31 maggio 2018

da “Gabriella garofano e cannella” – Jorge Amado

Fernando Botero - Donna alla finestra
da “Gabriella garofano e cannella” – Jorge Amado
(…)

Lamento di Gloria

Ho una fiamma dentro il petto ahi!
una fiamma nel mio petto.
(Chi si brucerà?)
Un colonnello mi dette ricchezze
ricchezze a non finire:
mobili Luigi XV per il corpo riposar.
Camicie di seta pura
bluse di candido lino.
Non esiste reggiseno,
né di raso né di seta,
né del lino più sottile,
capace di contenere la fiamma
che sta bruciando
la solitudine del mio petto.

Ho un ombrellino da sole
e del danaro da spendere.
Acquisto nei negozi più cari
faccio segnare sul conto.
Ho tutto ciò che voglio
e una fiamma dentro il petto.
A che serve avere tutto
se non ho quello che voglio?

Le donne mi girano la faccia
gli uomini guardano da lontano:
sono la Gloria del colonnello,
la pollastra del fazendeiro.
Candido lenzuolo di lino
e un fuoco dentro il petto.

Nella solitudine del letto
i miei seni sono bruciati,
cosce di fiamma,
bocca che muore di sete, ahi!
Sono la Gloria, quella del fazendeiro
quella che ha un fuoco nel petto
e fra candide lenzuola
la solitudine abbraccia.

I miei occhi di languore,
i miei seni colmi d’aroma
con un calore palpitante.
Non racconto com’è il mio ventre
ma questo fuoco che brucia
nasce dalla brace accesa
nella solitudine lunare
del dolce ventre di Gloria.
Non racconto il suo segreto
né perché la brace è accesa.

Ci voleva uno studente
inesperto della vita,
ci voleva un bel soldato
in divisa militare,
ci voleva un amore,
ci voleva per soffocare quel fuoco
per non essere più sola.

Ho spalancato la porta,
ho levato il chiavistello,
ho buttato via la chiave.
Venite a soddisfare questo fuoco,
in queste fiamme vi brucerò,
portatemi un po' d’amore
chè molto ne voglio dar.
Venite ad occupare questo letto.

Ho una fiamma dentro il petto ahi!
una fiamma nel mio petto.
(Chi a quella fiamma si brucerà?)


La casa di Gloria sorgeva sull’angolo della piazza. Gloria ogni pomeriggio si affacciava alla finestra, con i floridi seni esposti come in un’offerta ai passanti.
L‘una e l’altra cosa scandalizzavano le zitelle che si recavano in chiesa e commentavano ogni sera, nell’ora della preghiera vespertina:
- Svergognata...
- Gli uomini peccano anche non volendo. Solo a guardare.
- Perfino i bambini perdono l’innocenza dello sguardo... L‘angolosa Doroteia, tutta in nero, virtuosamente verginale, mormorava con esaltazione fanatica: - Però, il colonnello Coriolano, poteva mettere la casa dell’amante in una strada secondaria. Invece la pianta proprio in faccia alle migliori famiglie della città. Sotto gli occhi di tutti gli uomini...
- Vicino alla chiesa, è un’offesa anche a Dio...
Dal bar affollato fin dalle cinque del pomeriggio, gli uomini allungavano gli sguardi verso la finestra di Gloria, sull’altro lato della piazza. Il professor Josuè, con cravatta a farfalla, azzurra a pallini bianchi, i capelli lucidi di brillantina e il volto scavato dalla tubercolosi, alto ed ossuto (“come un triste eucalipto solitario”, si era autodefinito in poesia), con un libro di poesie in mano, attraversava la piazza e si dirigeva verso il marciapiede di Gloria.
(…)

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