31 agosto 2022

Fine governo dei migliori, si riparte - e.m.

Fine governo dei migliori, si riparte - e.m.

 

“Grimilde di Manhattan, statua della libertà

Adesso non ha più rivali la tua vanità

E il gioco dello specchio non si ripeterà

"Sono più bella io o la statua della Pietà"

Dopo il ballo mascherato del celebrità”

(Fabrizio De Andrè – Al ballo mascherato)

 

“Facciamola finita, venite tutti avanti

Nuovi protagonisti, politici rampanti

Venite portaborse, ruffiani e mezze calze

Feroci conduttori di trasmissioni false

Che avete spesso fatto del qualunquismo un arte

Coraggio liberisti, buttate giù le carte

Tanto ci sarà sempre chi pagherà le spese

In questo benedetto, assurdo bel paese”

(Francesco Guccini – Cirano)

Da bambino, nel leggere topolino o guardando i cartoni animati in televisione, mi immedesimavo nei “perdenti”: Paperino, Wile Coyote, Silvestro, Tom, Duffy Duk e odiavo coloro a cui andava sempre bene e che sbeffeggiavano i più sfortunati: Gastone, Rokerduk, Beep Beep, Titty, Jerry e Buggs Bunny. Sarà forse questa mia predilezione per gli “sfigati” che nella narrazione delle vicende politiche della caduta del governo cosiddetto dei “migliori” (sic!), oltre ogni valutazione politica, mi capita la stessa cosa. Mi sento umanamente vicino a Giuseppe Conte descritto dalla mattina alla sera da una stampa più che parziale come un mentecatto, scriteriato, incapace, inaffidabile e colpevole (ammesso che sia una colpa) della fine del governo sottacendo l’evidente realtà e cioè che il vero colpevole della fine del governo Draghi è lo stesso Draghi, il nonno al servizio delle istituzioni (leggi trasloco al Quirinale), il medesimo che conduceva trattative riservate al fine di trovare il suo sostituto a Palazzo Chigi; l’arrogante, il presuntuoso, il capriccioso presidente del consiglio che va a dimettersi (mai accaduto prima) pur sostenuto dalla maggioranza dopo un voto di fiducia al senato.

Sia chiaro a tutti: Il governo Draghi lo ha fatto cadere lo stesso Draghi, chi dice il contrario mente spudoratamente ed è in malafede!!!

Mi sento vicino a Giuseppe Conte anche perché stampa e televisione nel descrivere le forze politiche in campo raccontano del centro destra, del centrosinistra e di un terzo polo. Il soggetto politico (partito, movimento o come diavolo lo si voglia definire ma questo vale per tutti gli attori politici del momento poiché i partiti garanti della democrazia esistono ormai solo nei ricordi), è semplicemente sparito dai radar. Non esiste. Cancellato da entità superiori. Non lo si invita. Giuseppe Conte esiste solo per attribuirgli le peggiori nefandezze. Che diamine! Ostenta la pochette a tre punte o a quattro addirittura e per di più riesce perfino a intonate la cravatta alla camicia e alla giacca, mentre viene cassato per tutto il resto. E poi le conferenze stampa a quell’ora, e poi l’esagerato ricorso a decreti legge voti di fiducia. Voti di fiducia e decreti condannati a rete televisive unificate da esimi costituzionalisti, gli stessi che poi sono stati più che benevoli (oserei dire proni) a giustificare il ricorso, con frequenza inaudita, agli stessi istituti da parte del presunto “migliore”. Mai gli viene attribuito il merito di aver portato in Italia  duecento e pass miliardi del recovery fund, mai la prontezza del suo governo nel contrastare la pandemia.

