo rosso

talvolta di sera a turno nelle case
si inscenava l'ipotesi di un convivio
l'allegria dei bambini saltellava
tra focacce ciambelle e uova sode

spesso l'oblio apre le sue chiuse
e lascia andare intere epoche
sapori suoni canti e danze; serve nuovo spazio
spazio ad un presente spesso inutile


dalla raccolta: Ritratti
Apollo Edizioni, 2019

Proprietà Letteraria riservata
© by apollo Edizioni di Antonietta Meringola
C/da Cretarossa, 32 - 87043 Bisignano (Cosenza)
info@apolloedizioni.it

Su per il Colle della Vita col mio piccolo Fagotto - nulla di più - Emily Dickinson



Dipinto di Carlo Levi
Su per il Colle della Vita col mio piccolo Fagotto - nulla di più - Emily Dickinson

Su per il Colle della Vita col mio piccolo Fagotto
Se mi accorgo che è ripido -
Se uno Scoraggiamento mi trattiene -
Se il passo appena fatto

Più vecchio sembra della Speranza che lo provocò -
Incontaminato sia dalla colpa
Il Cuore che propose così come il Cuore che accettò
L'essere senza Casa, come Casa -

--------

Up Life's Hill with my little Bundle
If I prove it steep -
If a Discouragement withhold me -
If my newest step

Older feel than the Hope that prompted -
Spotless be from blame
Heart that proposed as Heart that accepted
Homelessness, for Home -

trad. Giuseppe Ierollì

La mamma è una grande larva buona - Mariangela Gualtieri


Carlo Levi - La fossa del bersagliere
La mamma è una grande larva buona - Mariangela Gualtieri

La mamma è una grande larva buona.
La giro nel letto, la metto a sedere
la imbocco, la lavo, le cambio il vestito.
È formíca regina, piena di uova.
Ha perso voce e parola.
Un silenzio cala sulla sua faccia.
Ma questo suo sorriso allora
è una vittoria vera di millenni
un’inspiegabile aurora rosa
improvvisa, accesa, dentro casa
in un tempo che pesa e scocca piano.
La mamma è la mia nave-scuola.
M’insegna l’immobile attesa
come rendere tutto di sé pian piano
le gambe le mani la vista la voce
e ancora, per un soffio, un boccone
un po’ di luce, abitare un bene.

Cresce l’inverno sbattendo le persiane - Mariangela Gualtieri



Renato Guttuso - Finestra con tenda rossa, 1960, olio su tela, 65x54 cm
Cresce l’inverno sbattendo le persiane - Mariangela Gualtieri

Cresce l’inverno sbattendo le persiane.
Porta i suoi venti intrattabili e
trampolini di gelo da cui cadiamo giù
rotti strappati un poco bastonati
dalle sue bassezze e giornatacce
senza uscite. Facinoroso inverno
rigonfio di parole sussurrate.
Prolifico arsenale. Granaio delle voci.
A chi è in ascolto – tu piaci.

I. Il tramonto del sole romantico - Charles Baudelaire



dipinto di Carlo Levi
I. Il tramonto del sole romantico - Charles Baudelaire

Che bello il sole quando sorge tutto nuovo
e ci lancia il suo buongiorno come un’esplosione!
- Beato chi può salutare con amore
il suo tramonto più glorioso d’un sogno!

Ricordo!… Vidi tutto, fiori, solchi e sorgenti
bearsi al suo sguardo come cuori palpitanti…
- Corriamo verso l’orizzonte! - tardi, su, corriamo
per strappare almeno un raggio obliquo!

Ma invano inseguo quel Dio che si ritira;
la Notte irresistibile, nera, umida, funesta
e piena di brividi impone il suo dominio;

un odore di tomba fluttua nelle tenebre,
e lungo il pantano il piede pauroso schiaccia
rospi imprevisti e fredde lumache.

Canzone del gitano bastonato – Federico Garcia Lorca


Opera di Luigi Guerricchio
Canzone del gitano bastonato – Federico Garcia Lorca

Ventiquattro schiaffi.
Venticinque schiaffi,
poi mia madre, la sera,
mi avvolgerà in carta argentata.

