11 luglio 2017

da Elena – Ghiannis Ritsos

foto da pinterest
da Elena – Ghiannis Ritsos

(Lo sfacelo si vedeva già da lontano – muri scalcinati, diroccati; persiane stinte; le  inferriate del balcone arrugginite. Fuori della finestra del piano superiore si agitava una  tenda ingiallita, sbrindellata sul fondo. Quando si avvicinò, sempre esitante, notò lo stesso abbandono nel giardino: piante lussureggianti, foglie carnose, alberi non potati; i rari fiori soffocati dalle ortiche; le fontane senz’acqua, ammuffite; le belle statue coperte di licheni. Una lucertola stava immobile tra i seni di una giovane Afrodite, scaldata dagli ultimi raggi del sole al tramonto. Quanti anni prima? Era molto giovane allora – ventidue? Ventitré anni? E lei? Non riuscivi mai a saperlo – era così forte la luce che irradiava – ti accecava, ti trafiggeva; – non sapevi più che cos’era, se esisteva, se tu esistevi. Suonò il campanello della porta. Ne udì da fuori il suono, molto isolato, in uno spazio che gli era familiare ma che aveva ormai subìto alterazioni sconosciute, con diramazioni sconosciute, in colori oscuri. Tardavano ad aprire. Qualcuno si affacciò alla finestra di sopra. Non era lei. Una domestica – molto giovane. Pareva che ridesse. Scomparve dalla finestra. Tardavano ancora. Poi passi sulla scala interna. Aprirono la porta. Salì. Un odore di polvere, di frutta marcia, di saponata secca, di urina. Per di qua. Camera da letto. Armadio. Specchio di metallo. Due poltrone con intagli sfondate. Tavolino di zinco con tazzine di caffè e cicche. E lei? No, no – non è possibile. Vecchia – vecchia – cento, duecento anni. Appena cinque anni fa – No, no. Il lenzuolo bucato. Lei là, immobile; seduta sul letto; ingobbita. Soltanto gli occhi – ancora più grandi, imperiosi, penetranti, vuoti.)
(...)

da Elena - Traduzione di Nicola Crocetti - Quarta dimensione

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