14 giugno 2017

Morte & C. – Sylvia Plath

opera di Antonio Mora
Morte & C. – Sylvia Plath

Due, si, sono in due.
Sembra perfettamente naturale ora----
Quello che mi guarda in su, dagli occhi semichiusi
e a palla, come Blake,
quello che ostenta

i segni ereditari del suo marchio----
la cicatrice da ustione di acqua bollente,
il nudo
verderame del condor.
Io sono carne al sangue.ciak-ciak,

batte sghembo il suo becco: ancora non mi ha.
Mi dice come fotografo male.
Mi dice quanta dolcezza
appaiono i bebè nella loro ospitale
ghiacciaia, con al collo

una semplice trina
e poi i drappeggi delle loro ioniche
tuniche funebri
e infine i piccoli piedi.
Non sorride, non fuma.

L’altro si, invece,
dai lunghi plaudenti capelli.
Bastardo
masturbante un brillìo,
vuole essere amato.

Sto immobile.
Il gelo fa un fiore,
la rugiada fa una stella,
la campanella,
la campanella dei morti.

Qualcuno se n’è andato.

Traduzione di Giovanni Giudici

Nessun commento:

Posta un commento