Guardie civili della strada,
datemi qualche sorso d'acqua.
Acqua con pesci e barche.
Acqua, acqua, acqua, acqua.

Ah, capo delle guardie,
che stai tranquillo nella tua stanza,
non ci saranno fazzoletti di seta
per pulirmi la faccia!

5 luglio 1925

Dispetto- Leonardo Sinisgalli



opera di Luigi Guerricchio
Dispetto- Leonardo Sinisgalli

Sei zoccola di mulino
che con la coda insacca la farina,
sei volpe pollaiola
che ruba le uova delle galline,
sei capra di sacrestia
che suona con la corna il mattutino.

Canto - Leonardo Sinisgalli



dipinto di Carlo Levi
Canto - Leonardo Sinisgalli

Beati voi che siete i vicini,
siete i vicini da sera a mattina.
Vicini alla palma argentata,
al fusto di velluto carmusino.
E' bello l'amore vicino,
se non lo vedi lo senti parlare,
lo senti quando chiama le galline.

LXXXIV. L’irrimediabile - Charles Baudelaire


Les très riches heures du duc de Berry, maggio
LXXXIV. L’irrimediabile - Charles Baudelaire

I.
Un’Idea, una Forma, un Essere
partito dall’azzurro e caduto
in uno Stige, melmoso e cupo,
dove occhio del Cielo non penetra;

un Angelo, imprudente viaggiatore
tentato dall’amore del difforme,
che si dibatte come un nuotatore
in fondo a un incubo enorme

e lotta contro un risucchio
gigantesco che se ne va cantando
come i pazzi e piroetta
nelle tenebre (che funebri angosce!);

un infelice stregato
tra futili brancolamenti,
che cerca la luce e la chiave
per fuggire da un covo di rettili;

un dannato che scende senza lampada
sull’orlo d’un abisso dall’odore
che tradisce l’umido baratro
di scale eterne senza rampa

dove vegliano viscidi mostri
dai grandi occhi di fosforo
che fanno la notte ancor più nera
e solo essi stessi visibili;

un vascello imprigionato al polo
come in una trappola di cristallo,
che ricerca il fatale stretto
per cui è finito là nel gelo;

- ecco il perfetto quadro d’un destino
irrimediabile, a emblemi netti!
C’è da pensare che il Diavolo
quello che fa, lo fa sempre bene!

II.
Che specchio di se stesso è un cuore
a tu per tu, limpido e fosco!
Che pozzo di Verità, chiaro e nero,
dove trema una stella livida!

Che faro ironico e infernale!
Che fiaccola di grazie sataniche,
unico sollievo e unica gloria!
- Ma è la coscienza nel Male!

Vola - Eduardo De Crescenzo


Richard Avendon, Carmen, Parigi 1957
Vola - Eduardo De Crescenzo

Io l'ho capito chi sei, ti sto aspettando da mai
Sei quel bambino cattivo che tira le frecce
Sei un criminale, lo sai, quando colpisci che fai
Mi togli il fiato, bene arrivato, amore

Non mi aspettavo che tu restassi dentro di me
Come una chiave spezzata nel centro dell'anima
Ma questa volta però aiuto non chiederò
Perché è eccitante, perché è importante

Perché questa storia vola, più in alto, più su
Perché è una storia impossibile, perché la storia sei tu
Perché questa storia vale, man mano che sale
Ti sembra incredibile toccare il cielo quaggiù

Vola più in alto che puoi, senza fermarti mai
Vola, vola

Vista la storia com'è, parole qui non ce n'è
Non so che dire, che fare, se bere o affogare
Che rompiscatole sei, giura che non te ne vai
Perché fa bene, volerti bene

Perché questa storia vola, più in alto, più su
Perché è una storia impossibile, perché la storia sei tu
Perché questa storia vale, man mano che sale
Mi sembra incredibile toccare il cielo quaggiù

