6 luglio 2017

L’impiegata in cucina – Adelia Prado

opera di Joanna Chrobak
L’impiegata in cucina – Adelia Prado

Solo Dio può dar nome all’opera completa
– della nostra vita – spiego – ma suggerisco
un rosaio a mezzogiorno, 
significa sole, calore, desiderio di nozze,
la madre afflitta dalla festa,
il padre orgoglioso di consegnare la figlia
a un ragazzo tanto pettinato.
Il nome è importante
quanto il modo giusto di presentarsi alle interviste.
Meglio di barba fatta e occhio vivace,
sebbene dentro
abbia un’anima barbuta e occhi di sonno.
Ho sognato un forno che disperdeva calore
io che volevo approfittarne per tostare arachidi
e un grosso bastone rovente.
Esploderebbe se mi costringessero a camminarci sopra.
Nessuno mi tortura, perché svengo prima.
La bellezza trafigge
le parole stancano perché non bastano,
e me ne servono molte per dirne una sola.
È tanto grande il mio orgoglio da sembrare più
quello di un essere divino in formazione.
I neuroni non spiegano nulla.
Gli psicologi ci prendono solo se mi ordinano:
preparati a soffrire – consiglio per i distratti –,
i cristiani sanno già alla nascita
che questa valle è di lacrime.

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