Senza entrare nel merito dell’oggetto in votazione dell’ultimo decreto su cui è stata posta la questione di fiducia e senza approfondire l’operato del governo dell’iperliberista ex presidente della BCE dal ghigno sinistro, siamo arrivati al “dunque” scongiurato ripetutamente da più parti: le elezioni. Evento temuto poiché il risultato elettorale potrebbe consegnare il Paese alla destra. E senza soffermarsi sull’ossimoro: elezioni temute in una democrazia. Le elezioni rappresentano il punto più alto di una democrazia, perciò in nessuna democrazia si devono temere! Bisognerebbe capire di chi le colpe di un’eventuale vittoria della destra, utilizzata come uno spauracchio in campagna elettorale. Forse delle forze politiche dell’altro campo? E bisognerebbe, inoltre, interrogarsi sul perché in Italia queste elezioni, secondo i sondaggi, spalancheranno le porte alla destra. Dove si annidano i motivi della crescita esponenziale di partiti che solo pochi anni fa viaggiavano intorno a tre o quattro per cento? Perché mai l’astensionismo ha raggiunto livelli impensabili solo pochi  anni fa. E ancora, perché si va a votare con una legge elettorale perversa concepita da mediocri per favorire mezze calzette e voltagabbana, non certo per sottoporsi al giudizio degli elettori ma per difendersi da essi?

Prevalenza della destra. Credo non occorrano studi di analisti politici per dedurre che una politica avversa al lavoro: Jobs act, abolizione dell’articolo 18, precariato con contratti di lavoro di pochi giorni, ecc.; avversa alla scuola pubblica: Buona Scuola (sic!), classi pollaio, stipendi da fame, edifici vetusti, ecc.; avversa alla ricerca: entità dei fondi destinati rasentano il ridicolo così come lo stipendio ai ricercatori con un rapporto di lavoro sempre precario; avversa ai giovani: si parla sempre di immigrazione, pur senza mai elaborare un piano che esca dallo stato emergenziale, ma mai dell’emigrazione dei nostri giovani verso paesi dove trovano più stabilità e stipendi adeguati; avversa alle donne: parità solo a parole, salario inferiore a quello dei maschi, gravidanza ancora considerata una colpa dai datori di lavoro nel mentre ci si lamenta del calo demografico; avversa al Sud, si parla spesso del divario crescente tra Nord e Sud ma mai si prende in seria considerazione, per esempio, la carenza infrastrutturale del meridione se non sbandierando periodicamente il mitico ponte sullo stretto di Messina. Qualcuno spieghi agli elettori il perché, secondo l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico negli ultimi trenta anni in Italia gli stipendi sono diminuiti 3% mentre in Francia e Germania sono cresciuti di un terzo, in Svezia del 67%, in Danimarca del 40%. Si spieghi perché e per quale inestricabile arcano solo in Italia gli stipendi diminuiscono mentre aumentano altrove. E si spieghino anche i motivi della crescita del numero delle persone che vivono nella povertà assoluta e anche di quelle che versano appena sopra la soglia della sopravvivenza.

Si potrebbe continuare parlando di clima, calo demografico, sanità, energia, agricoltura, avversione al reddito di cittadinanza (cosa prevede la famigerata agenda Draghi in proposito è noto) e anche al salario minimo. Non una parola sulle tante, troppe morti sul lavoro. Non occorre scomodare Tiresia per ipotizzare che l’assenza di riferimenti politici, conduce le classi sociali meno abbienti verso l’astensionismo o, peggio, tra le braccia della destra.