Vola più in alto che puoi, senza fermarti mai
Ah, vola, vola

Vola, vola, vola
Vola più in alto che puoi, senza fermarti mai
Vola, vola

Vola più in alto che puoi, yeah, senza fermarti mai, yeah
Mai, yeah
Vola più in alto che puoi

Chiarità notturna - Sibilla Aleramo



Marc Chagall - Coq rouge dans la nuit, 1944. Olio su tela, 68,6 x 79,4 cm.
Chiarità notturna - Sibilla Aleramo

Chiarità notturna, volo d’ore bianche, disteso cielo,
tendo la mia mano che vi stringe, e v’offro, v’offro.
Ci veda qualcuno. Non me, ma sola la mia mano che vi tiene,
ore fruscianti, grande sereno, spiaggia d’astri.

da Se una notte d’inverno un viaggiatore



Marc Chagall, Il viaggiatore, 1917. Grafite e acquerello su carta, 38,1 x 48,7 cm, Sam and Ayala Zacks Collection.
da Se una notte d’inverno un viaggiatore

Io sono l'uomo che va e viene tra il bar e la cabina telefonica. Ossia; quell'uomo si chiama «io» e non sai altro di lui, così come questa stazione si chiama soltanto «stazione» e al di fuori di essa non esiste altro che il segnale senza risposta d'un telefono che suona in una stanza buia d'una città lontana. Riattacco il ricevitore, attendo lo scroscio di ferraglia giù per la gola metallica, ritorno a spingere la porta a vetri, a dirigermi verso le tazze ammucchiate ad asciugare in una nuvola di vapore. Le macchine-espresso nei caffè delle stazioni ostentano una loro parentela con le locomotive, le macchine espresso dì ieri e di
oggi con le locomotive e i locomotori di ieri e di oggi. Ho un bell'andare e venire, girare e dar volta: sono preso in trappola, in quella trappola atemporale che le stazioni tendono
immancabilmente. Un pulviscolo di carbone ancora aleggia nell'aria delle stazioni dopo tanti anni che le linee sono state tutte elettrificate, e un romanzo che park di treni e stazioni non può non trasmettere quest'odore di fumo. E già da un paio di pagine che stai andando avanti a leggere e sarebbe ora che ti si dicesse chiaramente se questa a cui io sono sceso da un treno in ritardo è una stazione d'una volta o una stazione d'adesso; invece le frasi continuano a muoversi nell'indeterminato, nel grigio, in una specie di terra di nessuno dell'esperienza ridotta al minimo comune denominatore. Sta' attento: è certo un sistema per coinvolgerti a poco a poco, per catturarti nella vicenda senza che te ne renda conto: una trappola. O forse l'autore è ancora indeciso, come d'altronde anche tu lettore non sei ben sicuro di cosa ti farebbe più piacere leggere: se l'arrivo a una vecchia stazione che ti dia il senso d'un ritorno all'indietro, d'una rioccupazione dei tempi e dei luoghi perduti, oppure un balenare di luci e di suoni che ti dia il senso d'essere vivo oggi, nel modo in cui oggi si crede faccia piacere essere vivo. Questo bar (o «buffet della stazione»
come viene pure chiamato) potrebbero esser stati i miei occhi, miopi o irritati, a vederlo sfocato e nebbioso mentre invece non è escluso che sia saturo di luce irradiata da tubi colore del lampo e riflessa da specchi in modo da colmare tutti gli anditi e gli interstizi, e lo spazio senza ombre straripi di musica a tutto volume che esplode da un vibrante apparecchio uccidi-silenzio, e i biliardini e gli altri giochi elettrici simulanti corse ippiche e cacce all'uomo siano tutti in azione, e ombre colorate nuotino nella trasparenza d'un televisore e in quella d'un acquario di pesci tropicali rallegrati da una corrente verticale di bollicine d'aria. E il mio braccio non regga una borsa a soffietto, gonfia e un po' logora, ma spinga una valigia quadrata di materia plastica rigida munita di piccole ruote, manovrabile con un bastone metallico cromato e pieghevole.

