30 aprile 2019

da “Una questione privata” – Beppe Fenoglio


da “Una questione privata” – Beppe Fenoglio

Gli alberi erano anneriti dalle piogge e, senza che ti-rasse vento, sgrondavano fragorosamente.
Come vi entrò sotto, subito sentì un trepestio, anna-spamenti, delle esclamazioni smozzicate di allarme e di disgrazia. Allora stese avanti una mano e disse:
– Non abbiate paura. Sono un partigiano. Non scappate.
Erano cinque o sei uomini di quella collina che, ripara-ti nel bosco, spiavano le mosse dei fascisti laggiù in Santo Stefano. Erano tutti ammantellati e uno portava a tracolla una coperta arrotolata. Avevano anche fagottini di roba da mangiare. Se i soldati avessero puntato di sorpresa alla loro collina, essi erano pronti ed equipaggiati per fuggire e restar lontani per ventiquattro ed anche quarantott’ore.
Senza parlare, solo guardando di sottecchi la sua straordinaria infangatura, tornarono ai loro osservatori,indifferenti allo stillicidio che gli infradiciava i berretti e le spalle. Il più anziano di loro, ed anche quello che sem-brava sopportare con più buon umore la situazione, un uomo con capelli e baffi bianchi e occhi umorosi, domandò a Milton:
– Quando dici che finirà, patriota?
– Primavera, – rispose, ma la voce gli uscì troppo rauca e falsa. Diede un colpo di tosse e ripeté: – Primavera.
Allibirono. Uno bestemmiò e disse:
– Ma quale pri-mavera? C’è una primavera di marzo e una primavera di maggio.
– Maggio, – precisò Milton.Rimasero tutti sbalorditi. Poi il vecchio domandò a Milton come avesse fatto ad infangarsi così.
Milton arrossì, inspiegabilmente. – Sono caduto in di-scesa e sono scivolato di petto per molti metri.
– Verrà pure quel giorno, – disse il vecchio guardando Milton con troppa intensità.
– Certo che verrà, – rispose Milton e richiuse la bocca. Ma il vecchio insisteva a fissarlo con un’avidità insoddisfatta, forse praticamente insaziabile. – Certo che verrà, – ripeté Milton.
– E allora, – disse il vecchio, – non ne perdonerete nemmeno uno, voglio sperare.
– Nemmeno uno, – disse Milton. – Siamo già intesi.
– Tutti, tutti li dovete ammazzare, perché non uno di essi merita di meno. La morte, dico io, è la pena più mite per il meno cattivo di loro.
– Li ammazzeremo tutti, – disse Milton. – Siamo d’accordo.
Ma il vecchio non aveva finito.
– Con tutti voglio dire proprio tutti. Anche gli infermieri, i cucinieri, anche i cappellani. Ascoltami bene, ragazzo. Io ti posso chiamare ragazzo. Io sono uno che mette le lacrime quando il macellaio viene a comprarmi gli agnelli. Eppure, io sono quel medesimo che ti dice: tutti, fino all’ultimo, li dovete ammazzare. E segna quel che ti dico ancora. Quando verrà quel giorno glorioso, se ne ammazzerete solo una parte, se vi lascerete prendere dalla pietà o dalla stessa nausea del sangue, farete peccato mortale, sarà un vero tradimento. Chi quel gran giorno non sarà sporco di sangue fino alle ascelle, non venitemi a dire che è un buon patriota.

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