Partiti balzati dal 4-4%  al 15 e al 24%. Matteo Salvini e Giorgia Meloni derisi e sbeffeggiati un giorno si e l’altro pure dai presuntuosi dirigenti del centrosinistra hanno saputo dare indicazioni, parole d’ordine (condivisi sibili o no) chiare e precise al proprio elettorato a differenza delle fumosità della controparte colpevole di non avere una propria piattaforma politica da offrire al proprio elettorato. Ma quali strati sociali formano oggi l’elettorato del cosiddetto centrosinistra? Non certo le fasce sociali che formavano quello che una volta veniva definito Proletariato vista la stella polare di quell’area politica è la famigerata agenda Draghi, non una piattaforma politica o un pensiero strutturato di sinistra che, ad occhio, sarebbe in antitesi con il pensiero liberista. Se questo è, ed è proprio questo, si può affermare che vaste fasce sociali non sono da tempo rappresentate in parlamento; si aggiunga lo scarsissimo coraggio dimostrato da chi si richiama alla sinistra ma fa molta fatica a distinguersi dal Partito Democratico, ormai divenuto soggetto centrista, e il gioco per i partiti della destra è fatto. Attenzione, io ritengo indispensabile l’alleanza con il Pd ma la sinistra non ne può assecondare pedissequamente le sue trasformazioni in senso liberista, non può accettare alleanze che si fanno e si disfano un giorno si e l’altro pure, non può accettare veti. Qualcuno dovrebbe spiegare bene perché mai un elettore di sinistra dovrebbe sentirsi rappresentato da un agglomerato politico dove spiccano Cottarelli, Di Maio, Casini, Tabacci, Lorenzin, mogli o mariti vari tutti insieme appassionatamente a sventolare entusiasticamente l’agenda Draghi. Qualcuno deve spiegare quali sono i criteri alla base della formazione delle liste dei candidati. Qualcuno deve spiegare chi e come formula il programma elettorale. Qualcuno deve spiegare come avviene la selezione dei gruppi dirigenti. Qualcuno deve spiegare se esiste ancora un livello politico nei partiti o se ogni decisione è demandata ai rappresentanti nelle istituzioni. Occorre chiarire, in sostanza, se esistono ancora i partiti o se essi sono diventati crocevia di gruppi di potere, di lobbies, di caste.

Da sottolineare anche che l’attuale quadro politico è frutto di dodici anni quasi ininterrotti di governi con la partecipazione del Partito democratico: Monti, Letta, Renzi, Gentiloni, Conte 2, Draghi. Di chi la colpa, quindi, di un quadro politico desolante? Non sembra strano dire “aumenteremo gli stipendi agli insegnanti” o “daremo uno stipendio in più ai lavoratori” o anche “Dobbiamo fissare obiettivi climatici realistici ma ambiziosi, mettendo in campo strumenti capaci di garantire una transizione socialmente equa e di rafforzare l’innovazione e la competitività della nostra industria”, non sembra un po' demagogico affermarlo dopo tanti anni di governo? Perché non è stato fatto quello che promettete adesso? Non è paradossale accorgersi solo adesso della degli stipendi inadeguati, degli insegnanti meno retribuiti d’Europa e della necessità impellente di una politica energetica?

Astensionismo. Questo argomento, oltre le frasi di rito, non interessa nessuno giacché nessuno da molti anni ha mai fatto una sera analisi del voto, anzi. Ci sono stati segretari del Pd che hanno esultato di fronte a vittorie con affluenze inferiori al 50%. Ricordo un 40% alle regionali dell’Emilia Romagna (EMILIA ROMAGMA!!!) in occasione del primo mandato a Bonaccini, lo stesso vanesio che avoca a suoi meriti esclusivi la seconda vittoria dimenticando di dire che senza la mobilitazione spontanea delle sardine avrebbe perso di brutto. Ricordo una simile affluenza in Sicilia in occasione della vittoria di Crocetta. Ricordo esultare l’attuale segretario di fronte a un 36% e una vittoria raggiunta con una coalizione comprendente tra gli altri anche i 5 stelle  alle suppletive di ottobre del 2021 a Siena (SIENA) dove era candidato per un seggio parlamentare (poltrona?). Nessuna analisi su una simile misera affluenza ma toni trionfalistici: «Risultato straordinario, la destra è battibile», «Siamo tornati in sintonia con il paese, è il risultato più importante del risultato di questo voto. Lo dimostrano i risultati di tutti i grandi comuni e metropoli. La volta scorsa al primo turno non ottenemmo nessuna vittoria. É straordinario vedere il risultato di Napoli, Bologna e Milano. Si vince se si allarga la coalizione e se ci si allarga oltre il Pd», appunto!!! Il segretario, quindi, esulta per il risultato ottenuto alle amministrative del 2021 dal suo partito: “siamo il primo partito”, afferma. Non dice che il Pd è il primo partito con un misero 9% su scala nazionale. Non dice che il 9% de 50% dell’elettorato che ha espresso il proprio voto rappresenta il 4,5% dell’intera platea avente diritto. Un partito si può accontentare di tale miseria? I propri dirigenti possono esultare di fronte a tale fallimento della loro azione politica?