da Quer pasticciaccio brutto de-via Merulana – Carlo Emilio Gadda



dipinto di Jeanne Lorioz
da Quer pasticciaccio brutto de-via Merulana – Carlo Emilio Gadda

Don Ciccio, non ostante la sonnolenza, aveva memoria pronta, anzi infallibile: una memoria pragmatica, di-ceva. Anche la domestica era una faccia nuova, per quanto somigliasse, vagamente, al a nipote di prima. La chiamavano Tina.
Durante il servizio un batuffolo di spinaci strizzati le esorbitò dal piatto ovale sul candore della tovaglia immacolata: «Assunta! » fece la signora. Assuntina la guardò. In quell’attimo sia la serva sia la padrona parvero a don Ciccio estremamente bel e; la serva, più aspra, aveva un’espressione severa, sicura, due occhi fermi, luminosissimi, quasi due gemme, un naso diritto con il piano del a fronte : una « vergine » romana del ‘epoca di Clelia; la padrona un tratto così cordiale, un tono così alto, così nobilmente appassionato, così malinconico! una pel e incantevole.
Guardando l’ospite, quegli occhi fondi, con una luce di antica gentilezza, parevano scorgere, dietro la povera persona del «dottore», tutta la povera dignità di una vita! E lei era ricca: ricchissima, dicevano: suo marito stava bene, viaggiava tredici mesi all’anno, sempre in un gran da fare con quelli là di Vicenza.

Bronte – Enzo Montano


Renato Guttuso, Fucilazione in campagna, 1938. olio su tela, 99 x 74 cm. Roma, Galleria Nazionale d’Arte moderna.
Bronte – Enzo Montano

Alfio ha la pelle del sole
e il suo respiro profuma di mare.
Alfio ha fame ogni giorno
come suo padre sua madre
i nonni e i bisnonni.
Alfio saluta i liberatori
che promettono pane e terra.
La terra del sole dà frutti dolcissimi,
il pane placa la fame di secoli.
Alfio combatte i Borbone
tutti i braccianti sfruttati
indossano la camicia rossa.

Arrivano i generali del nord
cambia il colore della divisa
ma i padroni sono gli stessi.
Non c’è terra per i pezzenti
che dormono sempre come le bestie.
La fame è quella atavica
il suo sapore è ancora più amaro.

Alfio vive lo strazio dell’ingiustizia,
insopportabile ancor più della fame.
I contadini urlano pane e terra,
ancora una volta sono sconfitti.
I fucili di Bixio sparano piombo,
le baionette dei liberatori
dello stesso metallo di chi c’era prima.
Alfio guarda le canne fumanti,
mentre muore contro un muro.

Il profumo del mare è quello di sempre.

Proprietà Letteraria riservata
© by apollo Edizioni di antonietta Meringola
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Canzone delle sette donzelle – Federico Garcia Lorca


Mauro Reggiani - Tempera su carta, cm. 37 x 53
Canzone delle sette donzelle – Federico Garcia Lorca
(teoria dell'arcobaleno)

Cantano le sette
donzelle.

(Sopra il cielo un arco
di esempi d'occaso.)

Anima con sette voci
le sette donzelle.

(Nell'aria bianca
sette lunghi uccelli.)

Muoiono le sette
donzelle.

(Perché non sono state nove?
Perché non venti?)

Il fiume le trasporta,
nessuno le può vedere.

L'Aurora è il tentativo - Emily Dickinson


dipinto di Luca Alinari
L'Aurora è il tentativo - Emily Dickinson

L'Aurora è il tentativo
Del Volto Celeste
Di simulare, per Noi
L'Inconsapevolezza della Perfezione.
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Aurora is the effort
Of the Celestial Face
Unconsciousness of Perfectness
To simulate, to Us.


trad. Giuseppe Ierolli

Ritmo - Sibilla Aleramo



dipinto di Luca Alinari
Ritmo - Sibilla Aleramo

Ritrovata adolescenza,
gioia del colore,
occhi verdi di sole sul greto,
scheggiato turchese immenso de l’onde,
biondezza di cirri e di rupi,
rosea gioia di tetti,
colore, ritmo,
come una bianconera rondine
l’anima ti solca.dipinto di Luca Alinari

Nel bosco - Sibilla Aleramo


dipinto di Luca Alinari
Nel bosco - Sibilla Aleramo

Sono andata nel bosco
nel mattino ricco di luce
vagamente per te sperando cogliere
dalla musica tenera dell'aria
qualche fresco sussurro di parole
ed ecco ti porto invece
solo un poco di fragole rosse,
profumano e brillano,
per la tua gioia, o amato.

