30 dicembre 2019

da Un amore – Dino Buzzati

dipinto di Eric Bowman
da Un amore – Dino Buzzati

Lui subito la baciò sulla bocca. Lei ci stava, con apparente piacere, infilandogli fra le labbra la lingua, senza intemperanze oscene, però, anzi con un certo ritegno quasi casto.
Poi Antonio rialzò il capo a guardarla. Quel faccino allegro e infantile sotto di lui, fra il nero dei lunghi capelli sparsi. Pareva trovarsi a suo agio.
«È vero che sei ballerina?»
«Sì.»
«E dove lavori?» le chiese, facendo finta che Ermelina non glielo avesse detto.
«In un teatro dove vai anche tu.»
Cosa voleva dire? aveva saputo chi era Antonio, che faceva lo scenografo? O alludeva genericamente alla categoria sociale, come se tutti i borghesi di una certa classe dovessero tutti frequentare la Scala?
«Ci vado come?»
«Un teatro dove vai anche tu.»
«Sei ballerina della Scala?»
Col capo lei fece cenno di sì. Una confessione che la rendeva soddisfatta.
«Complimenti. Verrò ad applaudirti.»
«Grazie.»
«E scusa, come mai non hai le ascelle depilate?»
«Taci, che devo andare dall’estetista.»
«Ma alla Scala, per ballare come fai?»
«Per quello, ci sono delle specie di coppette che si mettono alle ascelle, e così, ballando, non si vedono i peli.» Fece una piccola smorfia arricciando il labbro superiore, come fanno le bambine un po’ civette, quando vogliono farsi perdonare.

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