Se i cittadini si allontanano dalla politica la colpa non può essere che dei soggetti politici!

Vedremo il 25 settembre se è la destra è ancora battibile, vedremo se la coalizione messa in campo sarà sufficientemente forte per battere la destra, vedremo quanto peserà il “fascino” dell’agenda Draghi, vedremo se l’astensionismo sarà diminuito.

Ma d’altre parte nel Pd gli approfondimenti pare siano banditi: nessuna riflessione dopo la catastrofe referendaria condotta da Renzi, nessuna riflessione dopo l’azzeramento della struttura partito sempre da parte di Renzi, nessuna riflessione dopo lo strappo di coloro che hanno dato vita a Italia Viva, non si è battuto ciglio sulla manovra di palazzo di Renzi che ha fatto cadere il governo Conte 2, nessuna azione per neutralizzare i renziani rimasti nel partito (in parlamento per lo più) a condizionarne le scelte, non un cenno di imarazzo in occasione delle dimissioni del segretario Zingaretti sottolineate con parole di fuoco: «Nel partito si parla solo di poltrone, mi vergogno». Nessuna azione da parte dello stesso Zingaretti, rimasto senza fare una piega nelle fila del partito.

C’è da chiedersi che cosa deve accadere perché in quell’agglomerato, ormai lontanissimo dall’essere riferimento della tradizione della sinistra italiana, si possa registrare un sussulto di rigore morale, un moto d’orgoglio, una qualche tensione ideale.

Legge elettorale. Una legge elettorale ignobile, cosiddetta rosatellum dal nome del suo relatore Ettore Rosato, allora capogruppo del PD, voluta fortemente dallo stesso partito e votata da Lega e Forza Italia, assieme all’improvvido taglio dei parlamentari, voluto dai 5 stelle a guida Di Maio e sostenuto dal PD ci consegnerà, a scorrere le liste dei candidati, un parlamento dei peggiori voltagabbana, delle peggiori facce di bronzo, di qualunquisti di professione, gli opportunisti della poltrona e i liberisti snob travestiti da filantropi capaci di mostrare finanche comprensione (senza andare oltre) per i lavoratori licenziati con un sms o solidarietà nei talk show. Non sempre la stessa comprensione è manifestata verso coloro che si permettono di scioperare, che manifestano, che lottano anche duramente (Che roba contessa all'industria di Aldo, han fatto uno sciopero quei quattro ignoranti, volevano avere i salari aumentati, dicevano pensi, di essere sfruttati).

Non era difficile prevedere chi un numero inferiore di parlamentari (e le liste bloccate) avrebbe abbassato ulteriormente il livello qualitativo del parlamento.   

In conclusione. Sono lontano anni luce dalla destra ma se vincerà di certo la colpa non sarà degli elettori! Nonostante un panorama degradato anche questa volta mi recherò a votare giacché la politica mi scorre nelle vene fin dalla tenera età e il voto lo considero un diritto conquistato sulle colline e nelle città da giovani donne e giovani uomini che con la guerra partigiana restituirono dignità al nostro Paese. Ma devo anche ammettere che la Politica, per come io la concepisco, è estranea allo scempio provocato e rappresentato dalle mezze calzette assurte a ruolo di leader. Nel deporre la mia scheda nell’urna, questa volta non esprimerò un voto “utile” o “meno peggio” ma lo farò scegliendo chi più si avvicina alla tradizione della sinistra italiana.