Saffo - Frammenti II


dipinto di Annick Bouvattier
Saffo - Frammenti II

Donna, beato, uguale,
Parmi a un Dio quel mortale
Che ti siede di fronte, e, a te ristretto,
Soavemente favellar ti sente,
Sorridere ti mira amabilmente.
Com’io ti vidi, in petto
Attonito, distretto
Sentimi il cor; com’io ti vidi, spenta
Mancò la voce nella gola; ratto
La lingua a me fiaccavasi, e di tratto
Serpeggiando una fiamma
Sottile, i membri infiamma;
Fugge dagli occhi la veduta; ingombra
Le orecchie un zufolio; ghiaccio un sudore
Discorre, e tutta m’occupa un tremore:
Per ch’io com’erba imbianco,
E per poco io non manco,
E fuor di vita appajo. Or ogni ardita
Opra tentar vogl’io, poi che mendica...

Saffo - Frammenti III


dipinto di Annick Bouvattier
Saffo - Frammenti III

Corteggiano le stelle
La grazïosa luna;
E il volto splendïente
La terra tuttaquanta
Dal pieno disco di candore ammanta.

Saffo - Frammenti, XXXV

dipinto di Annick Bouvattier
Saffo - Frammenti, XXXV

Mi riagita Amore,
La non domabil fiera,
Che mesce assenzio e miele, e i membri fiacca.
Or ecco a disamarmi, Attide, prendi,
E ad Andromeda tendi.

Saffo - Frammenti, XVI

dipinto di Viktor Sheleg
Saffo - Frammenti, XVI

....Per alcuno, il sento,
Ricordata io n’andrò, pur tra’ futuri.

Canto- Leonardo Sinisgalli


Pablo Picasso - Donna con la chitarra, 1912
Canto- Leonardo Sinisgalli

C'è un albero di rose
accanto alla mia casa.
Il vento del meriggio lo accarezza,
il vento di sera lo scuote
e l'odore mi arriva da ogni lato.
Geme di notte il vento,
l'odore torna in mente

La rosa non ti somiglia - Leonardo Sinisgalli

Pablo Picasso - L'artista
La rosa non ti somiglia - Leonardo Sinisgalli

1
Dolcemente sul fianco
Si son mosse le foglie.
S'è piegato il cielo
Alla deriva inerte.
Finché il sole mantenne
Erte le sue vampe
Furono vive le tue voglie
Furono rosse le mie penne.
2
Qui al buio il tuo cielo si dissecca,
La tua pupilla langue
Come una stella, tu annusi
Dentro i fiori il tuo sangue.
Presso i fiori tu resti immota:
La rosa non ti somiglia.
Guardi con meraviglia
Contro il muro i barbagli
Dei raggi di una ruota
E negli anni la voglia che declina
Dal pube sulla coscia.
Tu ne segui il cammino
Come dietro una nube.
3
Lo strepito delle piume
Se ti accosti vicino agli orecchi,
Il tuo fischio che recinge
Il mio regno di fitte siepi
Lascia un labile segno
La lusinga che mi rechi.

Saffo - Frammenti, XXXVIII


Pablo Picasso - Painter and his model
Saffo - Frammenti, XXXVIII

Chi nacque bel, mentre ch’è visto, è bello;
Ma chi giusto, a brev’ora
Bello diventa ancora.

Saffo - Frammenti, XXXIX

dipinto di Konstantin Razumov
Saffo - Frammenti, XXXIX

E tu, Mnasidica,
Tu che la morbida
Girinno superi;
Tu stessa, femmina
Di te qui mai
Più malinconica
Non troverai.

