28 luglio 2020

da Le Metamorfosi - Ovidio



Pietro Liberi - Giove nelle vesti di Diana con la ninfa Callisto, olio su tela, 116,8 x 170,2 cm
da Le Metamorfosi - Ovidio

Alto era il sole, ormai giunto oltre la metà del suo cammino,
quando lei entrò in un bosco inviolato dal tempo dei tempi:
qui dalla sua spalla depone la faretra, allenta la tensione
dell'arco, e si sdraia sul tappeto erboso del suolo,
appoggiando il capo reclinato sulla sua faretra dipinta.
Come Giove la vide così stanca e indifesa, si disse:
«Di questa tresca certo mia moglie non saprà nulla,
e anche se venisse a saperla, vale, vale bene una diatriba!».
Subito assume l'aspetto e il portamento di Diana,
dicendo: «O vergine, che compagna mi sei fra le compagne,
su quali monti hai cacciato?». Dal prato balza la fanciulla
e: «Benvenuta, dea,» risponde, «che, se anche mi sente,
per me sei più grande di Giove!». Sorride lui, divertito
nel sentirsi preferito a sé stesso, e la bacia con impeto
sulla bocca, con troppo impeto, come non s'addice a una vergine.
E mentre lei si accinge a raccontare in quale bosco
ha cacciato, la cinge in un amplesso e nel violarla si rivela.
Lei si ribella, sì, per quanto almeno può fare una donna
(o se tu l'avessi vista, Saturnia, saresti più comprensiva!);
si ribella, sì, ma quale fanciulla o chi altro mai
potrebbe vincere il sommo Giove? In cielo ritorna vincitore
Giove, mentre lei ora odia quei boschi e quegli alberi che sanno;
e fuggendo di lì quasi si scorda di raccogliere
la faretra con le sue frecce e l'arco appeso a un ramo.

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