17 giugno 2018

Urlo - Allen Ginsberg

Urlo - Allen Ginsberg


Ho visto le migliori menti della mia generazione
distrutte dalla pazzia, affamate, nude e isteriche
trascinarsi per strade di negri all'alba in cerca di droga rabbiosa
hipster dal capo d'angelo ardenti per l'antico contatto celeste
con la dinamo stellata nel macchinario della notte,
che in miseria e stracci e occhi infossati stavano su partiti
a fumare nel buio soprannaturale di soffitte a acqua fredda
fluttuando nelle cime delle città, contemplando jazz
che mostravano il cervello al Cielo sotto la Elevated
e vedevano angeli Maomettani illuminati barcollanti
su tetti di casermette che si accucciavano in mutande
in stanze non sbarbate bruciando denaro nella spazzatura
e ascoltando il Terrore attraverso il muro
Ho visto le migliori menti della mia generazione
che mangiavano fuoco in hotel ridipinti
o bevevano trementina in Paradise Alley,
morte, o si purgatoriavano il torace notte dopo notte con sogni,
con droghe, con incubi a occhi aperti, alcol e cazzo e balle-sballi senza fine,
che vagavan su e giù a mezzanotte per depositi ferroviari
chiedendosi dove andare, e andavano, senza lasciare cuori spezzati,
Ho visto le migliori menti della mia generazione
che trombavano in limousine col cinese di Oklahoma
su impulso invernale mezzonotturno illampionata pioggia di provincia,
che ciondolavano affamate e sole per Houston
cercando jazz o sesso o zuppa,
e seguivan quel brillante spagnolo per conversar d'America e d'Eternità,
tempo sprecato, e poi via per nave in Africa

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