Un amore – Dino Buzzati


dipinto di Viktor Sheleg
Un amore – Dino Buzzati

È ancora là con la cornetta del telefono in mano, indeciso se, la faccia scavata e tesa, la faccia invecchiata, sono passati quattro mesi, oggi è il primo dell’anno ma lui è là ancora con la cornetta del telefono in mano indeciso se telefonare o no, il fiume lo trascina via allo stesso identico modo selvaggio, non riesce ad aggrapparsi alla riva anzi si trova sempre nel centro dove la precipitazione è massima e più grossi pietroni sporgono dal fondo e lui ci pesta contro con colpi terribili che lo devastano dentro e vorrebbe raggiungere la riva ma ha paura perché se raggiungesse la riva il fiume non lo trascinerebbe più e nel fiume, poco più avanti, fugge la Laide ma lei scivola lieve sulle acque e lei non pesta dentro nei pietroni, lei li vede in tempo o per lo meno è come se li vedesse e ci scivolasse sopra apposta affinché Antonio che la insegue ci pesti contro malamente ma può darsi invece che lei non ci pensi neanche lei non è cattiva solo che è come un riccio con gli aculei sempre tesi, un giorno infatti durante un litigio poiché lui le rinfacciava le umiliazioni patite la Laide disse dovresti capirmi nessuno mi ha mai voluto veramente bene io ho l’impressione che tutti siano dei nemici che vogliono fregarmi e approfittare di me non è colpa mia se la vita mi ha insegnato a diffidare di tutti sì io sono sempre in allarme io sono tutta spine io cerco di difendermi e così può essere che con te sono stata poco gentile ma dovresti capirmi non è tutta colpa mia.

Saffo - Frammenti XL


Tono Zancanaro - Tempio Pria Peo satyriconico, china a tratto del 1958, mm 475x385
Saffo - Frammenti XL

Amo la voluttà;
Sin che del sole il fulgido
Volto mirare e il bel m’incontrerà.

Da misteriose lontananze - Otokar Brezina


Henri Matisse - Interno rosso
Da misteriose lontananze - Otokar Brezina

Mi canta nell’anima da lontananze eterne
una canzone monotona,
un’ottava bassa della mia tastiera
malinconica le suona.

Mi scorre sulle labbra e nel riso
come il gusto del mio vino,
e da uno stelo spezzato
nella lacrima amarognola del latte.

Il soffio ritmico dei ricordi
nei desideri delle danze bacchiche,
la sua nostalgia si spegne lentamente
stregata, nelle risonanze.

Il sogno-veglia fermenta il mio sangue
nella voluttà e sulle solitudini,
e mi cresce nei lunghi adagi
e nelle note oscure.

E affaticati dalla quiete dei raggi
non si addormenta,
e mi succhia e mi ingabbia nelle volte oscure
dei suoi suoni,
come nugoli di insetti in vortici metallici.

O lontananze e notti,
svenimenti e sogni! Dove non si attaccherebbero
le sue note? E con quale potere
rovinerò dentro me stesso, l’indistruttibile?

Il suo contatto come ala gelida
mi soffia sul viso
nei confessionali, davanti agli altari
e nei silenzi sepolcrali delle biblioteche,

ai miei colori mescola l’olio,
suona con le ali della mia ispirazione,
canta beffardamente nella mia afflizione,
eterno, monotono,

e sulle piastre roventi della mia vita
fermenta lo scroscio spumoso
della mia bevanda mortale, da cui berrò
il Mistero della vanità.

Traduzione di Alberto Di Paola e Katerina Zoufalova
Poesia . 285, settembre 2013. Crocetti Editore

Saffo - Frammenti, XXVII



dipinto di Kelly Reemtsen
Saffo - Frammenti, XXVII

Non una io delle donne
Che nudrono lo sdegno;
Io di placido ingegno.

Saffo - Frammenti, XXV



dipinto di Kelly_Reemtsen
Saffo - Frammenti, XXV

Piccolina per anche e ruvidetta
Mi sembri, giovinetta.